RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 5/ N. 13 - 28 Febbraio 2009 - Uno sguardo all’Europa: verso un'educazione degli adulti comparata.
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

ALFABETIZZAZIONE E EDUCAZIONE DEGLI ADULTI NEL BACINO
EURO-AFRO-MEDITERRANEO

Di Bruno Schettini

Abstract in Italiano

Intervento di Bruno Schettini alla 60^ Giornata Mondiale dell’Alfabetizzazione – L’Alfabetizzazione nel Mediterraneo
Camera dei Deputati Sala delle Colonne, Roma 8 settembre 2008

English Abstract

Relationship of Bruno Schettini to the Sixtieth World day of the illiteracy and adult education -  The mass literacy in the Mediterranean basin
Camera dei Deputati Sala delle Colonne, Roma 8 settembre 2008

1.ALFABETIZZAZIONE ED EDUCAZIONE DEGLI ADULTI: TEMI CHE ACCOMUNANO EUROPA E TUTTI I PAESI DEL BACINO MEDITERRANEO. 

Siamo qui oggi per parlare del gravoso problema dell’alfabetizzazione e dell’Educazione degli Adulti nel Mediterraneo e delle possibilità di cooperazione sui metodi e sulle strategie.    
Il problema, a mio avviso, non si può affrontare se non alla luce di due importanti eventi politici che vanno assolutamente considerati. Per non cadere nell’errore di fare oggi un discorso unicamente celebrativo, dobbiamo collegarci agli accordi dei nostri Capi di Stato e di Governo e di quanti tracciano le mappe dell’economia a livello locale, regionale e mondiale.   
I due eventi sono il “Partenariato euromediterraneo”, noto come “processo di Barcellona”, istituito nel novembre del 1995 (Barcellona, 27-28/11/1995) e il “Vertice del Mediterraneo”, svoltosi a Parigi poco più di due mesi fa (13/07/2008) che ha dato vita all’ “Unione per il Mediterraneo” (UPM).
Sullo sfondo di questo mio intervento  stanno la Risoluzione del Parlamento europeo del 5 giugno 2008 sul processo di Barcellona, Unione per il Mediterraneo e la Dichiarazione congiunta (Joint Declaration) del Vertice per il Mediterraneo, di Parigi, svoltosi sotto la co-presidenza del Presidente della Repubblica francese e del Presidente della Repubblica Araba dell’Egitto.
Il Partenariato Euromediterraneo e il Vertice del Mediterraneo hanno tracciato alcune piste, politiche, culturali ed economiche, che i processi di alfabetizzazione non possono ignorare:

  1. Nel momento in cui si pensa ad un impegno dei Paesi del Mediterraneo in materia di cooperazione per l’alfabetizzazione e l’educazione degli adulti, non si può continuare a pensare di potere esportare un modello occidentale di alfabetizzazione ed istruzione. Il rischio concreto di dare vita a risultati opposti a quelli attesi è già sotto gli occhi di tutti anche se accaduti in contesti diversi - come ha sostenuto il Ministro degli Esteri italiano Frattini - in una sua recente dopo il Vertice di Parigi1;
  2. Il partenariato e la cogestione – in quanto relazioni fra pari – devono essere posti a fondamento dei processi evolutivi dei Paesi che si identificano nel “costrutto geo-politico-culturale” cosiddetto del Bacino Mediterraneo.
    Il partenariato e la cogestione, come ribadito al Vertice del Mediterraneo di Parigi, sono il presupposto ineludibile di un modello di democrazia praticabile nei rapporti fra le Nazioni. Qualsiasi correttivo sarebbe visto come una nuova forma di colonialismo;
  3. Le aspettative di vita di 765 milioni di cittadini del bacino euro-afro-mediterraneo gravano sugli scambi interculturali e interreligiosi non meno di quanto gravino su quelli economici e diplomatici. Di fatto, i cittadini della Regione Mediterranea Meridionale si trovano in tutta l’Europa del Nord. Ciò è sufficiente per capire che è necessario investire risorse e promuovere scambi per una vita migliore e uno sviluppo pacifico per tutti;
  4. Il Mediterraneo è un luogo di nodi storicamente irrisolti, ma anche in atto; l’Italia, quale Paese dell’U.E., può essere, per vocazione e per posizione geografica, il crocevia delle relazioni fra il Nord e il Sud del Mediterraneo a partire proprio dal problema della cooperazione per l’alfabetizzazione secondo una tradizione dell’Educazione degli Adulti non strumentale, bensì funzionale ad una formazione critica di tutti i cittadini, nel rispetto di culture, tradizioni e diritti umani essenziali.
  5. Tutto ciò porta a condividere l’idea che non si possa e non si debba mai più parlare di un’unica Civiltà del Mediterraneo, anche se il concetto venisse inteso come includente, bensì di più Civiltà del Mediterraneo, tutte aventi pari dignità in quanto fondatrici, da sempre, di un processo di interrelazioni di quella che è stata considerata una Culla di Civiltà ovvero il Bacino del Mediterraneo.    

