RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2/ N.10 - 28 febbraio 2008 - Le competenze e l'EdA
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

Competenze e Formazione nella prospettiva europea del lifelong learning

Romina Papetti

La formazione professionale rappresenta oggi per molti paesi europei una opportunità di crescita e competitività, sia perché garantisce al mercato del lavoro profili professionali tecnici, di tipo medio alto sia perché facilita la mobilità geografica e professionale.
In questo contesto, tipico della “società della conoscenza” rivestirà, nel momento in cui sarà operativo, un ruolo fondamentale il Quadro Europeo delle Qualifiche, visto che uno dei problemi che si riscontrano nella “mobilità professionale” riguarda proprio il riconoscimento delle qualifiche ottenute per via formale e non formale.
Il nuovo Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF) per l’apprendimento permanente proposto dal Parlamento Europeo nel settembre 2006 è un sistema, strutturato in 8 livelli, per rendere confrontabili, traducibili e trasferibili, le qualifiche ottenute dai diversi cittadini europei.
Il modello, derivato da quello lanciato dall’OCSE nel 1997 denominato DeSeCo (Definition and Selection of Competencies), tiene conto non solo degli aspetti cognitivi e tecnici della competenza, ma anche di quelli motivazionali e valoriali.
Per quanto riguarda le definizioni di competenza, il documento dell’UE sull’EQF ha adottato una nuova definizione*:
a) Competenze cognitive, cioè quelle che coinvolgono l’uso della teoria e dei concetti, ma anche la conoscenza tacita informale guadagnata a livello esperienziale;
b) Competenze funzionali (abilità o know-how), vale a dire quello che una persona dovrebbe essere in grado di fare una volta inserita in una determinata area di lavoro, apprendimento o attività sociale;
c) Competenze personali che riguardano i comportamenti in una determinata situazione;
d) Competenze etiche, che si riferiscono a determinati valori professionali e personali indispensabili o associati all’esercizio di quei ruoli e funzioni.
La certificazione delle competenze si colloca quindi al centro del dibattito ancora aperto, visto l’ambizioso progetto di consentire ai cittadini europei di poter usufruire delle loro qualifiche e competenze come moneta unica, guadagnabile e spendibile nella comunità chiamata Europa.
A questo punto diventa di fondamentale importanza la riflessione proposta dal Parlamento Europeo e dal Consiglio nel Memorandum del 18 dicembre 2006 sul tema delle “competenze” e “competenze trasversali”.
La UE raccomanda che gli Stati membri sviluppino l'offerta di competenze chiave per tutti nell'ambito delle loro strategie di apprendimento permanente, e utilizzino le “Competenze chiave per l'apprendimento permanente”.
Il  dato fondamentale di questo nuovo quadro normativo è costituito dall’introduzione del concetto di competenza quale elemento chiave cui i sistemi di formazione, istruzione e lavoro devono fare riferimento.
Inoltre si rende sempre più necessaria una competenza duttile e adattabile a situazioni nuove e a contesti in continuo mutamento.
Di qui sorge il concetto di long life learning, formazione permanente, alla base del quale dovrebbe essere sviluppata la più importante delle competenze, definita anche come meta-competenza, la “competenza ad apprendere, la continua capacità ad imparare”.
Inoltre l’UE raccomanda che via sia un’infrastruttura adeguata per l’istruzione e la formazione permanente degli adulti che, tenendo conto dei diversi bisogni e competenze degli stessi, preveda la disponibilità di insegnanti e formatori, procedure di convalida e valutazione, misure volte ad assicurare la parità di accesso sia all'apprendimento permanente sia al mercato del lavoro.
Si tratta in sostanza di un’innovazione radicale, che modifica la precedente normativa relativa ai sistemi di certificazione, al riconoscimento dei crediti e delle qualifiche, definendo le competenze certificabili un insieme strutturato di conoscenze e di abilità, di norma riferibili a specifiche figure professionali, acquisibili attraverso percorsi di formazione professionale, e/o esperienze lavorative, e/o autoformazione, valutabili anche come crediti formativi.
Il processo di “validazione delle competenze” è quello attraverso il quale gli apprendimenti acquisiti da un soggetto nell’ambito della propria esperienza maturata in contesti ‘non formali e informali’ vengono analizzati e descritti dal soggetto stesso con il supporto di un operatore qualificato, e vengono successivamente posti in relazione con gli apprendimenti che costituiscono l’obiettivo dei percorsi ‘formali’ di formazione, in funzione del riconoscimento di eventuali crediti corrispondenti.
Mentre la “certificazione delle competenze” indica il processo mediante il quale l’organismo pubblico, o altro soggetto da esso specificamente abilitato, rilascia, a seguito di verifica mediante prove, un attestato formale relativo al possesso di determinate competenze da parte dell’individuo; tale garanzia ha validità nell’ambito del sistema di education ai fini di riconoscimento di eventuali crediti formativi, e nell’ambito dei servizi al lavoro ai fini del miglioramento dell’incrocio tra domanda e offerta.
