RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 3/ N. 11 - 30 giugno 2008 - Educazione degli adulti: a che punto siamo?
 

INDICE

 

 

 

 

BUONE PRATICHE

La motivazione all’apprendimento: il ruolo del “non formale”

di Elena Biasoni (IRES Friuli Venezia Giulia)

Un tema sul quale l'Unione Europea ha sempre investito è l'apprendimento permanente dei cittadini come strumento per il miglioramento e potenziamento delle possibilità lavorative e sociali, in linea con quanto sottolineato nella Comunicazione "Adult learning: It is never too late to learn "1 e nel recente piano d'azione sull'educazione degli adulti "It is always a good time to learn "2. Le priorità indicate dall'Unione Europea concorrono a definire un sistema dell'educazione degli adulti efficiente, in grado di rimuovere le barriere di accesso, di velocizzare il processo di validazione e di riconoscimento dei risultati dell'apprendimento, realizzato in contesti formali, non formali e informali e di favorire la formazione anche di coloro che, a causa del basso livello di scolarizzazione o delle inadeguate capacità lavorative o di integrazione sociale, rimangono esclusi dal sistema. La motivazione all’apprendimento in età adulta è infatti essenzialmente condizionata da due fattori determinanti: il livello di istruzione iniziale e il contesto economico e socio-culturale che costituisce la rete relazionale di riferimento.

L'apprendimento lungo tutto l'arco della vita dovrebbe riguardare il progetto personale dell'individuo che attraverso le esperienze scolastiche, lavorative e sociali, e a prescindere dall'età, costruisce il suo percorso in base alle proprie esigenze. La richiesta di formazione è in realtà esplicitata da coloro che hanno già avuto modo di conoscere il sistema formativo e di farne parte, frequentando delle attività corsuali e difficilmente da quella parte di popolazione che si trova ai margini della società, che avrebbe bisogno di accrescere le conoscenze e relativamente poco informata. Il problema è percepito a livello comunitario ed è dovuto alla difficoltà di intercettazione dell'intera utenza; le opportunità formative proposte sono infatti innumerevoli, ma chi ne ha maggiormente bisogno non è in grado di usufruire degli strumenti forniti, perché non adatti. La mancanza di un livello base di istruzione, di una rete relazionale "favorevole" o della conoscenza delle opportunità sul territorio, porta la persona a rimanere esclusa dai circuiti dell'apprendimento e questo ci fa riflettere su quanti siano i cittadini che effettivamente accedono alla formazione.

Come superare tali barriere? Attraverso la sperimentazione di nuovi approcci, il tentativo di portare le occasioni di apprendimento nei contesti di vita degli adulti e di coinvolgerli in attività e ambienti meno formalizzati. Per questi motivi le politiche comunitarie prestano una maggiore attenzione non soltanto ai processi di apprendimento realizzati in contesti formali, ma anche non formali e informali. I soggetti “più deboli” difficilmente frequentano gli istituti scolastici o gli enti di formazione e dimostrano minori reticenze nel frequentare luoghi che si avvicinano al loro quotidiano e che non evocano il passato scolastico perché concepiti in maniera diversa (si fa qui riferimento alle associazioni, ai centri culturali, ai circoli ricreativi). Mentre il sistema di apprendimento formale è fortemente ancorato ad un approccio di tipo verticale, con lezioni frontali, nel contesto associativo la relazione diventa interattiva, i ruoli non sono così formalizzati e ampio spazio è lasciato alla persona.

I documenti emanati dalla Commissione Europea in materia di istruzione e apprendimento riportano a questo proposito una distinzione tra attività educative di tipo formale, non formale e informale e situano la formazione non formale tra quella “informale” che accompagna in modo non consapevole e non programmato qualsiasi attività umana e quella “formale” che si sviluppa all’interno del sistema scolastico e diformazione e sfocia con la certificazione dell’apprendimento. Il non formale si viene a configurare
nell’apprendimento svolto al di fuori delle principali strutture d’istruzione e di formazione, quali il luogo di lavoro o nel quadro delle attività di organizzazioni e gruppi della società civile, che non porta, di solito, a certificati ufficiali3.