Come sostiene il pedagogista maltese Peter Mayo2, è necessario abbandonare la falsa prospettiva di un bacino mediterraneo euro-centrico. Occorre considerare il Mediterraneo come inclusivo del nord-Africa o Africa mediterranea e di parte del Medio Oriente.
Ciò che risulta difficile, qui in Europa, è la capacità di riconoscersi non solo come eredi di una storia pensatrice di democrazia, ma in parte e per alcuni aspetti, eredi anche di una storia colonizzatrice, produttrice e ri-produttrice di violenze.
Un’eredità da decostruire e riportare a sintesi perché la lettura critica della realtà e la denuncia della stessa possono portare a cercare e scoprire qualcosa di inedito.
Per realizzare ciò occorre dismettere quella Geografia politica del Mediterraneo che, purtroppo, ci riporta continuamente a una storia di incontri, traffici, commerci, ma anche di violazioni, depredazioni, tentativi di annullamento delle identità.     
I processi di dialogo autentico e la prassi ci dovrebbero aiutare ad attraversare le nostre frontiere mentali e culturali per conoscere meglio quello che viene definito come l’alterità.Riconoscere il contributo degli altri allo sviluppo della nostra cultura e di aspetti della cosiddetta “civilta` occidentale”.
Quindi oltre ad imparare a leggere, in maniera critica,  quello che ci offrono i mass media, attraverso i quali si presenta un’immagine sbagliata di quella che noi definiamo l’alterità (era sempre così ma, forse, è diventato più palese a livello dei mass media dopo l’undici settembre del 2001), dobbiamo anche problematizzarne il patrimonio culturale, storico.  Significa problematizzare la sua politica di rappresentazione, una rappresentazione che crea un certo tipo di  “orientalismo”, tanto per usare i termini di Edward Said3.
Nello stesso tempo, occorre sbarazzarsi di questa “abitudine” europea di parlare del Mediterraneo e di pensare soltanto alla sponda settentrionale. Il Mediterraneo ha anche un'altra sponda, quella dell'Africa, quella del Maghreb, quella dell’Asia mediterranea. Altri, dunque, costruiscono il Mediterraneo diversamente da noi, proiettandolo come una regione con tutte le caratteristiche di ciò che può essere ampiamente chiamato il "Sud” del Mediterraneo.     
Le conoscenze e le tecnologie, che sono il patrimonio comune dell'umanità, non sono stati creati dal nulla, ma sono stati creati in un lungo processo di elaborazione a cui ogni popolo ha dato il proprio contributo trasferendolo continuamente proprio attraverso gli scambi.    
L'importanza di tali contributi non può essere ignorata in un processo educativo destinato non solo a rendere  giustizia alle culture dell’intero bacino del Mediterraneo, culture che sono state spesso denigrate in un processo storico-antropologico di evidente “amnesia” (per ignoranza e/o pregiudizio), ma anche per evidenziare il carattere ibrido delle culture e a sistemare le cose rispetto alle erronee concezioni delle culture cosiddette superiori che portano alla costruzione di culture e civiltà antagoniste escludenti.

