INDICE
Le stesse parole che dette da un filosofo
gli costerebbero la testa,
in bocca a un buffone suscitano allegria.
Erasmo da Rotterdam, Elogio della Follia
Per potere introdurre la problematica della formazione ludica, riferendola poi all’età adulta e in particolare nei contesti aziendali, bisogna chiarire entro quale prospettiva teorica ci si muove, ricondotta a quale ambito disciplinare.
La scelta, in questo caso, è la teoria della costruzione dei saperi ludici secondo la Pedagogia ludica.
E’ una teoria di secondo livello o subteoria, che discende da una teoria di primo livello o teoria generale, all’interno di un ambito disciplinare ugualmente generale: questo è dato dalla Pedagogia, quella dalla teoria scientifica del processo formativo come lavoro mentale dell’organismo umano in termini di costruzione di conoscenza in tempi e contesti dati, che produce le forme storiche del sapere individuale e collettivo su cui si regge la vita degli esseri umani e delle loro società e culture.1
L’approccio epistemologico complesso ad una teoria interdisciplinare del lavoro della mente umana ha permesso negli ultimi decenni di mettere in relazione ed ampliare le prospettive delle correnti più significative sullo studio dei processi di produzione della conoscenza umana (dal cognitivismo alle scienze della vita, dal costruttivismo al situazionismo ed al culturalismo), pervenendo ad un modello complesso della formazione dei saperi umani, tuttora in via di formalizzazione, che comunque ci permette di acquisire tra gli altri alcuni postulati scientifici, profondamente innovativi rispetto alle acquisizioni consolidate nel secolo scorso sulla cognizione:
Riconoscere la dignità di elaborazione cognitiva ai significati
sensomotori ed emozionali negli animali e, tra questi, in particolare negli esseri umani assume il carattere di una rivoluzione copernicana nell’approccio storico alla conoscenza umana ed alla sua pretesa di razionalità assoluta, pura e immodificabile: è un capovolgimento di approccio che investe la stessa concezione di scienza e i modelli teorici consolidati delle scienze dell’uomo come della natura, aprendo la strada ad ulteriori innovative teorie della formazione umana (con cui la stessa Pedagogia e la Pedagogia ludica non possono non fare i conti).
La presenza di questo primo livello di produzione cognitiva, che riepiloghiamo nei saperi del sentire, ereditata dagli esseri umani attraverso l’evoluzione filogenetica dei viventi, apre un orizzonte di ricerca in buona parte ancora da esplorare sulla struttura e sulle forme della conoscenza umana, che possiamo chiamare di secondo livello e connotare in termini di conoscenza storica.
La tradizione degli studi della nostra cultura sulla conoscenza umana ha riconosciuto che la sua specificità è nel potere della ragione, la cui produzione cognitiva ha, tra gli altri, gli attributi dell’astrazione, la concettualizzazione, la simbolizzazione, la coscienza: sono le forme di sapere prodotte dal pensiero, che hanno permesso la nascita, i cambiamenti progressivi e le innumerevoli diversità degli uomini e delle donne della storia, come delle società e delle culture storiche.
Tale tradizione, nel riconoscere ed esaltare - giustamente - la specificità della produzione razionale umana, è caduta in due omissioni (in via di smascheramento dalla stessa conoscenza razionale più avanzata, espressa dal pensiero scientifico complesso degli ultimi tempi) nell’elaborazione dei significati della realtà e nel conseguente rapporto con essa mirato a conservare e trasmettere la vita: ha espunto il valore conoscitivo – inteso come elaborazione interpretativa dell’ambiente – dei saperi del sentire negli uomini e, ancor più, negli altri animali e, di conseguenza, non ha considerato la relazione strutturale che nella mente umana c’è tra l’elaborazione del sentire e l’elaborazione del pensare.
Tale relazione ci permette di riconoscere che nell’attuale specie umana affermatasi nel nostro pianeta è presente un secondo livello di conoscenza, che possiamo chiamare la conoscenza storica, che non è data dalla presenza della razionalità autoreferenzialmente intesa (il mondo dell’idea in sé), ma dalla combinazione strutturale del sentire e del pensare nella mente biopsicosocioculturale.
