RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 3/ N. 11 - 30 giugno 2008 - Educazione degli adulti: a che punto siamo?
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

Interviste a Liviana Canovai, Daniela Lastri, Isabella Loiodice, Toni Virdia

di Marco da Vela

Presentiamo qui di seguito le interviste a Liviana Canovai, Dirigente Scolastico e Coordinatrice della Rete toscana dei CTP, a Daniela Lastri, Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze e Coordinatrice della Consulta per la scuola dell’ANCI, a Isabella Loiodice, Presidente del Corso di laurea in Scienze della Formazione Continua della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Foggia ed a Toni Virdia, docente di corsi serali e Coordinatore della Rete Toscana dei Corsi serali di Scuola secondaria di secondo grado.

 

I ruoli ricoperti dai quattro intervistati costituiscono, crediamo, un campione rappresentativo dei diversi attori  dell’EdA  e si presentano, di conseguenza, come testimonianze e  riflessioni che hanno il valore di un  contributo  fondamentale per fare il punto, come si propone questo numero della rivista,  sulla situazione effettiva del lifelong learning  in questo momento.
Certamente i punti di osservazione sono tra loro molto diversi in quanto legati a situazioni specifiche, che vanno  dal lavoro quotidiano a diretto contatto con gli adulti in formazione, all’impegno di riflessione teorica, alla formazione della decisione politica.  
Nello stesso tempo va rilevato come, pur nella diversità degli accenti e delle  considerazioni, le quattro  interviste abbiano più di un punto in comune.
Il primo di questi tratti comuni è una sottolineatura molto forte  della necessità di battere  un atteggiamento politico/culturale purtroppo molto diffuso  in Italia e, oltretutto, in contrasto netto con le indicazioni europee, quello cioè di considerare  il complesso delle iniziative di educazione, formazione ed istruzione degli adulti come attività  residuali ed accessorie rispetto ai percorsi di formazione ritenuti principali, cioè quelli che  hanno come target i giovani in età scolare.
Come sintetizza  con grande incisività Daniela Lastri va insomma battuta la tendenza diffusa e, vorrei aggiungere, trasversale agli schieramenti politici a considerare li iniziative e le attività di educazione degli adulti  “come un lusso”, anziché come un investimento fondamentale per valorizzare le risorse umane.
Integra questa affermazione, mi sembra, quanto viene sottolineato da Isabella Loiodice, vale a dire  la necessità di porre attenzione anche a quanto, nell’EdA, riveste un carattere non solo “funzionale”, ma “esistenziale”, dando così   importanza e piena legittimità a tutti quei percorsi di educazione alla cittadinanza, di partecipazione sociale, di cura di sé che,soprattutto in periodi di carenza di risorse, divengono più difficilmente replicabili. 
L’altro dato evidenziato in tutte le interviste e che, nei diversi ragionamenti, diviene una premessa alle  considerazioni riguardo al quadro legislativo è quello che riguarda le risorse finanziarie: è valutazione comune, infatti, che né una legge quadro nazionale né provvedimenti più settoriali, come la creazione dei CPIA, possano avere una loro effettiva incidenza nella creazione di un sistema organico se non  vengono supportati  da  finanziamenti  certi  e quantitativamente  adeguati.
I quattro  intervistati ribadiscono poi la necessità di mettere in comunicazione tra loro i diversi sottosistemi, i quali dal 2000 in poi hanno, tutti, costruito e formalizzato le proprie reti.
Questo non è certo  una novità: conclusa (…o mai  del tutto decollata…) la stagione dei Comitati Locali, non c’è attore dell’EdA che non si interroghi  su come realizzare  forme stabili di comunicazione tra i sottosistemi del non formale, della formazione professionale e dell’istruzione.
Le novità sono  quindi altre: da un lato la tendenza anche da parte di esponenti dell’area della scuola   e dell’università  ad attribuire all’Ente Locale, in virtù della sua prossimità alle esigenze dei cittadini, , il ruolo di garante per la tenuta del sistema e di perno della governance territoriale; dall’altro il porre la questione della costruzione del sistema in termini diversi da quelli puramente istituzionali.
Il ragionamento che viene svolto assume infatti un’ottica che mette al centro del problema le esigenze del cittadino adulto che rientra in formazione e la necessità  che gli venga consentito, grazie ad un sistema di standard condivisi,  di vedere  riconosciute e  valorizzate come competenze   esperienze, saperi ed abilità comunque acquisite, anche attraverso il supporto di nuove figure professionali nuove ,o ripensate in funzione della tenuta e dell’efficacia del sistema, che promuovano e facilitino la  costruzione di  percorsi  davvero personalizzati,  in cui formazione professionale, istruzione,  attività del non formale trovino un loro effettivo raccordo.

 

 

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