RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 3/ N. 11 - 30 giugno 2008 - Educazione degli adulti: a che punto siamo?
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

Intervista a Daniela Lastri

di Marco da Vela

Intervista a Daniela Lastri, Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze e coordinatrice della Consulta della Scuola dell’ANCI.

 

LLL: Qual è attualmente la situazione dell'EdA a Firenze?

 

Le attività di longlife learning del Comune di Firenze hanno una loro consolidata tradizione, da quella più lunga dei Corsi Serali Comunali, esistenti dal 1904, a quella del Centro di Formazione Professionale, nato negli anni Sessanta, a quelle, relativamente più recenti dell’Università dell’Età Libera e dei Corsi Format, nate nel 1983, alle numerose attività di formazione/ animazione culturale messe in atto dalle cinque circoscrizioni.
Gli spunti venuti, dal 1997 in poi dalla Comunità Europea, il Decreto Legislativo 112/1998 l’accordo tra governo  ed autonomie locali del marzo 2000, la legge regionale 32 si sono innestate dunque  su un quadro di attività già strutturato.
Quando nel 1999 ho assunto l’incarico di Assessore alla Pubblica Istruzione  il primo problema che mi sono posta è stato, alla luce del succedersi di questi  input, quello di ripensare  questo quadro, per precisare i metodi di intervento, individuare e definire con precisione i suoi campi, migliorarne la qualità  intrinseca, promuovere e favorire l’innovazione, ottimizzare l’uso delle risorse.
Questo  lavoro è stato attuato in  vari momenti,  intrecciati tra loro cronologicamente, ma concettualmente riportabili a due assi fondamentali.
In una prima fase sono state censite  e messe a confronto, le offerte formative del campo del non formale esistenti sul territorio comunale. Si è poi proceduto a mettere in rete le offerte formative di cui questo assessorato è titolare, ed a raggrupparle in un unico contenitore, l’agenzia formativa Edafirenze.
I processi per ottenere l’accreditamento dell’agenzia e per conseguire la certificazione di qualità sono stati un’occasione per fissare e rendere omogenee le procedure delle diverse attività in relazione alle metodologie, agli indicatori gestionali, ai rapporti con l’utenza.
In altre parole l’operazione ha permesso alla tecnostruttura di passare ad un  cultura del lavoro per progetto, cioè ad un modo di operare basato sull’individuazione, volta per volta  dei  target,  degli scopi, dei risultati attesi.
 Strumenti e, nello stesso tempo, prodotti di questi processi sono stati la creazione di un sito internet specifico e l’impostazione di  una campagna di comunicazione unica per tutte le offerte, che ne ha migliorato sensibilmente efficacia e  visibilità ed ha razionalizzato, al contempo, l’uso delle risorse.
L’altro asse di azione è stato la  progettazione di attività FSE in partenariato  con tutti i soggetti più significativi dell’EdA territoriale.
I progetti FSE, oltre ad offrire opportunità formative ai cittadini ed a consentire sperimentazioni trasferibili, hanno avuto il merito di  creare  una  feconda contaminazione tra culture operative diverse e fino ad allora  non comunicanti e di costruire una condivisione dei linguaggi nei campi delle competenze di base e delle competenze di cittadinanza.
Queste due linee di azione  si sono  poi intersecate con la necessità di risolvere le problematiche della governance territoriale.
 La soluzione adottata, in base all’accordo Stato Regioni del marzo 2000, era stata quella della costituzione   del Comitato Locale, ma la sua difficile sostenibilità, soprattutto per alcuni comuni ed alcune aree, ha suggerito alla Regione Toscana di indicare , con il Piano di Indirizzo Generale Integrato del 2003/04, il passaggio delle  prerogative di programmazione e di indirizzo alle Conferenza di Zona, in un quadro di inserimento delle programmazioni e degli indirizzi EdA tra i temi più generali di sviluppo del territorio.
Va detto che questa soluzione, teoricamente più sostenibile,  si è scontrata con un limite culturale, vale a dire la difficoltà di considerare il lifelong learning come prerequisito e vera e propria priorità per lo sviluppo territoriale.
Nella stessa fase, databile dal 2004 in poi, il drastico taglio di conferimenti di risorse  agli Enti Locali da parte del governo centrale ha di fatto portato ad un progressivo spostarsi dell’attenzione degli amministratori su emergenze diverse.
Ciò ha fatto sì che il grande fervore  di iniziative degli anni precedenti ed il grande dibattito conseguente, nonostante le ripetute raccomandazioni da parte della Comunità Europea, sia andato  progressivamente calando.
Anche  il Comune di Firenze ha risentito di questo contesto di minori risorse a disposizione e di minor attenzione generale alle problematiche del lifelong learning.
Ci sono state quindi  difficoltà a mantenere, con gli stessi livelli di qualità, la stessa offerta formativa finanziata da questo assessorato.
La stessa partecipazione a bandi del FSE,  ha  spostato il suo accento dalla ricerca di modelli innovativi e di costruzione di reti alla possibilità di offrire attività formative  gratuite alle fasce sociali deboli con la minor incidenza possibile sui  bilanci dell’ente.
In estrema sintesi possiamo dire che l’EdA ha vissuto una fase ascendente fino al 2004, fase che ha sedimentato tra i cittadini una vera e propria cultura del lifelong learning  ed una conseguente maggior domanda  di partecipazione alle iniziative e, nell’ente pubblico,  una cultura operativa più aperta al lavoro per progetti,  alle collaborazioni di rete, all’ascolto del territorio, all’assunzione  di procedure più agili.
La fase dal 2004 ad oggi è caratterizzata  dunque  da un contesto di maggior difficoltà, sia dal punto di vista del clima politico che dell’effettiva disponibilità di risorse.
Tutto questo, però, non ha, al momento, messo in discussione  radicalmente  i risultati ottenuti.
Ha, se mai, teso ad orientare  il campo del non formale come percorso, in cui i temi fondamentale della cittadinanza attiva, dell’integrazione sociale, dell’occupabilità vanno visti in un’ottica di percorsi pre-professionalizzanti, finalizzati ad incentivare il rientro in un circuito di  formazione di cittadini più esposti, per condizioni sociali, culturali, di genere, di età, di provenienza al rischio di esclusione.  