2.  LA RIFLESSIONE SUL TEMA DI TRE PEDAGOGISTI

A proposito della formazione critica, già richiamata in precedenza, mi riferisco qui alla pedagogia di Paulo Freire, noto pedagogista brasiliano, a cui si ispirano ancora oggi moltissimi educatori di tutto il Mondo. La sua pedagogia costituisce ancora oggi, a undici anni dalla sua morte, un punto di riferimento per l’educazione degli adulti per il metodo di lavoro, ma anche per la sua filosofia. Questa filosofia guidava e guida l’azione per la liberazione delle genti da ogni forma di oppressione attraverso l’apprendere a parlare e a scrivere per essere autenticamente radicati nel mondo ed essere realmente costruttori di storia.
Occorre, poi, chiamare in causa, il nostro Ettore Gelpi, morto circa otto anni fa, ma noto per avere lavorato per anni, per conto dell’UNESCO prima e per il Consiglio d’Europa e l’Unione Europea successivamente, in molti Paesi allo scopo di sollecitare continuamente, presso i vari governi, processi di alfabetizzazione e di Educazione degli Adulti che favorissero concretamente l’inclusione sociale anche attraverso adeguate politiche per il lavoro e per la formazione lungo tutto il corso della vita.
Gelpi è stato più di tutti il pedagogista che già sul finire del secolo scorso con insistenza ha indicato il modo con il quale coniugare il tema dell’alfabetizzazione delle persone e dell’educazione degli adulti all’interno di un approccio sistemico alla complessità. Egli ha anticipato i temi contemporanei in cui si cimentano capi di governo, funzionari, insegnanti, educatori, ricercatori, sindacalisti ecc…   al fine di realizzare una democrazia reale dei popoli e fra i popoli.
Vengo, infine, all’amico e collega Peter Mayo, dell’Università di Malta, studioso di fama internazionale e ormai punto di riferimento per l’elaborazione di una pedagogia del Bacino del Mediterraneo post-coloniale. In particolare, il pensiero di Peter Mayo tornerà in alcune riflessioni che seguiranno. Desidero segnalare da subito il suo recentissimo lavoro su Gramsci,  Freire e l’Educazione degli Adulti, pubblicato in Italia nel corso di quest’anno4.
Certamente, si potrebbero citare altri studiosi ed educatori di non minore fama, ma credo di avere indicato, sia pure in maniera estremamente rapida, tre forti personalità di riferimento per la riflessione pedagogica in materia di alfabetizzazione ed Educazione degli Adulti. Essi possono bene rappresentare, ad un tempo,  la vision e la mission pedagogica pertinente al processo di Barcellona e all’Unione per il Mediterraneo per gli anni a venire.
Ciò è possibile perché la loro filosofia dell’educazione, senza tradire le storie e le aspettative locali, anzi fortemente rispettosa di esse, riesce a superare i confini talora angusti di ogni Paese; riesce a parlare il linguaggio di un’umanità che, a vario titolo, chiede una vita migliore e uno sviluppo pacifico per tutti.

