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Siamo ancora abituati a considerare la scuola antica come un modello di formazione riservato ad un’élite e molto distante dal nostro, in quanto basato su modelli metodologici esclusivamente trasmissivi e mnemonici.
Il volume che raccoglie contributi di studiosi dell’Antichità, approfondisce vari aspetti legati all’insegnamento nell’età romana, anche mettendo in discussione questa convinzione.
Tra i vari interventi un interesse particolare, rispetto al focus di questa rivista è l’intervento di Rolando Ferri, Il Latino dei Colloquia Scholica (pp.111-177).
Questo contributo ci permette di evidenziare come attraverso l’indagine filologica, si possano aprire nuove prospettive e mettere in luce possibilità di indagini pluridisciplinari, che oltrepassino l’ambito specialistico per coinvolgere la storia della pedagogia, delle istituzioni formative ed anche per indurre riflessioni metodologiche riferibili all’oggi.
L’autore descrive così i documenti presi in esame <<Con la titolatura moderna di Colloquia Scholica [...]si intendono una serie di dialoghi e narrazioni greco-latine, usate nell’insegnamento del latino e del greco come seconda lingua e incluse dai manoscritti medievali nelle raccolte dei cosiddetti Hermeneumata [cioè dei glossari bilingui greco-latino strutturati sia in forma alfabetica che per grandi repertori lessicali N.d.A].>>(p.111)
I Colloquia Scholica si presentano quindi fin dalla loro struttura grafica, molto simili a manuali per l’apprendimento situazionale di una seconda lingua.
Uno dei dati di maggior interesse , come sottolinea Ferri, è il tipo di lingua rappresentato: «essi vogliono essere testi nei quali si insegnano a parlare un greco o un latino esistenti ma corretti, non schiacciati sulla norma letteraria».(p.112)
Già nella loro titolatura antica, invece, i Colloquia scholica pongono l’accento sulla conversazione, sul parlato (per i grammatici antichi consuetudo).
Una cospicua parte del lavoro di Rolando Ferri è dedicata all’analisi del lessico, della morfologia e della sintassi di questi testi, e mostra come spesso, senza indulgere in errori o volgarismi, i Colloquia ci fanno conoscere quella parte della lingua altrimenti perduta.
La novità principale di questi testi risiede inoltre, nella tipologia dei dialoghi che illustra azioni comuni di un cittadino dell’Impero Romano del III-IV secolo come un manuale di conversazione di oggi.
Ci sono scene particolarmente vivaci per la situazione rappresentata. Interessante, per ciò che qui ci riguarda, sono quelle che rappresentano l’attività scolastica, descrivono lo svolgersi delle lezioni a volte con trovate quasi comiche, come il dialogo tra uno studente e il compagno che vuole convincerlo a passargli il dettato.
E’ verosimile che le scenette dialogiche si prestassero poi ad una drammatizzazione.
Le situazioni che riguardano il tribunale ci suggeriscono che tra i destinatari di questo tipo di apprendimento, non ci fossero soltanto bambini, ma anche giovani adulti che esprimevano il bisogno di rapportarsi alle istituzioni sia in greco che in latino: per questi l’apprendimento linguistico era legato a tecniche che oggi definiremmo di problem solving.
Ferri evidenzia due problemi di text-kritik uno cronologico, l’altro linguistico, riguardo ai Colloquia Scholica.
I nostri testimoni coprono un arco di tempo che va dal III-IV al secolo all’Umanesimo, senza permetterci una datazione sicura.
Ferri illustra magistralmente una serie di elementi interni che permettono di fissare una datazione all’incirca all’età di Diocelziano (p.120-124).
Ferri si pone poi una questione di tipo linguistico: <<Venivano utilizzati per insegnare il latino o per insegnare il greco? Quale delle due lingue è più autentica e idiomatica? Nei Glossaria bilinguia di Kramer (1983) e (2001) troviamo vari esempi di Hermenuemata di provenienza orientale; dunque l’uso di questi testi da parte di parlanti nativi di greco che imparavano il latino è certo, ma i MSS medievali sono occidentali, e documentano la funzione degli Hermeneumata per parlanti latini desiderosi di imparare il greco.>>
In conclusione possiamo dire che esaminando questa tipologia di documenti con un approccio non soltanto tecnico, ma anche riferito alla storia della vita quotidiana e ad una storia della metodologia pedagogica in campo linguistico, come ha ben dimostrato Ferri, veniamo a scoprire una realtà che presenta interessantissime analogie con i moderni metodi di insegnamento e che dimostra come le problematiche dell’apprendimento di una lingua seconda per adulti e giovani adulti non appartengano solamente a tempi in cui imparare la lingua internazionale prevalente diviene una necessità imprescindibile.