RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 3/ N. 11 - 30 giugno 2008 - Educazione degli adulti: a che punto siamo?
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

Intervista a Liviana Canovai

di Marco da Vela

Intervista alla professoressa Liviana Canovai, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo “A. Pacinotti” di Pontedera (PI) e coordinatrice della Rete Toscana dei Centri Territoriali Permanenti per l’Educazione degli Adulti (CTP).

 

LLL: Qual è attualmente la situazione dell'Educazione/Istruzione degli adulti  nell'area regionale  e  quali  tendenze sembrano emergere?

 

Le offerte e le  opportunità  di formazione rivolte gli adulti mostrano, nella regione Toscana, caratteristiche di  grande vivacità e di varietà
Gli operatori del settore mostrano infatti una grande attenzione  verso i bisogni di formazione degli adulti nel territorio e, d’altra parte, l’opportunità di  conseguire titoli di studio come la Licenza Media  o il diploma di Scuola Superiore  e di accedere a percorsi che hanno al loro centro l’acquisizione di competenze  dell’area linguistica ed informatica vedono sempre un alto numero di iscrizioni.
E’  proprio al fine di raccordare questa grande varietà   di iniziative nell’area  del formale e del non formale che si sono costituite le reti dei CTP  della Toscana e dei Corsi Serali per il conseguimento del Diploma di Scuola Superiore, la  Rete RISCAT.
Queste reti, che hanno lo scopo  di valorizzare percorsi di formazione verticali hanno poi stipulato un ulteriore accordo tra  di loro e  questo ha favorito lo sviluppo di progetti di integrazione fra CTP e Serali per facilitare  il conseguimento del diploma di Scuola Media Superiore attraverso percorsi il più possibile flessibili e personalizzati.
Va detto che, dal punto di vista quantitativo e di localizzazione, queste  attività non sono distribuite in modo omogeneo in tutta la regione.
Il problema di fondo  rimane allora quello di creare un sistema integrato che veda, attraverso  il coordinamento fra istituzioni di istruzione, agenzie formative, enti locali, la costruzione di una rete in grado di impostare azioni di analisi dei bisogni, di localizzazione omogenea dell’offerta sul territorio, di  criteri condivisi per la certificazione  delle competenze.
Un sistema con queste caratteristiche consentirebbe  di ottimizzare gli interventi  e di offrire al cittadino una vasta gamma di opportunità facilmente individuabili e agevolmente utilizzabili, grazie anche ad una comunicazione fortemente circolare ed efficace.
 Credo che questa esigenza e cioè la creazione di un sistema di rilevazione dei bisogni e  di formulazione di un’offerta  integrata sia presente sia a livello regionale che nazionale.
Il Decreto Legislativo emanato dal Ministro della P.I. che istituisce i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) sembrerebbe muoversi in questa direzione.
Il problema è individuare modalità formalizzate per rendere operativi percorsi integrati che intenzionalmente tutti gli operatori del settore, specialmente in Toscana, avvertono essere importanti, ma la cui realizzazione  presuppone il superamento di  impedimenti di tipo strutturale, tra i quali quello delle risorse finanziarie.
A questo proposito il problema non è solo di gestione , di razionalizzazione, di ottimizzazione.
Ognuno di noi, quotidianamente, lavora in questo senso per cercare utilizzare al meglio le risorse disponibili e costruire azioni  rispondenti ai bisogni.
Il problema vero è la quantità e la certezza delle risorse umane e finanziarie specifiche da investire nell’educazione degli adulti.

 

LLL : Con quale ruolo e con quali proposte concrete possono agire gli Enti Locali?

 

Il ruolo degli Enti Locali in base a quanto disposto dala legge regionale RT  32/2002 può diventare veramente strategico per l’EdA  poiché i Comuni, oltre a rispondere  ad un bisogno di formazione legano le loro azioni ad una politica di promozione sociale, di inclusione, di recupero delle marginalità, di  rialfabetizzazione e di riqualificazione professionale.
Le esperienze portate avanti dagli Enti Locali di cui sono a conoscenza, pur diverse a seconda della tipologia, della grandezza ed anche delle sensibilità presenti, sono molte ed in genere hanno la connotazione di un intervento  molto rispondente   ai bisogni del territorio.
Ma penso che il compito fondamentale dei Comuni dovrebbe essere ancora di più quello di valorizzare l’esistente, razionalizzarlo, integrarlo ponendosi il problema di coordinare e di programmare l’impiego  delle risorse  presenti.
In questo è molto importante il rapporto tra i Comuni e  le reti di istruzione: nella direzione della costruzione del sistema integrato è fondamentale che  vi sia interscambio continuo fra formale e non formale,  pur nel rispetto delle reciproche specificità.
Tale  interscambio è realizzabile nei fatti solo se si costruisce  un sistema condiviso e formalizzato di riconoscimento delle competenze, finalizzato a far sì che ogni cittadino, lungo tutto l’arco della sua vita, possa capitalizzare e spendere, nel lavoro, nella formazione, nell’istruzione tutte le sue capacità e conoscenze, indipendentemente dal contesto in cui le ha acquisite.  
Potrebbe inoltre essere opportuno istituire  nuclei di coordinamento provinciale, effettivamente e operativamente rappresentativi  delle risorse formative in campo ed  in questa ottica si possono collocare, come snodo importante, anche i nascenti Centri Provinciali di Istruzione degli Adulti.

 

LLL: Quali i punti di forza e di debolezza delle proposte di legge presentate nella legislatura appena conclusa?