Possiamo riepilogare alcuni caratteri di questo ulteriore livello di elaborazione cognitiva, propria degli esseri umani:
In conclusione, i saperi storici individuali e collettivi sono di natura composita in quanto generati dall’intreccio e dalla reciproca influenza delle sensazioni e delle emozioni, elaborate sulla base dell’eredità filogenetica, e delle idee, elaborate grazie all’ulteriore bagaglio neurobiologico e psichico esclusivo della nostra specie.
Una prima tipologia (per prevalenze) dei saperi storici in cui convivono, attraverso le combinazioni e le soluzioni cognitive più disparate, sensazioni, emozioni, idee dei singoli e dei gruppi sociali e culturali può essere così descritta:
Tra le prevalenze dei saperi è da collocare la costruzione dei significati ludici, che rientrano nella macrocategoria elaborativa della “leggerezza”, in opposizione a quella della “possessione”: si danno, pertanto, sensazioni leggere, emozioni leggere, pensieri leggeri, sentimenti leggeri.
Possiamo parlare di una vera e propria categoria di Homo ludens, tematizzata dalle letterature, particolarmente versato nella produzione dei saperi ludici o saperi giocosi: sono le elaborazioni del sentire e del pensare alimentate dalle dimensioni leggere del gioco. Dimensione ludica e dimensione del gioco qui vengono assunte come intercambiabili in quanto, in termini generali, assolvono alle medesime funzioni.
Volendo riportare una breve e necessariamente incompleta rassegna delle funzioni attribuite ai saperi ludici o del gioco dell’ Homo ludens dalle diverse prospettive disciplinari e relative correnti di pensiero, si possono segnalare in prima battuta le seguenti.
Preliminarmente, una prima definizione dei saperi ludici o del gioco che, come si è anticipato, rientrano nelle più generali espressioni dei saperi leggeri, può essere ricondotta alle forme elaborative in cui prevalgono significati della realtà liberi, incerti, improduttivi, regolati, fittizi2: sono forme di sentire e pensare che non hanno preclusioni elaborative, all’interno comunque di “regole del gioco” condivise e, pertanto, non hanno esiti previsti, semmai prevedibili e comunque incerti (in questo partecipano molto della natura dei saperi investigativi); in quanto tali, non sono vincolati a una produzione ordinativa applicata, anche se rimangono nella sfera delle conoscenze d’uso, perché si avvalgono della trasposizione fantastica della realtà, mascherata dalla finzione. Da questa ultima angolatura mantengono tutto il valore reale della conoscenza simbolica, che interpreta e opera sulla realtà attraverso ben precise rappresentazioni costruite e accolte dalla mente, individuale o collettiva che sia.
Ne discende una prima e fondamentale funzione: le forme del gioco, attraverso i saperi leggeri che lo alimentano, è un meta-linguaggio ed una meta-comunicazione.
I suoi saperi espliciti, per quanto importanti nei processi interpretativi e comunicativi della finzione, nascondono saperi impliciti più impegnativi, che hanno lo scopo di indirizzare altre forme o linguaggi interpretativi della realtà e, dunque, altre esperienze di relazioni intersoggettive.
Da questa funzione primaria discendono altre funzioni, curvate maggiormente sul versante o dei saperi collettivi o dei saperi individuali.
Il gioco con i suoi saperi collettivi ha un’incidenza determinante nella metabolizzazione mentale dei processi di socializzazione e di inculturazione: nell’Homo ludens di Huizinga la leggerezza del gioco diventa veicolo potente del complesso sistema culturale;
lo stesso Caillois riconosce nel gioco un mondo di segni/significati profondamente connotati nei quali trovano la sintesi le caratteristiche delle diverse concezioni del mondo delle società in cui sono in uso.
