RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2/ N.10 - 28 febbraio 2008 - Le competenze e l'EdA
 

INDICE

 

 

 

 

ALTRI ARTICOLI

Dimensione pedagogica della professionalitą ostetrica

di Antonella Locoro, Francesco Schino

PREMESSA
L’E.D.A. sostiene la necessità della formazione permanente, in quanto questa risulta decisiva per l’inserimento ed il reinserimento lavorativo, per lo sviluppo individuale e sociale, in relazione alla complessità di compiti e ruoli, nonché per l’autonomo esercizio dei diritti di cittadinanza.
Da qui l’esigenza per ognuno di aggiornare in modo ricorrente conoscenze, competenze e saperi, stimolati in ciò dalle molteplici ed “epocali” trasformazioni che si stanno realizzando in alcuni settori professionali, quali – ad esempio – quelle delle cosiddette professioni sanitarie non mediche.

 Il presente articolo si inserisce tra le riflessioni che da qualche tempo stanno animando lo “strano” tentativo di far dialogare tra loro due mondi apparentemente inconciliabili quali le scienze ostetriche (midwifery) e quelle pedagogiche, ma che ad una riflessione appena più attenta rivelano diffusi  e notevoli punti di contatto.

In questa sede prenderemo in considerazione quello che scaturisce dalla considerazione che nell’attuale società della conoscenza (nota 3) la professionalità ostetrica debba essere fondata non solo su conoscenze e competenze di base (tecnico-professionali), ma anche su conoscenze e competenze trasversali-interdisciplinari (nota 4), tra le quali quelle “pedagogiche” assumono oggi – finalmente – rilevanza  decisiva.

L’urgenza di soffermarsi su tale intrerconnessione deriva dal fatto che in Italia, in particolare sulla formazione delle competenze pedagogiche, le ostetriche “anziane” – diplomatesi con percorsi di studio  antecedenti all’istituzione del corrispondente corso di laurea in Ostetricia -  non hanno ricevuto  alcun supporto dal sistema formativo istituzionale frequentato alla loro epoca e l’eventuale loro acquisizione è stata spesso casuale, frammentaria, soggettiva e talvolta correlata a latenti, ma pericolosi errori sostanziali.

La professionalità ostetrica al servizio dell’Individuo o della Persona?

 

Fino a non molto tempo fa era largamente condivisa la convinzione – supportata dall’emanazione di raccomandazioni da parte di organismi collegiali territoriali di settore - circa la necessità di porre la professionalità ostetrica al servizio esclusivo del benessere della gestante, dimenticando quel “terzo escluso” (a cui spesso non si faceva alcun riferimento esplicito), che sarebbe proprio il feto.

Tale “dimenticanza” è, secondo noi, attribuibile in primis proprio all’assenza di una formazione pedagogica di base, perché è indiscutibile che la professionalità ostetrica non può che essere  spesa e messa al servizio contemporaneamente del benessere della gestante e del feto.

Sussiste, dunque,  una relazione triadica che anima l’azione ostetrica, in cui il doppio legame ostetrica-gestante e ostetrica-feto è “co-valente”, di pari dignità sul piano della forma e della sostanza, che talvolta nell’operatività quotidiana pone dilemmi e contrasti anche tra le équipe di lavoro nelle scelte di emergenza da attuare.

Il timore, tuttavia, che la formazione pedagogica anche nelle nuove “leve” uscite dai corsi di laurea in Ostetricia non sia molto tenuta  a cuore è particolarmente fondato.
Basti evidenziare la non sempre attenta considerazione prestata dai direttori dei corsi di laurea nell’affidamento dell’insegnamento di Pedagogia (nota 5), che in taluni atenei non è neanche previsto, come nel caso della Facoltà di medicina e chirurgia di Bari.

Così, ad esempio, di recente intervenendo in eventi formativi sulle nuove dimensioni della professionalità ostetrica, abbiamo dovuto sollecitare i partecipanti a riflettere sulla diversità sostanziale nel considerare il feto un  Individuo o una Persona, avendo spesso avvertito una pericolosa con-fusione.

Non sosteniamo nulla di nuovo asserendo, invece, che proprio nella chiarezza della loro differenza sia connesso il senso della professione ostetrica.

La loro differenza sottende due weltanschuung dialetticamente correlate, perché si fondano su prospettive opposte circa l’idea di uomo.

Per evitare mis-understandings interpretativi, purtroppo ricorrenti, è bene rifarsi alle radici, “scomodando” Emmanuel Mounier che ci dice : “Non v’è un’esperienza immediata della persona. Quando io cerco sulle prime di conoscermi, mi colgo dapprima diffusamente alla superficie della mia vita, e mi si rivela piuttosto una molteplicità di immagini…Questa dispersione, questa dissoluzione della mia persona nella materia, questo riflusso in me della molteplicità disordinata e impersonale della materia, gli oggetti…le forze, gli influssi nei quali mi muovo, sono quello che noi chiamiamo dapprima individuo…C’è nell’individualità un’esigenza più mordace, un istinto di proprietà che sta al dominio di sé come l’avarizia sta al vero possesso. Dispersione e avarizia, ecco i due segni dell’individualità. La persona è padronanza e scelta, essa è generosità. Nel suo interiore orientamento è polarizzata giusto in senso inverso all’individuo”. (Mounier, 1982)

In questa opposizione dell’Individuo alla Persona si deve vedere una polarità, una tensione dinamica presente in ciascuno di noi, l’uno di dispersione, l’altro di integrazione. E se dispersione e avarizia sono, come detto, i segni dell’individuo; incarnazione, vocazione e comunione sono le dimensioni distintive della persona, secondo il filosofo francese.