 

Il Decreto Legislativo che istituisce i Centri Provinciali di Istruzione degli Adulti ha l’obiettivo di innovare il sistema pubblico prevedendo l’integrazione fra CTP e Serali per definire  percorsi integrati che favoriscano il rientro della popolazione adulta nel sistema di istruzione  e consentano così di conseguire il diploma di Scuola Media Superiore.
Del resto innalzare  il numero assoluto e la percentuale dei diplomati tra le fasce d’età che rientrano nella popolazione attiva  è uno  degli obiettivi più sottolineati dalla Comunità Europea.
 Quindi il Decreto sembrerebbe andare verso la costruzione di un sistema integrato provinciale in cui si realizzi una continuità verticale ( CTP/ Serali di Scuola Media Superiore) e possa essere favorita una continuità  orizzontale tra Centri Provinciali, Enti Locali e Formazione Professionale, dato anche il ruolo che esercita la Regione nella definizione del numero e della localizzazione dei Centri stessi.
Tuttavia alcuni aspetti appaiono riduttivi e danno l’impressione che si voglia semplicemente ridurre  il numero dei CTP , togliendo significato alla portata innovativa del provvedimento.
In particolare vorrei sottolineare alcuni aspetti  deboli del decreto.
 Innanzitutto mi sembra riduttivo limitare il campo  al formale, cioè  ai percorsi finalizzati al conseguimento del titolo di studio. Questo infatti non valorizza la ricca attività dei CTP nell’ambito delle attività finalizzate all’acquisizione delle competenze chiave  indicate dall’ultima Raccomandazione del Consiglio d’Europa di Lisbona.
Inoltre ricalcare il modello organizzativo sulla scuola del mattino, riproducendone le rigidità  strutturali e di organico, non funziona con una domanda variabile e con un pubblico che  non è costituito da studenti a tempo pieno. Per favorire l’accesso del  pubblico adulto e cercare di facilitarne il successo, il modello  deve essere necessariamente diverso.
Faccio un solo esempio: se davvero vogliamo attivare  percorsi flessibili, basati su un sistema di riconoscimento e valorizzazione delle competenze,  è necessario introdurre figure professionali  di tutor e di mentore dedicate proprio alla  progettazione, alla coerenza ed alla tenuta dei singoli percorsi.
Ancora: il fatto che in questa operazione di ristrutturazione non siano comprese le scuole Serali, e che  quindi che la possibilità di completare il percorso per il diploma sia rimandato ad accordi fra CPIA e Serali comporta  tutta una serie di  possibili conflitti.
Vi è poi un problema di scarsa chiarezza, ma forse è una sottovalutazione delle problematiche connesse  all’ istruzione in età adulta, nel  subordinare la localizzazione dei CPIA alle operazione di razionalizzazione della rete scolastica e nel definire il rapporto fra CPIA e luoghi di erogazione delle attività. E’ impensabile, infatti, che queste  possano essere concentrate nella sede provinciale: andrebbe contro il principio fondamentale, derivato da anni di esperienza sul campo, della  necessità di decentramento delle attività per facilitare la frequenza
Concludendo, se l’intenzione del legislatore è quella di creare sistema ed ottimizzare il servizio, il rischio è che si vada nella direzione opposta, impoverendo quella grande gamma  di opportunità di cui parlavo all’inizio.

 

LLL: Se dovesse costruire un'agenda di priorità da consegnare al nuovo governo, quali ne sarebbero i punti salienti?

 

Alla luce di quanto detto fin qui, ritengo che le priorità per un serio intervento per l’EdA dovrebbero essere:la valorizzazione e la razionalizzazione delle esperienze particolarmente ricche e significative maturate in questi ultimi anni; la realizzazione di percorsi flessibili in  forte raccordo con gli enti locali e con le altre istituzioni o gli organismi  che erogano  educazione e formazione professionale  per gli adulti; un’analisi dei bisogni e dei bacini di utenza per  realizzare una localizzazione corretta dei centri ; la creazione di un sistema di certificazione condiviso che consenta all’adulto il passaggio tra i sottosistemi del non formale,  della formazione professionale, dell’istruzione; una serie di azioni di formazione specifica per i docenti e la definizione  e formazione di figure professionali di sistema, come elemento chiave per pilotare percorsi flessibili e personalizzati; la previsione e la dotazione di risorse  certe ed adeguate ai compiti, anche attraverso l’integrazione di quelle esistenti.
Vorrei concludere facendo una riflessione generale.
La formazione rivolta agli adulti richiede un’attenzione particolare, poiché l’utenza è veramente eterogenea per tipologia sociale e culturale e quindi i bisogni sono talmente vari da richiedere proposte diversificate e flessibili  sia per  ambiti di intervento che  per aspetti organizzativi.
Se si intende intervenire in modo significativo occorre superare una visione del lifelong learning come qualcosa di residuale ed accessorio rispetto ai percorsi di formazione ritenuti “principali”. Occorre superare  il carattere di frammentarietà che, se  in molti casi ha dato vita a proposte positive, in mancanza di precise forme di raccordo non contribuisce all’integrazione.
D’altra parte il creare un quadro di sistema è indispensabile, proprio per le caratteristiche di coloro che, rientrando in formazione da adulti, devono poter trovare tutte le possibili condizioni per non essere costretti a nuovi abbandoni  frustranti e definitivi.

 

Intervista alla Prof.ssa Liviana Canovai Intervista alla Prof.ssa Liviana Canovai

 

 

 

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