Sul versante della costruzione dei saperi individuali, la dimensione ludica, espressa o meno in forme tecniche di gioco, svolge una funzione ugualmente importante nel rafforzamento degli stili mentali e, dunque, nella costruzione della personalità individuale e nelle sue manifestazioni comportamentali. Sono conosciuti gli studi psicologici e pedagogici di Piaget sull’incidenza del gioco nello sviluppo cognitivo e della personalità, come quelli di Vygotskij sulla forza attiva del gioco come atto gratuito per l’evoluzione affettiva e, più in generale, per la crescita umana complessiva e la strutturazione della personalità. In tale problematica si collocano le funzioni del gioco come pre-esercizio e post-esercizio: per la prima prospettiva il giocare, anche nella vita adulta, è momento propedeutico alla vita reale3; per la seconda, l’attività ludica ottimizza una nuova dinamica comportamentale.4
In ogni caso, la pratica ludica, sia come modalità particolare di elaborare i significati della realtà attraverso giochi specifici sia come modalità generale del soggetto di costruire conoscenza ludica, rimanda alla Pedagogia ludica come strategia formativa che poggia sulla leggerezza e non sulla pesantezza dell’azione formativa. Non si tratta di una riproposizione aggiornata dell’educazione attiva spontanea e unilaterale basata sugli interessi del momento del bambino come del giovane e dell’adulto (è ormai archivio storico della critica pedagogica il falso liberismo della pedagogia e dell’andragogia del laisser faire), ma di riconoscere che la Pedagogia della leggerezza ha molte possibilità di successo formativo in termini di qualità dei saperi valorizzati e di maturazione del rapporto Io-Altro.
Come per ogni affermazione di principio occorrono le prove delle sua applicabilità per riconoscerne la validità operazionale, così per la Pedagogia ludica occorre passare dalla teoria della costruzione dei saperi ludici alla pratica delle metodologie educative in grado di realizzare saperi ludici nei soggetti in formazione.
La questione non è di poco conto: si può rimanere irretiti nelle maglie di modelli teorici impraticabili oppure di pratiche empiriche sterili o comunque di corto respiro. In questa sede, ci si limita ad introdurre solo alcuni aspetti rilevanti di ordine teorico e metodologico - sollecitati dal Progetto europeo Tejaco (più avanti citato) - che ovviamente hanno poi bisogno di più ampi e articolati approfondimenti.
Sul piano della teoria pedagogica del processo formativo che si alimenta della teoria complessa della costruzione dei saperi, riportata precedentemente, va chiarito qual è l’ambito dei saperi ludici che la Pedagogia ludica assume come suo obiettivo formativo strategico. Si è fatto riferimento prima a sensazioni leggere, emozioni leggere, pensieri leggeri, sentimenti leggeri. Ora si possono chiarire alcuni elementi di tale leggerezza fatti propri dalla Pedagogia ludica riportando alcune esemplificazioni di saperi del sentire e del pensare a cui essa offre spazi di liberazione espressiva.
Non si vuole sostenere che la Pedagogia ludica sia monocorde, e dunque riduttiva, nell’elaborazione dei significati della realtà. In quanto subdisciplina della Pedagogia generale non può non occuparsi di qualsiasi espressione elaborativa dei saperi del sentire e del pensare: dalle sensazioni più sgradevoli a quelle più appetibili, dalle emozioni della paura a quelle della gioia, dai concetti più semplici a quelli più elaborati, dai sentimenti più distruttivi a quelli più realizzanti.
Come la Pedagogia generale in tali processi introduce elementi di liberazione del potenziale cognitivo5, così la Pedagogia ludica vi inserisce elementi di leggerezza critica.
La dimensione liberante del potenziale cognitivo umano assume nella Pedagogia ludica i caratteri propri della cognizione critica che, consentendo al soggetto di guardare con occhio insieme interno ed esterno la situazione esperienziale, lo accompagna nell’ elaborazione di saperi leggeri come vie di uscita comunque positive e gratificanti alle limitazioni ed ai condizionamenti dell’accadere umano.
Non si tratta di una pedagogia del relativismo universale né del disancoramento dalla condizione storica, anzi di una pedagogia dell’impegno e dell’ottimismo della mente nella situazione contingente per produrre i cambiamenti di miglioramento e di affrancamento da ogni forma di chiusura della mente e di oppressione della vita umana e dei suoi contesti naturali, sociali e culturali.
