RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 3/ N. 11 - 30 giugno 2008 - Educazione degli adulti: a che punto siamo?
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

Intervista a Toni Virdia

di Marco da Vela

Intervista a Toni Virdia, docente dei corsi serali dell’ITC “Peano” di Firenze e Coordinatore RISCAT (Rete Toscana dei Corsi serali di Scuola secondaria di secondo grado)

 

LLL: Qual è attualmente la situazione dell'Educazione/Istruzione degli adulti a Firenze e  nell'area regionale  e  quali  tendenze sembrano emergere?

 

Premetto che risponderò a questi quesiti dal punto di osservazione di un docente che opera nei corsi per adulti della scuola statale e che da anni si occupa dell’ organizzazione e del coordinamento delle reti del sistema.
Prima di entrare nel merito della situazione locale è forse opportuno  soffermarsi brevemente sul concetto di “istruzione” così come  viene  ancora inteso a livello di offerta formativa pubblica, vale a dire  nella sua accezione burocratico-ministeriale e su come i cambiamenti culturali e sociali in atto portino invece all’ ampliamento di questo concetto.
Da parte ministeriale si tende a ridurre il concetto  di istruzione, anche per l’ adulto, all’ acquisizione di saperi  ben determinati e definiti, lungo un percorso ripartito in  progressivi e articolati livelli e che si conclude con il  riconoscimento formale dell’ apprendimento acquisito in base a tassonomie  rigidamente stabilite.
La velocità dei cambiamenti nella società, l’ emergere dei “nuovi saperi”, i flussi migratori, l’ esigenza di una formazione continua come risposta del soggetto-persona a queste trasformazioni, portano a rimodulare il concetto di istruzione dell’ adulto ampliandone i contenuti.
Insomma l’istruzione non può più essere ridotta ad un percorso curricolare che viene formalizzato alla sua conclusione,  ma deve farsi carico dell’esigenza di offrire e  validare  nuovi  saperi, senza i quali il cittadino non è in grado di esprimere i propri diritti e le  responsabilità che ne derivano.
L’ offerta di istruzione  da parte delle scuole, nella nostra regione, ha recepito questi nuovi bisogni e si è organizzata in questi anni, in modo autonomo e partendo da sperimentazioni locali, per rispondere a queste esigenze in termini di  nuove opportunità  formative.
Oggi sia le scuole superiori che i CTP non si occupano più esclusivamente di  percorsi di istruzione finalizzati al  conseguimento di titoli di studio di primo e secondo grado, ma sono in grado di proporre una offerta formativa più ricca e articolata (lingue, informatica, moduli culturali, moduli professionalizzanti).
L’ esigenza di condivisione di queste esperienze ha  indotto gli attori di questo sistema ad organizzarsi in rete.
Sono così state costituite la rete dei CTP (2001) cui aderiscono i CTP della Toscana  e la rete “RISCAT” (2005) cui aderiscono i  cosiddetti “Serali”, le scuole superiori  statali di secondo grado con corsi per adulti della Toscana ( già nel 2000 era stata costituita la rete  dei “Serali” della provincia di Firenze).

Lo scambio di esperienze tra le due reti, l’ esigenza di verticalizzare i percorsi di formazione per permettere il conseguimento del diploma ai propri utenti, ha portato alla costituzione di un ulteriore accordo di rete tra le due organizzazioni.
Sono stati operativamente avviati corsi integrati, con riconoscimento di crediti, e percorsi articolati per agevolare l’ adulto che rientra in formazione nel percorso di istruzione che porta al diploma.
Esperienze analoghe sono state effettuate con la popolazione carceraria e con il supporto di Enti Locali ed Ufficio Scolastico Regionale.
In provincia di Firenze sono state organizzate proficue attività di formazione in collaborazione tra un istituto statale di secondo grado  e una scuola serale comunale. 
L’ offerta formativa integrata è venuta incontro in diverse aree della regione alle esigenze di un’utenza sempre più complessa e variegata.
Le reti, nella consapevolezza che ai problemi dell’ EdA sul territorio si possa meglio rispondere rafforzando ed integrando la filiera formativa (dall’analisi della domanda, alla comunicazione, all’ offerta, alla certificazione),  cooperano attualmente all’ interno di un nucleo costituito presso l’ Ufficio Scolastico Regionale a definire, proporre e negoziare soluzioni per una progressiva integrazione del sistema di istruzione  cvon il sistema del non formale, tramite accordi con gli Enti Locali.
Emerge quindi da parte degli operatori di questo  segmento dell’ EdA  l’esigenza di rafforzare, in raccordo con gli Enti Locali,  l’ integrazione tra i soggetti erogatori, per razionalizzare l’ offerta formativa, condividere risorse, criteri di certificazione e  buone pratiche, per offrire all’ utente un sistema formativo e informativo adeguato.

 

LLL : Con quale ruolo e con quali proposte concrete possono agire gli Enti Locali?

 

Anche in riferimento alla legge regionale RT  32/2002,  il ruolo degli Enti Locali  può diventare strategico per il conseguimento degli obiettivi cui mira l’ offerta di istruzione/formazione alla popolazione adulta: inclusione sociale, recupero delle marginalità, rialfabetizzazione, riqualificazione professionale.
Un discorso separato riguarda il recupero della dispersione scolastica, che coinvolge una utenza in buona parte non adulta e con problematiche specifiche.
La centralità degli Enti Locali si realizza a livelli differenti a seconda della tipologia dell’ ente, ma si pone sempre in un’ ottica di gestione politica dell’ offerta di istruzione/formazione agli adulti.
Concretamente, gestione politica significa  azione tesa a  valorizzare e razionalizzare l’ esistente, ad integrare e coordinare le risorse del sistema, a  diventare punto di riferimento condiviso per quanto riguarda l’ analisi della domanda, la pubblicizzazione dell’ offerta, il sistema di certificazione, il monitoraggio, lo scambio di buone pratiche.
Potrebbe essere opportuno istituire una cabina di regia, effettivamente e operativamente rappresentativa  delle risorse formative in campo.
 In questa ottica si possono collocare, come snodo importante, anche i nascenti Centri Provinciali di Istruzione degli Adulti ( CPIA).