Il requisito essenziale per il corretto funzionamento dell’integrazione tra sistemi diversi (lavoro, formazione professionale e istruzione) risiede da un lato nella definizione di cornici normative e organizzative sempre più efficaci, semplici e capaci di coniugare il valore della riflessione teorica  e metodologica a quello del pragmatismo, dall’altro nell’accreditamento dei soggetti che partecipano al sistema stesso.
A monte di questa innovazione radicale sta un processo europeo iniziato con il famoso libro bianco Crescita, competitività, occupazione del 1993 il quale definì la formazione e l'istruzione strumenti fondamentali per la politica attiva del mercato del lavoro.
Come si legge nella premessa “le sfide e le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo sono quelle che portano alla promozione di uno sviluppo sostenibile. In tale itinerario le economie europee hanno una carta preziosa che devono saper sfruttare: lo sviluppo del capitale non materiale, ovvero cultura, istruzione, competenze ed attitudine all’innovazione”.
Questo momento può essere considerato a pieno titolo come una ratifica ufficiale dell’importanza che la life long learning si trova e si troverà sempre più a ricoprire nella società post-industriale.
I passaggi significativi di questo dibattito tendono quindi ad una strategia di integrazione tra istruzione, formazione professionale e apprendimenti informali e non-formali, attraverso un forte intreccio tra conoscenze teoriche e applicazioni pratiche, a rafforzare il valore della cultura tecnico-professionale e a introdurre metodologie di apprendimento basate su concrete esperienze, al fine di rafforzare la formazione alla cittadinanza, la maturazione di scelte consapevoli e le possibilità occupazionali delle persone.
L'integrazione è la premessa perché le competenze, acquisite, valutate e certificate possano trasformarsi in crediti formativi capitalizzabili e utilizzabili anche in altri percorsi con un processo di continua valorizzazione del soggetto e della sua storia personale, professionale e formativa.
Concepire la formazione dunque lungo tutto l’arco della vita, dando ad ogni individuo la responsabilità dell’alternanza
“de périodes d’emploi et de périodes de formation ou de leur combinaison sur le poste de travail pour acquérir de nouvelles compétences professionnelles ou pour son épanouissement personnel*”.
Certificazione delle competenze come assioma di base per percorsi formativi lungo l’intero corso della vita.
La certificazione è resa possibile da un sistema di standard formativi, che costituiscono un riferimento certo e condiviso per riconoscere le competenze possedute in modo univoco.
In un contesto come quello Italiano è molto difficile realizzare procedure atte a valutare e certificare apprendimenti non formali visto che siamo sprovvisti di standard nazionali,a differenza di quello che accade in altri paesi europei, come ad esempio la Francia, il Regno Unito, l’Olanda, la Svizzera e la Finlandia.
In Italia la certificazione delle competenze, quelle strettamente legate alle qualifiche professionali, è supportata dalla rete Europass, mentre esiste a livello nazionale la possibilità di valorizzare e certificare apprendimenti non formali solo al fine di un reingresso nei canali dell’istruzione.
Infatti, sono le Regioni che a livello locale e sulla base dell'analisi dei fabbisogni professionali del territorio programmano l'offerta formativa sugli standard nazionali e certificano le competenze sulla base di modelli e procedure comuni e condivise.
Le competenze vengono registrate nel libretto formativo individuale e costituiscono crediti riconoscibili e spendibili in ambito nazionale e in prospettiva europeo.
Il libretto formativo è composto da due parti. In una vengono riportate una serie di informazioni di natura personale e professionale, nell’altra, le esperienze acquisite nei percorsi di apprendimento.
In tale quadro, il concetto di competenza viene collegato sia ad una dimensione di sistema - ponendolo al centro dei processi di innovazione ed integrazione tra sistemi educativi e formativi – sia ad una dimensione individuale - che riguarda il processo soggettivo di acquisizione di competenze nei diversi contesti di apprendimento formali, informali e non formali*.
Possiamo quindi stabilire, a conclusione di questa panoramica, come il focus del dibattito sulle competenze si giochi quasi esclusivamente sul problema dell’effettiva costruzione di dispositivi di LLL a livello nazionale e ricordando l’invito del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 a tutti i Paesi membri, non possiamo far altro che augurarci che anche l’Italia sviluppi, nell’ambito delle politiche educative e delle politiche poste a sostegno dell’occupazione, strategie per assicurare la partecipazione dei cittadini alla vita attiva, garantendo l’accesso alle opportunità di apprendimento permanente, rafforzando l’efficacia dei sistemi di istruzione, formazione professionale e istruzione superiore al fine di favorire la mobilità delle persone.

