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Cosa ha spinto la Pedagogia Sociale a ricapitalizzarsi in un settore di cui si era sempre poco occupata, cioè quello relativo alla formazione dell’uomo in rapporto allo sviluppo economico ed alle problematiche legate al lavoro? Quali gli argomenti che ne hanno legittimato l’interesse e la ricerca? Sono queste le domande che si pone l’autrice nel tentativo di dare una svolta alle diverse ipotesi interpretative che sono state date alla Pedagogia ed al suo ruolo.
Il libro, che si interroga sul contributo della Pedagogia al mondo del lavoro, si inserisce in un quadro di riferimento più ampio che vede la società come società della conoscenza in quanto caratterizzata dalla crescita dei saperi, dall’applicazione e dal trasferimento di questi. La stessa si presenta come una società che deve saper investire nell’intelligenza, una società che deve saper insegnare e saper apprendere: una learning society. L’autrice mette in evidenza che nell’attuale società le nuove esigenze lavorative e le trasformazioni hanno evidenziato l’inadeguatezza dell’articolazione dell’esistenza umana in tre grandi stagioni della vita: quella giovanile della formazione, quella adulta del lavoro e quella della terza età del pensionamento. Questo ha ribaltato la logica e l’assetto dei bisogni formativi dell’uomo che secondo l’autrice ha contribuito allo sviluppo di una formazione di natura permanente che mette al centro l’adulto e i suoi processi educativi.
Perché la Pedagogia?
Quale il suo compito?
Nel testo l’autrice ci ripropone in maniera perfezionata ed approfondita rispetto ai suoi scritti precedenti e a partire da essi (in particolare in Pedagogia generale e sociale. Nuove sfide per l’educazione del 2005) un pensiero pedagogico innovativo che si distingue e si alimenta di concetti quali il processo formativo, la responsabilità verso sé, gli altri e il bene comune come fondamento della democrazia, l’idea di progetto e la ricerca di strategie formative sempre più idonee a fronteggiare le nuove urgenze economiche e lavorative che vedono l’uomo protagonista. Il testo affronta, quindi, il problema della definizione scientifica della Pedagogia nel mondo del lavoro per poi comprendere e delinearne il suo specifico campo di indagine rispetto alle altre discipline.
La pedagogia si è sempre occupata dell’uomo e del suo sviluppo, e ad essa spetta in primis la responsabilità di aiutarlo a fronteggiare i continui cambiamenti sociali ed economici.
L’autrice a questo punto sottolinea l’importanza della pedagogia come scienza deputata all’educazione e alla formazione ma soprattutto legata al dialogo con gli altri saperi per poter rispondere ai nuovi bisogni economici e sociali attraverso il ripensamento ai processi formativi.
Essendo una scienza che non mira a spiegare, ma si interroga per garantire coerenza e produrre conoscenze attendibili proiettate al cambiamento e all’innovazione e al suo esercizio critico che concerneva sia in un compito costruttivo (integrare i saperi, collegarli ai problemi attuali, sviluppare un orizzonte comune di soluzioni) sia uno di revisione, controllo, tensione regolativa e dunque il senso del nuovo processo e educativo e formativo.
Il testo nello specifico è articolato sulle seguenti riflessioni:
-Come ripensare la formazione tra lavoro e sviluppo economico;
-Come ripensare all’architettura dei processi formativi rivolti agli adulti;
-Come è possibile realizzare una nuova qualità della formazione generale e specifica;
-Come ricercare le strategie economiche e formative più idonee a fronteggiare le nuove urgenze economiche e lavorative.
Per l’autrice la risposta-proposta di “una formazione educante” è emersa come la naturale conseguenza di una paideia moderna. La Formazione Educante si configura come un concetto innovativo di laboratorio permanente diretto ad assumere criticamente i contributi della ricerca pedagogica contemporanea idonei a far avanzare le teorie e le pratiche “formative educanti” per i giovani e gli adulti.
Il Testo nasce dalla necessità di affrontare le difficoltà del mercato del lavoro e di riflettere su una “rinnovata formazione” rivolta agli adulti, è questo il valore aggiunto che l’autrice vuole dare al suo contributo scientifico.
Il testo pertanto si configura per i formatori degli adulti da un lato come strumento di lavoro per riflettere su temi e percorsi che, pur mirando ad una formazione professionalizzante, richiedono la valorizzazione sia del patrimonio di conoscenze posseduto dall’uomo che dalle sue potenzialità umane, dall’altro come strumento per conoscere e riconoscere intrecci tra nuovi saperi e procedure, strategie e tecniche necessarie a rendere effige il processo formativo e la sua ricaduta nel mondo del lavoro. Il libro pur avendo come “destinatario privilegiato” il soggetto adulto e la sua formazione, può essere utile ad ogni operatore didattico (insegnante, tutor, educatore ecc.) dell’ambito sia formale che non formale ed informale in quanto può offrire stimoli per trovare sempre delle nuove soluzioni ai bisogni di formazione educante emergenti dal nuovo mercato del lavoro e dalle esigenze del cittadino europeo.