3. ALCUNI DATI SULL’ALFABETIZZAZIONE IN EUROPA E IN ITALIA

La popolazione europea, quella del bacino nord del Mediterraneo, sta sensibilmente invecchiando: nei prossimi 30 anni il numero di giovani europei di età inferiore a 24 anni si ridurrà del 15%. Un europeo su tre avrà più di 60 anni, mentre uno su dieci ne avrà più di 805. In Italia, le cifre sono ancora più allarmanti.   
 “Il fenomeno dell’invecchiamento nell’UE va analizzato nel contesto dell’espansione globale della popolazione nel mondo. Dopo un aumento della popolazione mondiale dai 2 miliardi del 1950 agli attuali 6,5 miliardi, l’ONU prevede la continuazione di questa tendenza, ma ad un ritmo rallentato, per raggiungere 9,1 miliardi entro il 2050. il 95% circa della crescita globale della popolazione riguarderà i paesi in via di sviluppo e la popolazione dei 50 paesi meno sviluppati raddoppierà. La maggiore crescita riguarderà l’Africa. Di conseguenza, diminuirà la percentuale della popolazione mondiale rappresentata dagli attuali Stati membri dell’U.E.”6.
Questo trend comporta già da oggi notevoli sfide per il modello sociale nord-europeo. Il flusso ridotto di giovani che accedono al mercato del lavoro e il fatto che soltanto un cittadino su tre, della fascia d’età compresa fra i 55 e i 64 anni, abbia  un’occupazione retribuita, mettono in evidenza la necessità di sfruttare al massimo il potenziale dell’Educazione degli Adulti, per incrementare la partecipazione dei giovani alla vita attiva e prolungare la partecipazione dei cittadini più anziani.
“D’altro canto, non si può dare per scontato che la riduzione del numero di giovani favorisca il loro accesso al mercato del lavoro. Fattori quali un’istruzione e qualifiche adeguate continueranno ad essere fondamentali per ottenere un’occupazione stabile. Nel contesto di una società che invecchia è quindi particolarmente importante offrire una formazione di qualità ai giovani, rispondendo così alle esigenze del mercato del lavoro e di una società basata sulla conoscenza, e sviluppare la formazione permanente affinché gli individui possano conservare il proprio capitale umano”7.
     Fra l’altro, gran parte della popolazione europea versa nella condizione di analfabetismo di ritorno ed illetteratismo. Ciò significa affrontare il problema degli abbandoni scolastici prematuri (6 milioni nel 2005); significa mirare al miglioramento delle competenze e della capacità di adattamento dei lavoratori d’età superiore ai 40 anni e poco qualificati, incoraggiandoli a passare almeno al livello superiore. In questa direzione spinge il processo di Lisbona.
A livello europeo, nuove forme di analfabetismo, quali l’impossibilità di accedere e utilizzare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione nella vita quotidiana e nella vita professionale, ma anche una monopolizzazione delle risorse accanto ad una non equa ridistribuzione delle ricchezze, hanno come conseguenza l’accentuarsi di fenomeni di emarginazione, che creano uno solco sempre più profondo fra gli Stati del Nord e quelli del Sud del Mediterraneo. È questa una situazione che affonda le sue radici nei rapporti di forza, storicamente espressi, fra i Popoli del Nord e quelli del Sud del Mediterraneo.
In Italia appare prioritario eliminare, o almeno ridurre, significativamente le varie forme di analfabetismo “di base”, “di ritorno” e di “illetteratismo” che rischiano di impedire a molti l’esercizio di una piena cittadinanza e di penalizzare la capacità espressiva di chi non ha ancora accesso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ma non solo. Il quadro che emerge dalle ricerche mostra la debolezza del contesto in cui si attua la formazione professionale e spinge a ritenere che, per conferire qualità ai piani di formazione, si debbano preliminarmente sviluppare azioni di recupero, consolidamento e sviluppo delle competenze culturali di base8.
L’Educazione degli Adulti può contribuire a far sì che l’immigrazione (che controbilancia almeno in parte l’invecchiamento della popolazione dei paesi del bacino nord del Mediterraneo e la carenza di risorse umane per il lavoro) possa compiersi in modo da risultare vantaggiosa sia per i lavoratori migranti che per il Paese di accoglienza. Tuttavia, le condizioni degli immigrati sul mercato del lavoro, ivi compresi coloro che sono altamente qualificati, spesso risultano peggiori di quelle dei cittadini dell’UE: lo svantaggio riguarda non solo i nuovi arrivati, ma anche i migranti di seconda e terza generazione, nonché in misura maggiore le donne migranti.
 Va rilevato che il fenomeno migratorio è una caratteristica importante del Mediterraneo, anzi l’immigrazione rappresenta l'aspetto emergente, probabilmente il più evidente del vasto processo di globalizzazione che caratterizza sempre più l'assetto dell’intero pianeta. Le Migrazioni rappresentano più che un fenomeno una certezza storica, anche se si presenta oggi con caratteristiche diverse, in tutti i paesi e, in particolare, in quelli più sviluppati industrialmente.
Per secoli lo “scambio” è stata un’importante caratteristica della vita del bacino del Mediterraneo, tuttavia, lo scambio assume oggi una forma diversa. In termini di mobilità delle persone, si verifica su una scala mai vista prima nella storia. Ciò che sviluppa questo processo sono i requisiti dell’economia nei Paesi altamente industrializzati per taluni tipi di lavoro e la considerazione che tali requisiti non possono o non devono (per minimizzare i costi del lavoro) essere soddisfatti dal mercato del lavoro interno, nonostante gli elevati livelli di disoccupazione registrati in questi stessi paesi.
“Nei prossimi decenni l’UE resterà quasi certamente un’importante destinazione per i migranti. Secondo uno scenario prudente, le proiezioni di Eurostat indicano che circa 40 milioni di persone emigreranno verso l’Unione europea entro il 2050”9.
“Non si può più ignorare l’attrattiva esercitata dal territorio europeo grazie alla sua relativa prosperità, alla sua stabilità politica, alle richieste di ricongiungimento familiare da parte degli immigrati arrivati di recente ed alla crescita dinamica delle popolazioni di regioni relativamente povere vicine all’Europa. Sarà necessario conciliare meglio questi diversi fattori organizzando l’immigrazione legale e, di pari passo, l’integrazione degli immigrati, rispettando nel contempo le esigenze dei paesi d’origine”10.
Alla luce di ciò, appare evidente che una delle prossime sfide per l’Educazione degli Adulti è quella di fornire sostegno all’integrazione dei migranti nella società e nell’economia e la piena valorizzazione delle competenze e delle esperienze acquisite prima della migrazione.
In questa stessa direzione si esprimeva nel 2007 il “Piano d'azione in materia di educazione degli adulti: È sempre il momento di imparare”,  attraverso la Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico e sociale Europeo e al Comitato delle Regioni11.
In ciò l’Italia si trova di fatto impreparata non solo rispetto ad altre Nazioni dell’U.E., ma anche rispetto al problema della certificazione di quelle competenze acquisite in situazioni non formali ed informali dai propri cittadini.
Tutto ciò osta al pieno raggiungimento degli obiettivi fissati dai Consigli Europei di Lisbona e di Feira sui temi dell’istruzione e della formazione permanente e più recentemente ribaditi dalla Commissione della Comunità Europea che ha prodotto gli indicatori e i benchmarcks  sullo stato degli obiettivi di Lisbona in ordine all’educazione e alla formazione sostenendo che il “Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo sarà un partenariato multilaterale incentrato su progetti regionali e transregionali, che dovrebbe quindi aumentare il potenziale di integrazione regionale e di coesione” 12.