In questa ottica la Pedagogia ludica non si limita a valorizzare i saperi leggeri per se stessi, ma li utilizza come veicoli indispensabili per la costruzione di comunità di vita solidali e collaborative, eticamente ed esteticamente significative.
Sul versante dell’individuazione dei saperi leggeri di cui essa si serve nell’azione formativa, possono essere indicate a titolo esemplificativo alcune forme cognitive dove i significati del sentire e del pensare viaggiano simultaneamente, pena l’impossibilità di generare una cognizione insieme emozionale e razionale, condizione indispensabile per la nascita e l’affermazione dei saperi leggeri. Questi, infatti, si basano sulla modulazione delle sensazioni/emozioni e delle idee (equilibrio tra saperi dominanti), sulla loro persistenza spazio-temporale (equilibrio nelle variazioni di spazio e tempo), sul contemperamento di realtà e finzione (equilibrio tra saperi graduati), sull’alimentazione di sentimenti positivi (equilibrio dei caratteri), sul bilanciamento tra attaccamento e distacco (equilibrio tra saperi ponderati).
Rientrano in tale tipologia (che dal criterio della prevalenza passa a quello dell’equilibrio) i saperi leggeri complessi, nutriti in maniera integrata o comunque correlata di sentire e pensare.
Al riguardo, si indicano alcune piste di lavoro della Pedagogia ludica, in cui sentire e pensare si combinano insieme secondo uno stile mentale tutto particolare.
Tra gli approcci metodologici della Pedagogia ludica applicabile nei contesti dell’educazione degli adulti e della formazione nelle organizzazioni, viene qui abbozzato quello della Ricerca Azione Partecipativa7 riferito all’espressione ludica del teatro formativo nelle organizzazioni: se ne indicano alcune linee metodologiche in termini di ipotesi di lavoro sottoposta a verifica e valutazione sul campo all’interno del Progetto europeo Tejaco (nel Progetto europeo Leonardo da Vinci Transfert multilaterale dell’innovazione Tejaco- Théâtre et jeux pour l’accompagnement du changement dans les organisations, in occasione del quale è stata elaborata le presente introduzione, i partner privilegiano, tra le metodologie e le tecniche ludiche, la Lezione Spettacolo e il Teatro Forum -CNAM, Francia-, Il Teatro-azione la Maschera della Commedia dell’arte e l’improvvisazione -Università di Firenze, Italia-, i Giochi di platea -Ceneco, Belgio-, i Giochi di ruolo -Institutul de Stiinte ale Educatiei, Romania). L’obiettivo concreto del progetto in oggetto è quello di trasferire ed adattare il saper-fare della Pedagogia ludica in azienda nei diversi paesi europei per favorire il dialogo e l’integrazione tra le diverse culture e mirare al cambiamento organizzativo.
La RAP, come si è avuto modo di analizzare in altri studi, si presenta come una metodologia di lavoro educativo (oltre che di ricerca e d’intervento) che attinge contemporaneamente alla logica del pensare, propria del carattere investigativo della razionalità, e alla logica del sentire, presente nelle modalità partecipative delle sensazioni e delle emozioni.
In quanto poi assume come sua terza variabile la logica dell’agire, che è un portato necessario dei processi cognitivi sensomotori-emozionali-razionali, completa il suo potenziale metodologico di tradurre in lavoro con i singoli e i gruppi la teoria della costruzione dei saperi del sentire e del pensare. Nel caso della Pedagogia ludica attraverso il teatro si tratta allora di curvare la RAP nella direzione della costruzione dei saperi ludici,
Le fasi della RAP sono riepilogate nella tabella seguente: nelle prime tre colonne vengono riportate le fasi metodologiche delle tre logiche del pensare, del sentire e dell’agire; nella quarta le fasi corrispondenti della valorizzazione dei saperi del soggetto in termini di creazione di nuovi saperi personali grazie alla dinamica comunicativa tra saperi pregressi e nuovi saperi disciplinari8.
