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I Pioneers of Change hanno pubblicato uno studio volto alla definizione degli strumenti del dialogo e dei processi per il cambiamento sociale.
Il contesto del progetto potrebbe sembrare molto specifico, tuttavia il suo risultato è una brillante risorsa per tutti quei soggetti che facilitano i processi di scambio, di dialogo e di comunicazione in ogni parte del mondo.
Lo studio è stato commissionato dalla Organizzazione per la Cooperazione Tecnica Tedesca (German Tecnical Cooperation Organization – GTZ) in supporto al programma HIV/AIDS della Fondazione Nelson Mandela.
Ci si potrebbe domandare cosa abbia a che fare la Fondazione Mandela, la quale si occupa della lotta all’AIDS, con il dialogo. Ebbene, la promozione del dialogo è stata e rimarrà uno dei principali obiettivi del programma HIV della Fondazione
“Mantenere l’interesse pubblico nei confronti della HIV e dell’AIDS è risultato essere la chiave della crescita di interesse da parte sia dei singoli, sia delle organizzazioni, nonché per la crescita degli aiuti a coloro che ne sono affetti ed infetti”
È proprio nel contesto di questo modo di pensare, che è stato pubblicato tale studio, il quale rappresenta un eccellente “manuale” per il dialogo, la cui presentazione parte dalla citazione dell’intellettuale Norvegese autore de “il Mondo di Sophie”, Jostein Gaardner:
“Una risposta è qualcosa che si trova sempre alle nostre spalle. Solo le domande sono rivolte al futuro.”
La presentazione del lavoro continua osservando che il nostro mondo moderno ama risposte e soluzioni veloci ai problemi, ai quali preferiamo passare oltre attraverso la lettura, la scrittura e l’insegnamento. Gli autori continuano dicendo, ed io non potrei essere più daccordo, che questo metodo - mentre può essere utile in alcune situazioni - risulta problematico quando richiama le sfide del nostro tempo - sociali e umane, economiche e politiche.
Perché ciò accade?
I Pioneers of Change e il GTZ hanno due spiegazioni da dare alla platea bramosa di risposte:
In primo luogo, viviamo in un mondo di crescente complessità dove le risposte hanno vita breve e dove i problemi sono caratterizzati da tre tipi di complessità: dinamica, sociale e generativa.
In secondo luogo, poiché spesso le risposte universali e formulaiche imposte dall’esterno si rivelano inadeguate, le persone sembrano essere interessate solamente alla risoluzione dei propri problemi personali, trovando soluzioni spesso troppo semplicistiche.
Il dialogo rappresenta, allora, l’unica e ultima soluzione ?!
Senza correre a delle conclusioni così drastiche, vediamo dove ci sta portando tutto questo.
L’idea della triplice complessità deriva da Adam Kahane e dal suo libro “Risolvere I problemi più forti: Un modo aperto di parlare, ascoltare e creare nuove realtà” (“Solving tough problems: An Open Way of Talking, Listening, and Creating New Realities”), a proposito del quale Nelson Mandela disse:
“Questo libro innovativo cerca di affrontare la sfida primaria dei nostri tempi: trovare il modo di lavorare insieme per risolvere i problemi che noi stessi abbiamo creato”
Nel suo libro, Kahane caratterizza la complessità e così facendo fa una differenza fra:
In altre parole, Kahane sostiene che i problemi di oggi possano essere risolti solamente attraverso l’utilizzo di processi olistici, democratici e fantasiosi.
E come si possono combinare questi tipi di approcci, se non attraverso la condivisione della esperienza e lo scambio?
Come si possono stimolare nuove idee e utilizzare la saggezza delle persone, se non attraverso un sano dialogo?
Questo è lo spirito con il quale questo manuale esplora e critica differenti strumenti e metodologie per dar vita al processo del dialogo. Gli autori non si sono limitati a descrivere alcune delle soluzioni esistenti, bensì essi sono andati molto oltre, guardando cosa c’è alle spalle di ciascuno degli approcci considerati e chiedendosi da cosa fossero generati, in modo da contestualizzarli.
A causa di questa contestualizzazione e della storicizzazione, il libro fornisce, anche, un unico spazio di riflessione critica e costruttiva, sottolineando i limiti e individuando i punti di debolezza degli approcci descritti. Allo stesso tempo, il lavoro fornisce dei consigli su come combinare in maniera creativa differenti metodi e strategie, al fine di reagire al meglio a tutte le situazioni.
Al fine di illustrare il tipo di approccio utilizzato nel corso di tutto il lavoro, si propone un esempio che il testo riporta relativamente ad una nota metodologia di dialogo che viene utilizzata quando vi è un gruppo molto numeroso di persone: il cerchio. Nel testo si afferma che:
“Per chi non è abituato al cerchio, la lentezza delle conversazioni e delle interazioni può apparire frustrante… è noto che la ricerca nelle scienze sociali ha fatto molto per dimostrare che la prima persona che prende la parola può avere una grande influenza sulla direzione e sull’argomento dell’intera conversazione. Questa dinamica, cui il cerchio è molto incline, può essere utile, ma può anche essere problematica…”
In altre parole questo strumento risulta essere migliore di tanti altri manuali in circolazione, nell’affrontare questo genere di problematiche.