 

4.ALCUNE ISTANZE PER LA COOPERAZIONE ALL’ALFABETIZZAZIONE NEL MEDITERRANEO
4.1  L’UNESCO e la visione dell’educazione.

Il problema riguarda, prima di tutto, la visione dell’educazione. Si tratta di un’educazione che dura per tutta la vita e vale per ogni circostanza di essa. Questa educazione impone il superamento della concezione tradizionale  della scuola considerata come l’unica realtà educativa, ma anche di quella formazione che crea una distinzione netta tra  percorsi “generalisti” di base e percorsi “professionali”.   Bisogna guardare alla costruzione di un sistema formativo trasversale, capace cioè di abbracciare le diverse esigenze dei destinatari e di rispondere a bisogni diversi. Qui il problema è di rivedere complessivamente il sistema della domanda e dell’offerta di istruzione e di educazione. Bisogna guardare ad una filosofia della vita e della polis che tenga in considerazione l’istanza di una coscienza umana terrestre e planetaria come già sosteneva Ettore Gelpi.
La proposta di formazione deve recare una ricchezza di significato antropologico secondo le diverse antropologie che di fatto sono implicate ed evolvono insieme.
In effetti, sono in gioco più idee e modelli di società. Società che vogliono definirsi dell’apprendimento permanente devono essere in grado di offrire in maniera sistematica e integrata un’offerta formativa di lifelong e lifewide learning non asettica e neutrale; un’offerta in grado di riformulare e coniugare il delicato rapporto uomo/cultura-natura-tecnologia. Il rischio, altrimenti è quello di una formazione tecnologica – tecnicistica – privata non solo della cultura umanistica, ma anche di quella scientifica nel cui terreno di coltura si sviluppa quella tecnica.
L’enfasi posta attualmente sull’apprendimento, più che sull’educazione, sottolinea la responsabilità individuale delle persone per la loro educazione continua. Al contrario di quanto accadeva prima, attraverso l’UNESCO!
La riflessione odierna accentua la responsabilità dei governi nel fornire strutture adeguate per soddisfare i bisogni educativi dei cittadini. Tuttavia, c’è stato uno spostamento di campo che non è casuale e che fa capo alla svolta neoliberista dei nostri tempi, una linea di pensiero che si trova dappertutto nei discorsi sul lifelong e lifewide learning. Essa, per esempio, dà priorità all’educazione professionale anche nell’ambito dell’educazione della terza età per il fatto  che le pensioni non sono  più sostenibili in un mondo dove la gente vive di più e dove lo stato sociale non si considera più una strada politicamente percorribile13.
Questo discorso è maggiormente diffuso tra i Paesi della sponda Nord del Mediterraneo e si trova anche in alcuni  Paesi della sponda Sud dal momento che diversi di questi Paesi aspirano a entrare nell’UE.
Tuttavia, nella maggior parte dei Paesi della sponda Sud c’è necessità di un’alfabetizzazione di base e molti sono i progetti in tal senso.