L’aver cura quale fondamento della midwifery

 

L’esercizio che noi proponiamo è quello di calare la prospettiva personalistica - sopra accennata - per illuminare la quotidianità dell’esercizio della professione ostetrica.

Se, infatti, consideriamo i principali riferimenti normativi che in Italia attualmente la regolamentano:

  1. Decreto Ministeriale n° 740 del 14 settembre 1994 istitutivo del relativo profilo professionale;
  2. Ordinamento didattico del Corso di laurea triennale per la professione sanitaria-ostetrica, nonché della formazione post-base (legge n° 251 del 10 agosto 2000);
  3. Codice Deontologico approvato dal Collegio nazionale nella seduta del 10/11 marzo 2000;
  4. Decreto Ministeriale del 2 aprile 2001che regolamenta l’accesso alla laurea specialistica in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche,

proprio nel meno recente fra loro, ossia nel citato D.M 740/1994, l’art.1 recita che: “E’ individuata la figura dell’ostetrica/o…. l’Ostetrica/o …….. assiste e consiglia la donna nel periodo della gravidanza, durante il parto e nel puerperio, conduce e porta a termine parti eutocici con propria responsabilità e presta assistenza al neonato”.

Tra le righe di questo articolo, non sappiamo quanto volutamente pensato dal legislatore, secondo noi possono essere rintracciati i fondamenti epistemologici della midwifery (scienze ostetriche).

 Infatti l'oggetto che specifica e connota la midwifery è: l’ "avere cura" della puerpera e del neonato.
Questa "cura" va praticata con puntuale formazione continua e acquisizione di metodiche da praticare nell’ottica del falsificazionismo popperiano (Popper, 1972) (ossia, nella consapevolezza che esse non sono eterne ma perfettibili, se non proprio superabili da successive innovazioni specifiche) e in autonomia, quando si tratta di parti eutocici, in coordinamento con le unità mediche qualora gli stessi si trasformino in patologici.

Tuttavia, l'aver cura rischia di assumere una funzione secondaria rispetto alle questioni tecnico-specialistiche, mentre su di essa bisogna tenere alta l'attenzione e la tensione. Perché è essa che dà il senso all'azione e alla formazione (professionale) continua dell'ostetrica.
Allora, in un sodalizio "impensabile e innovativo" che valorizza l'interdisciplinarità delle scienze, le scienze ostetriche possono ben attingere da certa pedagogia contemporanea le ragioni fondanti dell'aver cura.

Se ripartiamo dal significato etimologico del termine cultura, evidenzieremo un duplice significato. Infatti colere (da cui cultura deriva)  può essere tradotto come: curare, onorare, esercitare, quindi coltivazione dell'uomo, degli individui ad opera del gruppo sociale.
Però ha anche l'altro significato di: aver cura, avere a  cuore, che è quel sentimento d'amore che insieme alla conoscenza definisce meglio il suo senso e il suo compito. I due significati, pur se tra loro interdipendenti, sono profondamente diversi, perché mentre la coltivazione indica un atteggiamento professionale formativo nel senso lato del termine, che potrebbe essere emotivamente indifferente e, quindi, anche risolversi in una semplice trasmissione di sapere, il secondo vuol dire avere a cuore il destino di una Persona (nel caso dell'ostetrica sempre almeno di due contemporaneamente: gestante e feto)  e richiede una formazione che deve avere cura dell'altro, non nel senso di sapere già quello di cui l'altro ha bisogno, ma nel senso di rispetto per l'umanità che è in ognuno, di amore verso l'altro, di bildung. (Calaprice, 2004)

La cura della Persona, dunque, diviene una componente educativa per tutte le ostetriche che in questo modo ben si inserisce in quel bisogno planetario di Nuovo Umanesimo che  riconosce il valore uomo in testa a tutti i valori. Un uomo però che se nella prospettiva dell'avere dà vita ad una società incentrata più sulle cose che sulle persone, nella prospettiva dell'essere dà vita ad una società personalistica imperniata sul primato delle persone, sui valori della solidarietà, della condivisione, del dare, dell'amore.

CONCLUSIONI

Se la prospettiva pedagogica è quella che partendo dall'uomo, dalla relazione dell'uomo con se stesso, con gli altri, con il mondo, permette di dare senso all'attività formativa,  allora -  a nostro modesto parere - la professionalità ostetrica non può che essere fondata su questa  prospettiva che contiene in sé  il riferimento all'esercizio responsabilmente creativo dell'attività lavorativa in cui si contemperano aspetti di autonomia e autorganizzazione individuale assieme a forme di azione collettiva.