Nell’ambito di tale definizione possono essere individuati due tipi di “formazione non formale”:

- La formazione strutturata che non sfocia direttamente in una certificazione finale. Molta formazione di base destinata a pubblici adulti comprende corsi di tale natura: formazione artistica, formazione all’apprendimento della lettura funzionale, corsi sulla salute, ecc. il cui principale obiettivo è di tipo educativo.

- La formazione implicita che accompagna un’attività che è volta ad altri obiettivi: è il caso di attività sociali (culturali, sportive, associative,…) o attività lavorative il cui scopo primario non è quello educativo, ma che hanno comunque un’intenzione educativa.

I percorsi dedicati all’apprendimento non formale propongono attività nuove, in grado di fronteggiare le resistenze degli adulti, con opportunità formative più sensibili e attente ai loro bisogni. La semplice offerta di formazione non crea infatti la domanda dei gruppi sociali che restano ai margini della società e le attività d’educazione non formale possono costituire una possibile risposta ed essere decisive per recuperare, specie con il contributo delle associazioni, del terreno prezioso. Ciò avviene perché per un adulto risulta più facile ricominciare da opportunità formative meno evocative dei percorsi tipicamente scolastici, dove i tempi, le metodologie, le relazioni e le risorse sono concepite in maniera innovativa. L’incontro con la formazione è così percepito come qualcosa di accessibile, di attraente, che incuriosisce e stimola la voglia di apprendere.

L’esperienza del progetto MAPA

La frammentazione e la complessità delle offerte formative sul territorio non facilitano l’accesso all’apprendimento ad una popolazione adulta che, se con basso livello di scolarizzazione o qualificazione, ha difficoltà ad esprimere una domanda di formazione. Capire quali sono le vie e i luoghi che permettono di creare un legame con questo tipo di utenza e studiare le attività che possono stimolarne l’interesse rappresentava uno degli obiettivi del progetto comunitario MAPA – “Motiver les adultes pour l’Apprentissage”4.

Il progetto, nato con la finalità di valorizzare le misure idonee a rafforzare la motivazione all’apprendimento degli adulti a bassa scolarità o poco qualificati, individua nel contesto associativo la via privilegiata di accesso a forme di apprendimento non formale. Nella sua fase di realizzazione, il progetto MAPA ha analizzato come sono organizzate le attività d’educazione non formale che permettono alle associazioni di creare un legame con le persone più restie a frequentare dei percorsi formativi, cercando di far emergere quali siano le motivazioni che possono spingerle a migliorarsi.

Ogni partner di progetto ha individuato all’interno dei propri contesti nazionali delle strutture che realizzassero delle attività d’educazione non formale, per analizzarne l’organizzazione, lo sviluppo e gli attori coinvolti. L’indagine sul campo aveva un carattere qualitativo, finalizzato a studiare gli aspetti chefavoriscono l’apprendimento di una persona adulta in situazione marginale e a verificare la consapevolezza di operatori e partecipanti del processo di apprendimento in atto.

Il progetto è stato quindi realizzato tenendo come punto di riferimento due gruppi di beneficiari:

- gli adulti con un basso livello di scolarizzazione e di qualificazione che si trovano in situazioni di esclusione sociale, che beneficiano raramente delle offerte di formazione o che partecipano più facilmente ad attività d’educazione non formale, integrate ad attività culturali, sportive, associative;
- gli operatori, gli animatori, le persone che realizzano e conducono attività d’educazione non formale.

La mappatura delle associazioni sul territorio e delle relative attività non formali ha avuto come oggetto d'indagine le interazioni esistenti tra i tre elementi fondamentali di un processo di apprendimento: gli allievi, gli operatori, l’attività. La ricerca sul campo aveva infatti lo scopo di osservare e indagare come sono concepite e portate a termine le attività e qual è il meccanismo che le rende efficaci e appassionanti agli occhi degli allievi; qual è il ruolo che riveste l’operatore, la sua personalità, e quali criteri lo portano a scegliere un determinato metodo; gli elementi organizzativi, dall’organizzazione degli spazi ai materiali e alle risorse impiegati; gli obiettivi perseguiti e il loro grado di complessità; i percorsi precedenti di allievi e operatori; le relazioni interpersonali nel gruppo.