Flusso metodologico della RAP: le logiche e la comunicazione dei saperi |
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Ricerca |
Azione |
Partecipazione |
Saperi del soggetto |
|
Problema |
Attivazione |
Sensibilizzazione |
Saperi pregressi |
|
Analisi |
Snodi delle azioni |
Coinvolgimento |
Saperi pregressi + |
|
Ipotesi |
Snodi delle azioni |
Affezione |
Saperi disciplinari + Saperi pregressi |
|
Verifica |
Snodi delle azioni |
Soddisfazione |
Nuovi saperi disciplinari del soggetto |
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Valutazione |
Presa di decisione |
Presa a carico |
Saperi integrati del soggetto |
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Una prima relazione tra la RAP e la formazione attraverso il teatro può essere espressa dalla Tabella che segue: viene stabilita una prima corrispondenza tra le fasi del Teatro-azione (Le fasi del Teatro-azione sono riprese dal lavoro di ricerca di Maria Buccolo, che ha rilevato la loro corrispondenza con la RAP, da cui è scaturita questa prima comparazione) e le fasi della RAP9.
Teatro-azione |
Ricerca |
Azione |
Partecipazione |
Saperi del soggetto |
La fase di fondazione |
Problema |
Attivazione |
Sensibilizzazione |
Saperi pregressi |
La fase di relazione |
Analisi |
Preparazione |
Coinvolgimento |
Saperi pregressi + |
La fase di creazione |
Ipotesi |
Progettazione |
Affezione |
Saperi disciplinari + Saperi pregressi |
La fase di rappresentazione |
Verifica |
Realizzazione |
Soddisfazione |
Nuovi saperi disciplinari del soggetto |
La fase di condivisione |
Valutazione |
Presa di |
Presa a carico |
Saperi integrati del soggetto |
E’ possibile leggere in corrispondenza le fasi della RAP e le fasi del Teatro-azione, a condizione che nelle seconde siano veicolate le prime, che comunque mantengono le specificità tecniche della realizzazione teatrale:
Queste coordinate metodologiche della RAP applicata alla formazione ludica teatrale costituiscono un primo avvicinamento tra i due approcci, pur dovendo riconoscere che non è nuovo l’incontro tra RAP e teatro nell’educazione degli adulti (tra le ricerche e gli interventi di EDA coordinati da chi scrive si cita il Progetto europeo ESTEEM e l’utilizzazione delle forme teatrali che è anche presente nell’esperienza dei Circoli di Studio nell’ambito dei bandi di EDA della Regione Toscana). Qui è stata segnalata una prima possibile macrocorrispondenza tra le cinque fasi dell’una e dell’altra, ma è evidente che il contributo determinante della RAP è nel disporre metodologicamente della teoria della costruzione dei saperi del sentire e del pensare che le permette di ben calarsi nella costruzione dei saperi ludici, a cui le pratiche di formazione ludica possono utilmente fare riferimento.
In questo senso, l’applicazione della RAP al teatro (RAP-T), come ad altri contesti e percorsi formativi (La Ricerca Azione Partecipativa: come la RAP-T nell’approccio territoriale all’educazione della comunità locale o la RAP-S nell’istruzione scolastica o la RAP-SU nei progetti internazionali di sviluppo umano), mentre è un’occasione preziosa per sue ulteriori verifiche e approfondimenti, è anche un contributo prezioso che essa può dare alla modellizzazione delle pratiche di formazione ludica.
In ogni caso, anche attraverso la RAP, la Pedagogia ludica c’insegna che l’educazione ai saperi ludici costituisce un valore aggiunto fondamentale per le singole persone, per le organizzazioni e per le stesse società: la costruzione di saperi leggeri – va ribadito in chiusura – rimane fondamentale per la realizzazione personale e, in particolare, per l’equilibrio e il benessere nel lavoro e nelle altra attività pubbliche e private, per il buon clima e il buon funzionamento dell’organizzazione, per contribuire alla formazione dell’Homo ludens planetario in epoca di processi conflittuali mai così estesi nella cosiddetta Società liquida10.