 

LLL :Rispetto a questa situazione quali  possono essere le linee d’azione per il futuro?

 

Esiste, e voglio ribadirlo con grande forza, un problema di risorse.
Non si può pensare di  costruire un sistema efficiente di lifelong learning se non vi sono investimenti.
Bisogna battere la cultura diffusa per la quale l’educazione degli adulti è un lusso, salvo poi accorgersi che siamo il paese europeo con la minor percentuale di adulti in formazione, di diplomati, di laureati e che i livelli di competenze di literacy e numeracy sono bassissimi.
L’educazione e la formazione lungo tutto l’arco della vita non sono un lusso, sono una necessità. Una necessità tanto più impellente in quanto  si tratta,  come ci dice il Consiglio d’Europa, di investire  sulla risorsa più preziosa che abbiamo, sui nostri cittadini.
E’  solo questo che può consentirci di  recuperare  competitività economica, di mantenere la coesione delle nostre società, di costruire integrazione, di creare sviluppo.
Del resto è provato che l’investimento tecnologico ha maggior successo ed in tempi più rapidi  in presenza di una disponibilità all’innovazione che solo la formazione può creare.
E’ un problema che dobbiamo porre e porci con forza,  a tutti i livelli.
Esiste poi il problema di superare una concezione di costruzione delle reti, o se vogliamo, dei sistemi territoriali, basate solo sulle volontà politiche e sui conseguenti accordi istituzionali.
Questi aspetti sono importantissimi, ma sono legati a soggettività, a contesti, ad un clima generale. Io credo che  un sistema sia efficiente solo se ha al centro i bisogni, le scelte, i tempi del cittadino.
Allora penso che il problema  del sistema, o sarebbe più corretto dire dell’integrazione tra i sistemi del non formale, della formazione professionale, dell’istruzione, debba essere posto in modo diverso.
Abbiamo sistema, rete vera, se ai cittadini è consentito di circolare liberamente, con propri percorsi ed in base alle proprie esigenze, con i propri tempi, con la valorizzazione di tutte le proprie esperienze di vita e di lavoro,  tra moduli di formazione professionale,  percorsi di istruzione,  attività del non formale. Magari nell’ambito di un quadro certo di standard, magari con figure di raccordo identificate (sto pensando a quanto i Centri per l’impiego potrebbero essere nodi fondamentali del sistema)  che orientino e garantiscano rispetto ai contesti ed agli obiettivi.
In questo senso il lavoro della Regione Toscana per varare dal 2009 il nuovo Sistema Regionale della Competenze, con i suoi meccanismi di  riconoscimento e valorizzazione delle competenze acquisite in tutti i contesti è un primo, importante elemento di quadro, che ha avuto, tra l’altro, il pregio di scelte nette, che  mettono fine alla babele dei linguaggi sul tema delle competenze.
Non a caso è  in base alle indicazioni di fondo che emergono da  questo quadro che, come Comune di Firenze stiamo attuando una sperimentazione per far sì che le competenze acquisite in contesti non formali siano riconosciute, attraverso la  fissazione  di obiettivi formativi  condivisi e  di standard minimi  di percorso, nel sistema dell’istruzione superiore.
E’ infatti in atto, grazie ad un protocollo di intesa con l’Istituto Superiore di Istruzione Tecnica e Scientifica di Stato Russell Newton di Scandicci, una progetto  affinché  dichiarazioni di apprendimento del non formale  possano essere assunte non solo come crediti, ma come veri e propri “titoli intermedi” spendibili per  rientrare nel sistema istruzione.
Credo che  un’ esperienza di questo genere,  unica a livello nazionale,  sia un esempio di come un cittadino possa entrare in un percorso  formativo, costruendoselo in base ai suoi bisogni ed ai suoi tempi e capitalizzando  tutti i suoi apprendimenti e  che davvero prefiguri una via possibile per garantire concretamente il diritto ad apprendere lungo tutto l’arco della vita.

 

LLL : Con quale ruolo e con quali proposte concrete possono agire gli Enti Locali?