A seguito della ricerca, nell’ambito del progetto MAPA, è stato confermato come le attività di educazione e formazione non formale, organizzate a monte o parallelamente alle strutture di formazione formale, svolgano un ruolo primario nel reinserimento delle persone a bassa scolarità nei circuiti dell’apprendimento e quanto sia importante favorire dei collegamenti tra l’educazione formale e non formale.

Dalla riflessione condotta con i partner europei e con le organizzazioni locali coinvolte e confrontando le attività analizzate, sono scaturiti alcuni spunti interessanti:

- per chi ha avuto un percorso scolastico e formativo difficoltoso, tornare in formazione significa fare una scommessa con se stessi, superare i propri limiti o le proprie paure ed ogni elemento legato al contesto e all’ambiente in cui è svolta l’attività può essere decisivo, a partire dal semplice impatto visivo con l’edificio, dalla percezione di un ambiente più amichevole e familiare, dal contatto con gli operatori e con il gruppo di partecipanti;

- per chi ha avuto un percorso scolastico e formativo difficoltoso, tornare in formazione significa fare una scommessa con se stessi, superare i propri limiti o le proprie paure ed ogni elemento legato al contesto e all’ambiente in cui è svolta l’attività può essere decisivo, a partire dal semplice impatto visivo con l’edificio, dalla percezione di un ambiente più amichevole e familiare, dal contatto con gli operatori e con il gruppo di partecipanti;

- l’attività risulta vincente quando i partecipanti hanno una visione immediata dell’applicabilità di quanto appreso nella loro vita quotidiana. Comprendere il senso di quanto si realizza, la possibilità di poterlo trasferire anche in un contesto che esula dal luogo “protetto” è motivo di interesse e di volontà a continuare il percorso;

- i momenti di crisi e di difficoltà, se ben affrontati grazie al supporto dell’operatore, portano l’adulto ad avere una maggiore propensione alla sperimentazione, al mettersi in gioco, all’accettazione dei propri limiti, ad avere una maggiore autostima, alla collaborazione con il gruppo;

- il rapporto con l’operatore è determinante per l’accettazione di quanto viene proposto nell’attività e creare una relazione di fiducia significa impostare un percorso che porti l’adulto dalla fase iniziale, in cui ha espresso il suo bisogno, al cambiamento e alla stabilizzazione, rispettando limiti e tempi di apprendimento di ciascuno;

- l’operatore deve possedere competenze tecniche e sociali che gli permettano di condurre l’attività in tutte le sue fasi, ancor più nell’apprendimento non formale, dove a volte risulta difficile far emergere l’intenzionalità educativa, poiché l’operatore stesso non ne è consapevole (ad es. nel caso di animatori, 4 di coloro che non hanno mai lavorato nell’ambito della formazione o che organizzano attività in modo non strutturato);

- Gli adulti imparano con l’esperienza e le relazioni che instaurano nel corso della loro vita, hanno bisogno di avere delle certezze, di sapere che cosa e perché devono imparare e la motivazione scaturisce dalla scoperta di quali bisogni potrebbero soddisfare grazie alla formazione. Iniziare a far parte di un gruppo che condivide gli stessi obiettivi, percepire i propri miglioramenti, instaurare un rapporto di fiducia con chi organizza le attività, sono tutti elementi che contribuiscono ad innescare il desiderio, la curiosità, la volontà di proseguire un percorso formativo.

Le riflessioni proposte rappresentano solo alcuni degli elementi emersi nell'ambito del progetto MAPA e trattati in maniera più approfondita nei due documenti prodotti: una Guida e un Quaderno tematico. Tali strumenti sono rivolti a coloro che operano quotidianamente nel settore o che vogliono un punto di vista sull'argomento e intendono valorizzare le potenzialità delle attività d'educazione non formale agli occhi, sia degli operatori della formazione, sia dei decisori politici.