* Paolo Orefice è Professore Ordinario di Pedagogia Sociale e di Teoria della Formazione presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze, di cui è stato Preside dal 1995 al 2001 e dal 2002 al 2003. in questa funzione è stato anche Presidente della Conferenza permanente dei Presidi delle Facoltà di Scienze della Formazione. Prorettore presso l’Ateneo fiorentino per l'Innovazione e la Qualità della Formazione da novembre 2003 a novembre 2006, nel triennio precedente è stato Delegato di CampusOne e dei rapporti con il territorio. Attualmente è Referente di Ateneo per la Cooperazione Internazionale nell’area della Formazione con particolare riferimento ai Paesi dell’America Latina.
Dal 2005 è Direttore della Scuola di Dottorato in Scienze della Formazione dell’Università di Firenze e, precedentemente, dal 2002 al 2004 Coordinatore del Dottorato di Ricerca in Qualità della Formazione. È inoltre Direttore del Master in Sviluppo Umano Locale, Cultura di Pace e Cooperazione Internazionale dell'Università di Firenze. Precedentemente è stato coordinatore del Master di II livello in “Responsabile e consulente della qualità della formazione”. Recentemente (settembre 2006) gli è stata assegnata l’Unesco Transdisciplinary Chair on Human Development and Culture of Peace.
Il suo filone principale di ricerca, teorica e sperimentale, e di attività professionale – consulenza e formazione – è la teoria locale dei processi formativi attraverso la creazione dei saperi emozionai e razionali, a diversi livelli di analisi e di intervento. I fondamenti teorici si basano sull’approccio interdisciplinare e pedagogico al Creating Knowledge e alla costruzione del Sistema dei saperi personali, individuali e collettivi. L’azione metodologica è polarizzata sull’approccio multidimensionale della Participatory Action Research negli interventi locali dell’educazione formale e non formale nel contesto del Lifelong Learning. Il quadro operativo di riferimento è il Sistema formativo locale, nel quale interagiscono le diverse agenzie e servizi formativi nel più ampio contesto dello sviluppo della qualità della vita dei soggetti e della società locale. L’ambito di attuazione è riferito agli Operatori della formazione, in termini di codificazione della specificità scientifica e della diversificazione professionale, anche sul piano normativo, delle figure che a vario titolo e livello intervengono nel campo della formazione: dalle funzioni di decideur delle politiche formative e di responsabile di agenzia formativa a quelle di operatore della didattica nell’educazione formale e nell’educazione non formale. Membro di organi direttivi, ed in alcuni casi socio fondatore, di associazioni scientifiche e organismi nazionali (come AIDEA, SICESE, SIPED, EDAFORUM, Commissione Nazionale UNESCO) ed internazionali (come ICAE, ICEA, CESE, WCCES) e già componente del Consiglio di Amministrazione dell'UNESCO Institute for Education ad Amburgo, da anni dirige sul piano scientifico e coordina progetti internazionali europei, nazionali e regionali di Lifelong Learning, Creating Knowledge e Participatory Research secondo l’approccio locale integrato ed è impegnato in ricerche e azioni di Cooperazione internazionale nel campo dello sviluppo umano per la creazione dei saperi nell’istruzione e nell’educazione degli adulti.
Le sue pubblicazioni, di cui parte all'estero, sono complessivamente circa trecentocinquanta. Tra le ultime ricordiamo i seguenti volumi: The Creation of Knowledge through Environmental Education, in J.P. Hautecoeur (Ed.), Ecological Education in Everyday Life, Toronto, Unesco-University of Toronto Press, 2000 (anche in francese); I domini conoscitivi. Origine, natura e sviluppo dei saperi dell’Homo Sapiens Sapiens, Roma, Carocci, 2001; La formazione di specie. Per la liberazione del potenziale di conoscenza del sentire e del pensare, Milano, Guerini, 2003; La Ricerca Azione Partecipativa, Napoli Liguori, 2007, Volumi 1 e 2; Pedagogia. Introduzione a una scienza del processo formativo, Roma, Editori Riuniti, 2007.
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_, Manuale per l’esperto dei processi formativi, Nuova edizione, Carocci, Roma 2005.
_, Pedagogia delle risorse umane e delle organizzazioni, Guerini, Milano 2005.