In tale prospettiva la competenza ostetrica porta con sé un'imprenscindibile rinnovata attenzione al soggetto umano: gestante e feto, alla loro soggettività e alla loro qualità di utilizzatori delle sue conoscenze e, probabilmente, questo è il modo migliore per aver cura di essi, di essere responsabilmente al servizio delle loro Persone.

Ma - per concludere - la stessa professionalità è al servizio della Persona-gestante e della Persona-feto quando è  capace di coniugare la competenza professionale con la responsabilità di essere pronti e capaci di rispondere alle istanze della cura, senza cadere nella trappola della presunzione di sapere tutto e di non avere più nulla da apprendere.

Assumendo questo stile, questo modus vivendi fondato sulla pedagogia dell’errore, s’impone per le ostetriche – e probabilmente per tutti gli operatori sanitari - l’umiltà di riconoscersi perfettibili in cui l’errore, come vero atto catartico, libera dall’idea dell’onniscienza e, conformemente all’approccio falsificazionista, prima accennato, stimola al sapere di più per meglio servire i destinatari del proprio agire: la gestante e il feto.


NOTE

 

  1. Ostetrica, diplomata  vecchio ordinamento con riconversione in laurea in Ostetricia, attualmente in servizio presso il P.O. di Monopoli (Ba)
  1. Socio-antropologo, docente presso Liceo delle Scienze Sociali “T. Fiore” di Terlizzi;

cultore della materia in pedagogia sociale presso l’Università degli Studi di Bari

  1. Cfr.: COMMISSIONE EUROPEA, Libro Bianco su Istruzione e Formazione. Insegnare e Apprendere: verso la Società Cognitiva, Bruxelles, 1996

 

  1. In questo articolo si considera il concetto di competenza professionale quale insieme di capacità variamente acquisite che si manifestano in un contesto dato per il conseguimento di obiettivi specifici e per risolvere problemi. Circa le competenze specifiche tecnico professionali e quelle trasversali-interdisciplinari si rimanda per approfondimenti a testi specifici quali, ad esempio: Di Francesco G. (a cura di), Competenze trasversali e comportamento organizzativo. Le abilità di base per il lavoro che cambia, Franco Angeli, Milano 1994;

Spencer G., Spencer M., Competenze nel lavoro, Franco Angeli, Milano, 1995

  1. Nel piano di studi del corso di laurea di Ostetricia  presso l’Università di Bari non è previsto alcun insegnamento ufficiale a carattere pedagogico. Solo nel primo semestre del I anno della laurea specialistica in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche è previsto l’insegnamento di Scienze della Formazione (CFU 10)

 

  1. Mounier E., “Manifesto al Servizio del Personalismo Comunitario”, Trad. Ecumenica, Bari, 1982, pag. 68
  1. Cfr.: Popper K. R., Congetture e confutazioni, Il Mulino, Bologna, 1972

 

  1. Calaprice S., Alla ricerca d’identità. Per una pedagogia del disagio, Ed. La Scuola, Brescia, 2004, pg. 42

 

 


BIBILOGRAFIA ESSENZIALE

 

  1. Calaprice S., Alla ricerca d’identità. Per una pedagogia del disagio, Ed. La Scuola, Brescia, 2004
  2. COMMISSIONE EUROPEA, Libro Bianco su Istruzione e Formazione. Insegnare e Apprendere: verso la Società Cognitiva. Bruxelles, 1996
  3. Di Francesco G. (a cura di), Competenze trasversali e comportamento organizzativo. Le abilità di base per il lavoro che cambia, Franco Angeli, Milano 1994
  4. Marra A., Il ginecologo e l’ostetrico. Diritti, doveri, e responsabilità, Passoni editore, Milano, 2003
  5. Mounier E., Manifesto al Servizio del Personalismo Comunitario, Ecumenica, Bari, 1982
  6. Muschitiello A., Formazione e competenza. Un contributo pedagogico, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari, 2004
  7. Perazzola R., Le competenze mancanti per una reale autonomia professionale ostetrica, Donna e donna, 1996, 4/15
  8. Popper K. R., Congetture e confutazioni, Il Mulino, Bologna, 1972

 

  1. Rodriguez D., Professione Ostetrica/o, Eleda edizioni, Milano, 2001
  1. Spencer G., Spencer M., Competenze nel lavoro, Franco Angeli, Milano, 1995

 

  1. Wittorsky R., De la fabrication des compètence, L’Harmattan, Paris, 1997

 

 

 

Edaforum
Editore: EdaForum www.edaforum.it - forumeda@edaforum.it
Provider: Kronide Srl www.kronide.it
LLL - Focus on Lifelong Lifewide Learning
Rivista registrata presso il Tribunale di Firenze n. 5414 del 01 marzo 2005
Redazione: c/o Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università degli Studi
Via del Parione 11/B - 50123 Firenze