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Il libro di Paola Nicoletti 1957-2007 Dai trattati di Roma all’Europa dei cittadini è uscito nell’autunno del 2007 in coincidenza con il cinquantenario dei Trattati di Roma ed a tre anni dall’appuntamento del 2010, che l’Unione Europea si è data “per rendere il sistema economico dell’Europa, basato sulla conoscenza, il più competitivo e dinamico al mondo, in grado di dar luogo ad una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale” (pag.141). E’ difficile immaginare una data di uscita più simbolica ed, al tempo stesso, più tempestiva di questa per un libro di storia che ricostruisce, con rigore e con uso accurato e intelligente delle fonti, il quadro dei diritti di cittadinanza in ambito europeo intrecciandolo con il lifelong learning e con lo sviluppo della conoscenza.
Perché il 2010 è una data importante? Proprio perché su questi due ultimi terreni, l’Europa rischia di mancare l’appuntamento a causa dei forti ritardi nella tabella di marcia di alcuni importanti Stati membri, in primis l’Italia. Certo, la scommessa non era (non è) piccola: coniugare, sulla base della conoscenza la competitività e la crescita economica sostenibile con la coesione sociale è una sfida terrificante per chiunque. Figuriamoci per il corpo appesantito della vecchia Europa. Vecchia in tutti i sensi, da quello nobile e forte, della sua storia e della sua cultura (pur non tacendo la storia delle sue mostruosità, generate dal sonno della ragione in cui più volte è sprofondata) a quello letterale dell’età media della sua popolazione. Nonostante ciò, la ricostruzione fatta dalla Nicoletti dell’evoluzione del concetto di cittadinanza basata sui diritti e sull’apprendimento permanente lascia in bocca al lettore il retrogusto dell’essenza dell’ottimismo, se così si può dire. Infatti, nel corso di questi cinquanta anni il concetto di cittadinanza è stato declinato sempre più in termini sostanziali e di diritti e sempre meno in senso puramente formale. All’interno di questo processo l’istruzione, la formazione, l’educazione degli adulti e l’educazione permanente hanno sempre rappresentato motivo di attenzione e di impegno crescenti; sebbene la cultura e l’educazione rappresentino i terreni tra i più impervi da praticare sul piano dell’unificazione dell’Europa. Ce lo ricorda nelle conclusioni del suo lavoro la Nicoletti stessa citando Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’Europa. Il quale “affermò che se avesse potuto ricominciare nella costruzione dell’Europa sarebbe partito dalla cultura, a testimonianza di quanto la dimensione valoriale, vale a dire gli ideali sociali, religiosi culturali dei popoli, nonché la dimensione educativa e formativa dei cittadini, contino nel processo di integrazione, nella sintesi tra le varie culture europee” (pag.197).
Nella ricostruzione della storia dell’Europa dei cittadini, l’autrice non smarrisce mai il filo conduttore della formazione. Un filo che comincia a dipanarsi a far data dai primi anni cinquanta, cioè molto prima dei Trattati di Roma, grazie al Consiglio d’Europa il quale col Protocollo addizionale alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (1950) afferma il diritto all’istruzione come diritto universale laddove dispone che esso “non può essere rifiutato a nessuno”. In pratica, è come se dicesse che si tratta di un bene indisponibile della persona, di tutti e di ciascuno. Ed è ancora il Consiglio nel 1961, questa volta dopo i trattati di Roma, ad introdurre, per la prima volta, il concetto di educazione permanente in un contesto istituzionale d’indirizzo politico. Così pure per la prima volta si introduce il concetto di Educazione degli adulti intesa come crescita culturale e come opportunità formativa per tutti gli adulti e non solo come recupero del deficit scolastico o della prima formazione da parte degli adulti più svantaggiati e/o deprivati socialmente.
Ma sarà con l’Unione europea che cominceranno a stringersi sempre più saldamente i nodi dell’educazione permanente e del lifelong learning sull’ordito dei diritti di cittadinanza. In particolare, nel corso dell’ultimo decennio si verificheranno tre passaggi fondamentali: nel 1996 con l’ Anno europeo dell’istruzione e della formazione lungo tutto l’arco della vita nel 2000 con il Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente e nel 2006 con la comunicazione del Consiglio Modernizzare l’istruzione e la formazione: un contributo fondamentale alla prosperità e alla coesione sociale in Europa. Relazione intermedia comune 2006 del Consiglio e della Commissione sui progressi compiuti nell’ambito del programma di lavoro “Istruzione e formazione 2010”. Sempre nel 2006 la Nicoletti segnala, sottolineandone l’importanza, una raccomandazione, anche questa congiunta del Parlamento europeo e del Consiglio, sulle Competenze chiave per l’apprendimento permanente. Si tratta delle seguenti otto competenze: comunicazione nella madrelingua; comunicazione nelle lingue straniere; competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia; competenza digitale; apprendere ad apprendere; competenze sociali e civiche; spirito di iniziativa e imprenditorialità; consapevolezza ed espressione culturale. Nel presentare queste competenze la nostra autrice ne sottolinea due in particolare, quasi a volerle indicare, a loro volta, come competenze chiave di secondo livello (anche se non usa questa espressione, che è nostra); come competenze chiave delle rimanenti sei: apprendere ad apprendere: in tutti i contesti e sempre, nell’ottica del lifelong learning e le competenze civiche e sociali, viste come strategiche per lo sviluppo della cittadina attiva.
Questo è uno spaccato del libro della Nicoletti, una chiave di lettura nell’ottica del lifelong learning. Faremmo, però, un torto all’autrice ed al suo lavoro se non dicessimo che la nostra è, per così dire, una lettura a nostro uso e consumo. Di fatto, il recensore ha enucleato i temi più vicini alla sua sensibilità. Tuttavia, lo stesso recensore non può esimersi dal segnalare l’ampiezza a 360 gradi della ricerca e della ricostruzione della storia del concetto di cittadinanza europea così come questo stesso concetto si è sviluppato nel corso degli ultimi 50 anni attraverso i documenti e i passaggi più significativi che si sono succeduti dal 1957 ad oggi. Tanto è vero che nell’analisi storica condotta dalla Nicoletti vengono dedicati ampi spazi anche a temi come quelli del ruolo delle Autonomie locali o delle politiche finanziarie rivolte alla cittadinanza europea.
Nell’insieme si tratta di un lavoro che può essere usato sia come lettura storica, come ricostruzione di un quadro di assetti istituzionali e come un contributo allo sviluppo di una cultura europea solida, non epidermica, al riparo dalle emozioni delle contingenze politiche, sia come un ausilio per leggere, interpretare e vagliare le politiche dell’oggi e del prossimo quinquennio (nei loro progressi, nelle loro eventuali fasi di stallo o nei loro arretramenti, ecc.).