Romina Papetti
Laboratorio di Metodologie Qualitative
nella Formazione degli Adulti
Università degli Studi Roma Tre 

 

Bibliografia
Alberici A.- Serreri P., Competenze e formazione in età adulta. Il bilancio di competenze, Monolite, Roma, 2003
Isfol, Istruzione e formazione professionale:verso la costruzioni di nuovi scenari e nuove competenze per gli operatori del sistema, Roma, Isfol strumenti e ricerche n°12 ,2006
Isfol, Esperienze di validazione dell’apprendimento non formale e informale in Italia e in Europa, Roma, Isfol strumenti e ricerche n°20 ,2006
Isfol, Ricostruire e valorizzare l’esperienza. Approcci e contesti d’intervento, Roma, Isfol strumenti e ricerche n° 21,2006
Libro Bianco, Crescita, competitività, occupazione. Le sfide e le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo, Bollettino delle Comunità europee”, Supplemento 6/93
Mozzarella R.,(a cura di), La Politica delle competenze nella prospettiva europea del Lifelong Learning, Formazione e Cambiamento, Web magazine, Anno VI- n° 39
Montedoro C.,(a cura di), Apprendimento di competenze strategiche. L’innovazione dei processi formativi nella società della conoscenza, Isfol strumenti e ricerche, Milano, Franco Angeli, 2003

 

Sitografia
www.bottegadellaformazione.it
www.cedefop.europa.eu
http://www.europass-italia.it/
http://www.isfol.it/

 

Normativa di riferimento
Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 30.12.2006, L.394/10 “Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per l'apprendimento permanente (2006/962/CE)”

Decreto Ministeriale n. 174 del 2001 che definisce la certificazione, nel sistema della formazione professionale, finalizzata a garantire la trasparenza dei percorsi formativi e il riconoscimento delle competenze comunque acquisite dagli individui per il conseguimento dei relativi titoli e qualifiche, per consentire l’inserimento o il reingresso nel sistema di istruzione e formazione professionale nonché per agevolare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.


* S. Arduini, L’EQF: il nuovo modello europeo per il riconoscimento delle competenze e le prospettive per la formazione professionale superiore, CITTA' CIOFS-FP Magazine on line

* DELORS J., Libro bianco su Istruzione e Formazione. Insegnare e apprendere. Verso la società conoscitiva,
Bruxelles, Commissione europea, 1995.

* L. Tavani, L’approccio per competenze in Italia: esperienze a confronto.

 

 

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