 

Qui la mia risposta non può che riassumere quanto dicevo prima.
Credo  che le linee di fondo per costruire un futuro dell’EdA siano: certezza di risorse da investire, governance territoriale basata su un principio di prossimità e quindi con al centro  le istituzioni  del governo locale, ma con un coinvolgimento effettivo di tutte  le espressioni  della società civile, dalle organizzazioni sindacali e datoriali alle agenzie formative, alle scuole, all’università, a tutto quel mondo dell’associazionismo e del volontariato che, anche al di là della propria mission specifica, si occupa di formazione ed educazione ed è comunque un’importante antenna per la lettura dei bisogni e, allo stesso tempo, un tramite  per incentivare il rientro in formazione dei pubblici svantaggiati.
Ma tutto questo deve essere  ancorato saldamente ad un quadro che, fissando standard minimi di percorso e di competenze,  consenta la comunicazione tra sottosistemi  e la capitalizzazione di tutti gli apprendimenti realizzati in qualsiasi contesto: su questo, ripeto, la  Regione Toscana ha fatto passi importantissimi, strutturando il proprio sistema  delle competenze e predisponendolo  a “dialogare” con i sistemi europei.
Si tratterebbe ora di  lavorare per creare un sistema delle competenze a livello nazionale, sapendo che, anche grazie all’esperienza della Regione Toscana, non partiamo da zero.  

 

LLL: Quali i punti di forza e di debolezza della proposta di legge presentata dal Ministero della Pubblica Istruzione nella legislatura appena conclusa?

 

Come ANCI abbiamo  raccolto in un documento ufficiale le nostre osservazioni e quindi rimando a quelle per un ragionamento più puntuale che qui sarebbe lungo fare.
Qualche motivo di  perplessità da parte mia  voglio comunque  sottolinearlo.
 Il primo è costituito dal fatto che il disegno di legge  non parte dal riconoscimento del diritto individuale all’apprendimento lungo tutto il corso della vita.
Quindi non ricomprende tutto l’insieme dei processi  e dei diversi contesti di apprendimento. Inoltre non prevede uno stanziamento di risorse specificamente dedicate al lifelong learning.
E ancora: è positivo che si preveda la convalida degli apprendimenti acquisiti in contesti non formali , ma affinché questo principio si concretizzi va costruito una quadro di riferimento nazionale per il riconoscimento delle competenze, anche attraverso un percorso di concertazione e negoziazione che tenga conto di quanto è in sperimentazione o è già disposto in alcune regioni.
In conclusione, pur ritenendo positiva l’iniziativa del governo e la sottolineatura della distanza che separa il nostro Paese dagli obiettivi posti dalla Comunità Europea  sulla percentuale di popolazione adulta  in formazione, non credo che, anche alla luce del fatto che oggi abbiamo un altro governo ed un parlamento rinnovato, il disegno di legge possa oggi essere considerato nulla di più che un pro-memoria che indica temi  e percorsi possibili.

 

LLL :Se dovesse costruire un'agenda di priorità, quali ne sarebbero i punti salienti?

 

A livello nazionale, senz’altro una legge quadro per l’EdA sarebbe utile, purché individuasse  risorse e fonti di finanziamento certe e  si ispirasse, per ciò che riguarda la governance territoriale, ad un principio di prossimità che, nell’ambito di standard nazionali condivisi sia per quanto riguarda i percorsi che la certificazione delle competenze,  ribadisse il ruolo istituzionale fondamentale per le Regioni e per gli Enti Locali in modo da valorizzare e rendere stabili le esperienze più significative e più legate ai bisogni locali.
Da questo punto di vista, proprio per raccordare senza forzature sistemi diversi sia per oggetto  che per specificità dei contesti territoriali, sarebbe auspicabile un percorso fortemente partecipato che avrebbe, nel momento stesso in cui si realizza, anche la valenza di porre con forza  il problema  e le tematiche del lifelong learning  all’attenzione dei decisori politici e della stessa opinione pubblica.
A livello locale non voglio ripetermi riguardo a concetti che ho già espresso in precedenza.
Dico semplicemente che la mia priorità politica è di portare avanti, in tutte le sedi possibili, la battaglia ideale e culturale perché educazione  e formazione degli adulti  non vengano considerati  un lusso, ma un investimento necessario  per lo sviluppo territoriale, sia dal punto di vista quantitativo che dal punto di vista del rafforzamento di un tessuto sociale coeso, fatto di lavoro, di regole condivise, di inclusione, di diritti di cittadinanza.
Deriva da questo la mia intenzione di continuare a lavorare, in questo scorcio di legislatura, perché, partendo dai  livelli  qualitativi e quantitativi raggiunti in questi anni si possa continuare a valorizzare  le iniziative di cui l’assessorato  è titolare, attraverso idee e progetti innovativi ed attraverso l’ estensione, il consolidamento  e la formalizzazione dei rapporti di rete tra attività del non formale, formazione professionale ed istruzione.

 

Intervista Intervista all'Ass. Daniela Lastri Intervista all'Ass. Daniela Lastri

 

 

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Redazione: c/o Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università degli Studi
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