4.2 Pensare al futuro solidale.

In effetti, la precedente pista appare contraddittoria perché ciò che prevale è la logica del libero mercato che chiede solo un certo tipo di alfabetizzazione e utilizza un certo tipo di vocabolario. Due esempi. Il primo, riguarda la formazione per il mercato. Ci viene detto che occorre formare bambini, giovani e adulti ai mercati futuri. Questi mercati, però, quali sono? E, soprattutto, quante persone impegneranno? Se i mercati futuri saranno sempre più virtuali e gli addetti da impegnare sempre di meno, ci si chiede: gli altri, tutti gli altri, che faranno? Non basta sostenere che ci sarà più tempo libero per dedicarsi alla cura di sé e alle arti liberali; quella cura e quelle arti richiedono uomini liberi e donne libere. Ma qual è la libertà di chi non lavora? Di chi non ha un futuro da costruire ed è, dunque, senza speranza?
Il problema è tornare ad una formazione che restituisca all’uomo la capacità di pensare al futuro in termini di costruzione solidale che non escluda quella tecnologica e sia in grado di ridirigere la propria crescita. Ecco, la formazione e con essa il lavoro per l’uomo.
Dal mio punto di vista, formazione e lavoro dovrebbero condividere un medesimo fine: consentire all’uomo e alle società di crescere coltivando non solo tattiche e strategie, ma anche progetti di vivibilità per l’oggi e per il domani con quella sensibilità inter e transgenerazionale che oggi appare sempre più essenziale, ma anche sempre più trascurata. Capire questo significa andare oltre il luogo comune di una visione mercantilistica della vita umana, significa ribaltare la scala dei valori che pone al primo posto l’utile e mettere al suo posto la persona. Significa costruire una società a misura d’uomo, di ogni persona e non a misura del profitto, perché nessun uomo mai si è realmente fatto da solo, ben sapendo che ci sono Paesi – e sono vicini – dove la maggior parte delle persone sopravvive con meno di un dollaro al giorno.
Questo esige una filosofia della formazione, del lavoro, della cittadinanza e della vita democratica – pur ammettendo che esistano diversi modi di intendere la cittadinanza e la democrazia - che vede l’altro non come terra di conquista e preda, bensì come colui o colei senza i quali le società si avvertono più povere in umanità.

4.3: Inclusione ed esclusione. Informazione e globalizzazione.

L’Educazione degli Adulti rappresenta, perciò, una componente essenziale ed irrinunciabile dell’apprendimento permanente, perché  chi ha gli strumenti culturali per affrontare la realtà, ha più possibilità, non solo di trovare lavoro, ma di capire quale può essere il “suo” posto all’interno dei meccanismi di produzione; ha più possibilità di auto-percepirsi come cittadino responsabile, in grado di offrire nuovi punti di vista per il miglioramento della società.
Tale condizione è, prima di tutto, una condizione esistenziale carica di significato.
Includere è offrire mezzi e strumenti per decifrare la realtà e avere con essa scambi adeguati di crediti e debiti, escludere è fare in modo che questi mezzi non vengano posseduti nella maniera adeguata; oppure è fare in modo che si acceda ad essi il più tardi possibile, contribuendo in tal modo ad aumentare il debito culturale con la conseguenza che questo porta con sé: interessi di mora, disavanzi sempre più incolmabili e penalizzazioni sul piano più generale della crescita e dello sviluppo della società e degli individui.
Non bisogna, però, tacere le contraddizioni che ci sono di fronte; il processo di globalizzazione, per esempio, ha comportato certamente un flusso notevole di informazioni, allargando confini, comportando una comunicazione planetaria e aumentando a dismisura lo spettro delle nozioni fruibili semplici o articolate e complesse, ma non ha ancora espresso una capacità reale di aiuto alla gestione di tali flussi da parte dei popoli; di fatto un numero enorme, ma esiguo rispetto alla totalità della popolazione mondiale, gestisce la maggior parte dell’informazione e un numero sempre più crescente, già costituito da cifre a nove zeri, ne rimane esclusa, talora anche ignara di ciò che le accade intorno.
Il problema è capire esattamente cosa sia la conoscenza e quale processo societario la esalti o la mortifichi. Se l’informazione, in senso tecnico, è apprendimento per differenza, poiché è quest’ultimo a generare conoscenza autentica, la globalizzazione, invece, ha generato esattamente l’opposto, cioè quella omologazione dell’informazione di basso livello che è esattamente il contrario della conoscenza.