 

LLL: Quali i punti di forza e di debolezza dei provvedimenti legislativi sull’istruzione degli adulti  adottati nella  legislatura appena conclusa?

 

Il decreto applicativo del comma 632 della legge finanziaria 27/12/2007 n° 296  che istituisce i Centri Provinciali di Istruzione degli Adulti ( CPIA)  ha in linea teorica innovato significativamente il sistema pubblico di istruzione degli adulti, prevedendo negli articoli iniziali l’ integrazione tra i soggetti erogatori, CTP e  Scuole Serali Secondarie di Secondo grado, in un unico soggetto, il CPIA appunto.
Ma il decreto, all’ articolo 9, definisce una fase transitoria che per i suoi presupposti costitutivi rischia di indebolire già dall’ avvio il sistema che pure dovrebbe far nascere.
Organico poco flessibile, organizzazione della struttura appiattita sul modello della scuola del mattino, figure di sistema e di supporto specifico all’ offerta formativa non previste, inserimento del recupero della dispersione scolastica dei drop-out minorenni tra le  attività istituzionali previste, come ulteriore carico  di lavoro senza incremento di risorse per questo specifico e grave problema sociale; sono questi alcune delle principali debolezze di cui il decreto così come è congegnato è portatore.
A questo si aggiunge poi il fatto che non si prevedono, per i futuri  dirigenti , specifiche competenze,  né si normano i rapporti tra ex CTP e CPIA, con tutti i possibili conflitti che ne potrebbero derivare. Anche la localizzazione territoriale, anziché dettata da esigenze effettive  viene condizionata dal fatto che si liberino delle dirigenze perché i CPIA possano essere costituiti.
In ultimo, ma non certo per importanza,  il decreto prevede negli articoli iniziali l’ integrazione del sistema, ma poi all’ articolo 9 si dimentica delle Scuole Secondarie di Secondo grado ” Serali”, rimandando a non meglio specificati accordi tra i nuovi CPIA e le scuole stesse la possibilità per  gli adulti d ultimare il percorso di istruzione con il conseguimento del diploma.
In questo modo si rompe di fatto quell’ integrazione cui il decreto sembrava mirare negli articoli iniziali, creando danno a quelle esperienze locali di collaborazione tra CTP e “Serali” in Toscana gia efficacemente integrate.
In conclusione questa serie di contraddizioni interne al provvedimento rischiano di produrre operativamente  effetti contrari alle intenzioni del legislatore. Anziché la creazione di centri di qualità che si configurino come  snodi della rete  c’è il rischio concreto di  ghettizzare tutto il sistema.

 

LLL: Se dovesse costruire un'agenda di priorità, quali ne sarebbero i punti salienti?

 

Da quanto esposto, anche in base ad esperienze personali e degli operatori che fanno parte della rete, le priorità che ritengo fondanti per un valido  avvio del nuovo sistema previsto dal decreto e che per affermarsi deve avere un efficace  radicamento territoriale sono:
un forte raccordo con gli enti locali e con le altre istituzioni che erogano offerta di formazione agli adulti, in primo luogo la formazione professionale; una programmazione ed una localizzazione dei centri a partire dall’ analisi dei bisogni del bacino di utenza; la valorizzazione e la razionalizzazione delle buone pratiche in atto, anche a livello interprovinciale; un sistema di certificazione condiviso che consenta all’adulto il passaggio tra i sottosistemi del non formale, dell’istruzione, della formazione professionale; flessibilità dell’ offerta formativa;azioni di formazione specifica per i docenti e previsione di figure professionali di sistema, come elemento di  coerenza, garanzia e di tenuta di percorsi flessibili e personalizzati; la dotazione di risorse adeguate, anche attraverso l’integrazione di quelle esistenti.

 

Vorrei concludere con una considerazione: adulti italiani rientrati i formazione, immigrati con varie provenienze etniche e culturali,  drop-out minorenni, rappresentano una utenza composita e complessa,  distribuita in fasce d’ età molto differenziate e  costituiscono una realtà umana ricca e articolata che, nel caso in cui rientri in circuiti di apprendimento ha bisogno di operare in un ambiente di formazione adeguato e motivante, per non rischiare  fallimenti che non può permettersi, poiché rischierebbero di avere un carattere definitivo.
Se, come penso, investire risorse in questo settore significa investire sul futuro della società stessa per una progressiva riduzione delle marginalità a vantaggio della qualità della vita di tutti, allora è essenziale coinvolgere e far partecipare alla realizzazione di un sistema integrato tutte le componenti che operano nella formazione dell’ adulto, presenti sul territorio.
E se una delle priorità è non sprecare risorse, anche alla luce di passate esperienze fallimentari,  come i comitati locali, è opportuno che si operi in un sistema partecipato, che valorizzi e condivida le buone pratiche, in un ambiente dove le responsabilità sono ben individuate e i riconoscimenti collegati.

 

Intervista a Toni Virdia Intervista a Toni Virdia

 

 

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