Paul Arrigan , Shakespeare e il management, Etas, 2003.
Renata Borgato e Paolo Vergnani, (a cura di), Teatro d’Impresa . Il teatro nella formazione dalla teoria alla pratica. Franco Angeli, Milano 2007.
Maria Buccolo, La Formazione per lo sviluppo delle risorse umane nelle organizzazioni, in BALDASSARRE F., Risorse Umane e Impresa, Ed. Dal Sud., Modugno (Ba) 2004.
_, L’apprendimento organizzativo come nuova strategia di form-azione, in CONTO’ F., MONTANO L. (a cura di), Economia e gestione delle imprese e delle risorse umane, Franco Angeli, Milano 2004.
_, <Il teatro d’impresa, intervista a Christian Poissonneau> in E. RAGO, L’arte della formazione, metafora della formazione esperienziale, Franco Angeli A.I.F., Milano 2004.
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Maria Buccolo, La formazione va in scena, la progettazione dei processi formativi attraverso la metodologia del teatro d’impresa, Bari, Laterza, 2008.
Rogers Caillois, I giochi e gli uomini, Bompiani, Milano 2000.
Silvana Calaprice, La formazione educante tra lavoro ed età adulta, la formazione dei formatori oltre le competenze, Ed. Laterza, Bari 2007.
Franco Cambi, Le pedagogie del Novecento, Roma-Bari, Laterza, 2005.
Mariagrazia Contini, Maurizio Fabbri, Paola Manuzzi, Non di solo cervello. Educare alle connessioni mente-corpo-significati-contesti, Milano, Raffaello Cortina, 2006.
Ivano Gamelli., Pedagogia del corpo, Meltemi, Roma 2002.
Erving Goffman, La vita quotidiana come rappresentazione, Il Mulino, Bologna 2001.
Maria Luisa Iavarone, Educare al benessere. Per una progettualita' pedagogica sostenibile, Milano, Bruno Mondadori, 2008
Paolo Orefice, La formazione di specie. Per la liberazione del potenziale di conoscenza del sentire e del pensare, Guerini Associati, Milano 2003.
Paolo Orefice, Atonia Cunti, (a cura di) Multieda, dimensione dell’educare in età adulta: prospettiva di ricerca intervento, Liguori, Napoli 2006.
Paolo Orefice, Pedagogia. Introduzione a una scienza del processo formativo, Editori Riuniti, Napoli 2006.
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Kostantin Stanislawskij, Il lavoro dell’attore su se stesso, Laterza, Bari 2003.
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1 Per gli studi ultimi dell’autore, ai quali si fa riferimento in questo scritto aggiornandoli, si rimanda in particolare ai volumi Pedagogia 2006, I domini conoscitivi 2003, La formazione di specie, 2003.
2 Rogers Caillois, I giochi e gli uomini, Bompiani, Milano 2000.
3 Groos K.
4 Edward H., Carr.
5 Su questa dimensione finalistica e trasformativa della Pedagogia come scienza dell’autopoiesi umana si rimanda al citato volume La formazione di specie, 2003.
6 Su tale problematica è particolarmente attiva la Rete Siped Società Italiana di Pedagogia, coordinata da chi scrive, costituitasi nel 2008 in Tavolo interistituzionale e interassociativo delle professioni dell’educazione e della formazione. Si veda, al riguardo, il sito www.professioniformativesiped.it.
7 Paolo Orefice, La ricerca azione partecipativa. La creazione dei saperi nell’educazione di comunità per lo sviluppo locale, Vol. I, Liguori, Napoli 2006.
8 la presente tabella è ripresa dal volume Pedagogia. Introduzione a una scienza del processo formativo, Editori Riuniti, Napoli 2006.
9 Maria Buccolo, La formazione va in scena, la progettazione dei processi formativi attraverso la metodologia del teatro d’impresa, Bari, Laterza, 2008.
10 Sul rapporto educazione-benessere-dimensione ludica si veda il recente volume di Maria Luisa Iavarone, Educare al benessere. Per una progettualita' pedagogica sostenibile, Milano, Bruno Mondadori, 2008.