4.4 Alfabetizzare per la crescita dei popoli e lo sviluppo umano.

La lingua scritta e parlata è alla base di tutte le competenze personali, intrapersonali e interpersonali necessarie per relazionarsi con se stessi e con i propri simili e contribuire consapevolmente alla crescita della vita individuale e sociale. Voglio dire, insomma, che la scelta è fra un’alfabetizzazione per lo sfruttamento e un’alfabetizzazione per la crescita dei popoli e lo sviluppo umano. Chi non ricorda i rischi di un’alfabetizzazione funzionale all’asservimento dell’uomo all’assetto politico-economico egemone di turno paventati dopo il Congresso mondiale di Teheran del 1965 indetto dall’UNESCO14 sull’eliminazione dell’analfabetismo? Mi viene in mente il monito della pedagogista Anna Lorenzetto15 per un’alfabetizzazione non asservita alle istanze di sfruttamento economicistiche. Si tratta di una visione alternativa che comporta un rischio: un rischio che stiamo vivendo, a dire il vero, proprio oggi, anche se sotto forme inedite. Le società cosiddette in via di sviluppo, come sostiene Ettore Gelpi, nel guardare al modello di sviluppo europeo, dovrebbero evitare di commettere gli stessi errori16.
Dunque, il nuovo “rischio alfabetico”, di cui parlano le ricerche, assume un volto nuovo rispetto all’analfabetismo di un tempo.
Quest’ultimo sta scomparendo - come ha sostenuto autorevolmente il past-president dell’UNLA, prof. Saverio Avveduto - mano a mano che le vecchie classi d’età scompaiono. Il nuovo analfabetismo, che vede la gente possedere un vocabolario povero o capire esclusivamente concetti semplici ed elementari, consiste nell’incapacità di utilizzare le competenze di base per decriptare un testo scritto (per esempio una legge o indicazioni di medicinali) o per comunicare (fare una domanda, ottenere una certificazione…). Allora, parlare per diventare soggetti attivi nel proprio paese o quartiere, scrivere o far di conto per lottare contro le forme, sempre emergenti, di sopraffazione politica e sociale, significa costruire una comunità di soggetti capaci di conoscersi e ri-conoscersi reciprocamente per una soggettività che si costruisce insieme con gli altri. Qui possedere, almeno sufficientemente, le cosiddette abilità/competenze di base, diventa il medium per l’emancipazione personale e per decodificare il significato che la realtà e il mondo assumono per noi in questo momento e in questa situazione. L’analfabeta, l’illetterato sono inevitabilmente tagliati fuori dalla comunità culturale, sociale ed economica di cui fa o potrebbe far parte.
Non offrire questa possibilità agli uomini e, per giunta, ad uomini che alle soglie del terzo millennio avrebbero dovuto, almeno in Europa, sconfiggere l’analfabetismo, significa restituirli alla natura-oggetto, in balìa non solo delle calamità naturali, ma soprattutto di quelle politiche, economiche, sociali, culturali che aggravano le condizioni dei popoli e rendono possibile nuove e più elaborate forme di colonialismo.  

A questo proposito sarebbe auspicabile, in una prospettiva di politiche dell’educazione - parlo come pedagogista e non come economista - che il debito contratto da Nazioni povere verso Nazioni ricche fosse poi restituito da quelle ricche in termini di concreti e massicci piani di alfabetizzazione e di educazione degli adulti. Non un “semplice” azzeramento del debito, dunque, ma una riconversione del debito che potrebbe essere condotta  dagli stessi Paesi indebitati con progetti a tempo e sotto il controllo, perché no, dell’Unione per il Mediterraneo. Questo favorirebbe processi di sviluppo più certi e durevoli nel tempo futuro.

4.5 Proposte perseguibili con una premessa di stampo freiriano.

Un’educazione di ispirazione freiriana dovrebbe essere inclusiva e dare spazio alle diverse culture che compongono le società multiculturali del Mediterraneo. Qui occorre un processo di democratizzazione dell'intero sistema educativo, specialmente per quanto riguarda il processo didattico, i libri di testo e i curriculi scolastici; dovrebbe permettere ai partecipanti di attraversare le loro frontiere mentali e culturali ed incominciare a capire qualche cosa della cultura degli altri, religioni comprese.
Freire ci aiuta a sviluppare un processo educativo che valorizzi il dialogo come strumento che

  1. permetta alle diverse culture che compongono le nostre società di diventare elementi integranti nel processo educativo;
  2. permetta ai partecipanti di sentire gli altri, "sentire" nel senso utilizzato da Paulo Freire , cioè di "comprendere" e non semplicemente di "udire"17.