La Guida - Regards Croisées sur l’éducation non formelle. Analyses de pratiques et reccomandations, concepita come documento contenente le linee guida volte a rafforzare la motivazione degli adulti all'apprendimento, presenta una sintesi dei dati raccolti grazie al lavoro sul campo, unitamente alle tematiche affrontate negli incontri transnazionali e in occasione delle riunioni con gli attori coinvolti nel processo di apprendimento e delinea le caratteristiche principali dell'educazione non formale. A partire da alcune domande chiave, quali: che cos'è l'educazione non formale? perché valorizzarla? come ottimizzarla? chi sono gli operatori dell'educazione non formale?, il documento propone una definizione di educazione non formale scaturita dall'osservazione e dall'analisi delle attività e una serie di raccomandazioni per garantirne lo sviluppo nel sistema educativo globale.

Il Quaderno tematico - Les éclairages sur le projet sviluppa e completa alcune tematiche anticipate nel primo documento, descrivendo il processo di lavoro che ha adottato il gruppo transnazionale e le attività analizzate e propone spunti di riflessione su alcuni concetti chiave come le competenze e la valutazione. Il Quaderno riporta inoltre alcune testimonianze raccolte in fase di ricerca sul campo inerenti la motivazione dell'adulto all'apprendimento, descrive la metodologia ed elenca gli strumenti di analisi impiegati da ciascun partner, con l'intento di rendere i lettori partecipi del percorso.

Le questioni aperte

La breve descrizione del progetto qui riportata mette il luce quanti e quali siano gli attori coinvolti nel processo di apprendimento non formale e quanto sia complesso approdare ad un sistema che riconosca gli apprendimenti acquisiti da una persona nella molteplicità dei percorsi formativi compiuti nel corso della vita.

Il contesto nazionale e il livello di interesse delle istituzioni per il tema giocano un ruolo determinante nello sviluppo di nuove pratiche e nel consolidamento di quelle in essere. L’Italia, da questo punto di vista, ha un quadro normativo ancora piuttosto debole rispetto alle esperienze di apprendimento non formale e al loro riconoscimento e la formazione finisce per attrarre la popolazione già formata ed istruita, non coinvolgendo gli adulti a bassa o debole scolarità, con conseguente esclusione dal mercato del lavoro. Gli apprendimenti non formali non hanno infatti molta visibilità e le forme di collegamento con il formale vedono coinvolti una pluralità di attori, come le parti sociali, le imprese, gli enti di formazione, le associazioni del terzo settore. Ci sono varie esperienze significative, ma che rimangono tali a livello locale e che non possono costituire un sistema riconosciuto per la mancanza di uno standard nazionale e di una visione univoca di come legittimare gli apprendimenti di tipo non formale e informale.

Il progetto MAPA aveva lo scopo di proporsi come esperienza dalla quale prendere spunto anche per un'analisi del proprio contesto e per sensibilizzare il territorio sull'argomento. L'apprendimento non formale in Friuli Venezia Giulia ha ancora bisogno di svilupparsi e di prendere forma e l'ambito di indagine del progetto ha riguardato fino ad ora principalmente i percorsi di formazione permanente legati a tematiche 5 artistico-musicali o di interesse personale, lasciando ancora inesplorato il campo d'osservazione del luogo di lavoro, una delle forme più spontanee di apprendimento, che spesso risulta essere fra quelle meno promosse e prese in considerazione dagli enti formativi. Il luogo di lavoro in realtà è l’ambiente da cui proviene o a cui ambisce gran parte dell’utenza considerata debole: persone in cerca di prima occupazione; lavoratori con mansioni di basso profilo per mancanza di un titolo di studio; persone straniere con competenze linguistiche e titoli di studio di alto livello, ma conseguiti nel paese di provenienza; adulti che hanno perso il lavoro per mancanza di competenze adeguate; giovani che non sanno come collocarsi nel contesto scolastico perché al di fuori dei tradizionali percorsi formativi, così come nell’ambito lavorativo poiché privi di esperienza.

Rispondere alle esigenze e ai differenti bisogni di un’utenza così varia, richiede una combinazione di molti fattori e lo sviluppo della formazione non formale in impresa non è che una delle possibili evoluzioni del progetto in risposta alle richieste degli imprenditori di avere persone più preparate e affidabili e agli adulti in cerca di occupazione o occupati che manifestano il desiderio di dimostrare le proprie capacità e di sentirsi cittadini attivi.

 

 

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Redazione: c/o Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università degli Studi
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