Un’educazione di stampo freiriano richiede che uno impari a:

  • conoscere la cultura degli altri;
  • conoscere le diverse religioni del bacino del Mediterraneo, senza nessun pregiudizio;
  • combattere le concezioni erronee per quanto riguarda le religioni degli altri, specialmente quelle riguardanti l’Islam;
  • riconoscere senza timori, il contributo degli arabi, della cultura musulmana e della cultura degli altri alla cosiddetta civiltà occidentale (scardinare cioè “la sindrome del debitore”, come la chiama Mahmoud Salem Elsheikh18).

La piena integrazione dell’Educazione degli Adulti nei sistemi educativi dei diversi Paesi del bacino euro-afro-mediterraneo richiede una messa a punto dei seguenti obiettivi:

  1. politiche e legislazioni in materia di Educazione degli Adulti che mirino all’insieme delle popolazioni senza esclusioni;
  2. politiche educative degli adulti condotte all’interno e all’esterno delle strutture produttive che integrino le diverse categorie di lavoratori compresi i disoccupati e i precari;
  3. costruzione di una rete di solidarietà euro-afro-mediterranea attraverso la conoscenza delle situazioni reali delle popolazioni che consenta programmi mirati di aiuto a distanza;
  4. consolidamento della formazione iniziale e continua e investimento costante sulle fasce di popolazione attualmente escluse dai processi di alfabetizzazione di base anche con l’aiuto di programmi televisivi e radiofonici.

Questi obiettivi richiedono, altresì, lo sviluppo di azioni 19coerenti quali, per esempio:

  1. incontri periodici euro-afro-mediterranei per la conoscenza reciproca di quanti sono impegnati nelle politiche di alfabetizzazione e di Educazione degli Adulti;
  2. programmi di ricerca comparata sulle condizioni delle popolazioni e sui risultati degli interventi;
  3. divulgazione delle pratiche riconosciute come efficaci ed efficienti e dei dati emergenti;
  4. finanziamento di programmi di formazione per alfabetizzatori ed educatori degli adulti;
  5. reclutamento di équipe internazionali per il monitoraggio e la supervisione dei progetti di alfabetizzazione e di Educazione degli Adulti, con compiti tutoriali;
  6. costruzione di programmi televisivi e radiofonici che favoriscano la conoscenza interculturale e interreligiosa, la cui regìa sia affidata a persone di varia estrazione culturale, religiosa, etnica e formate a lavorare in equipe20.

Si può sostenere che l’Europa e il Bacino euro-afro-mediterraneo si trovano ad affrontare cambiamenti che avranno un notevole impatto sulle società e sull’economia del futuro e, conseguentemente, sulle esigenze in materia d’istruzione e formazione.
Si può, tuttavia, affermare che, nonostante l’importanza attribuita all’apprendimento permanente, l’Educazione degli Adulti non goda, di fatto, del riconoscimento che merita in termini di visibilità, priorità e risorse. Le sfide che ci sono davanti riguardano la competitività, i mutamenti demografici, la cittadinanza, l’inclusione sociale, le regole della democrazia i processi di alfabetizzazione e l’Educazione degli Adulti. Queste sfide rappresentano, di fatto, un impegno prioritario ed ineludibile per gli anni a venire.


1Franco Frattini ., Mediterraneo, gioco alla pari, intervista di Luigi Leone, in “Il Secolo XIX”, Roma 13 luglio 2008.

2Peter  Mayo, L’eredità politica e pedagogica di Paulo Freire oggi, in Europa e nel Bacino del Mediterraneo. Relazione al Seminario Internazionale su Paulo Freire: “L’Educazione degli adulti oggi in Europa e nel Bacino del Mediterraneo- The Life Wide Learning in Europe and in the Mediterranean Basin” (Castel Volturno-CE-I, 9-10/11/2007), organizzato dalla cattedra di pedagogia della Seconda Università di Napoli.

3Cfr.Edward Said., Orientalism. Random House, New York 1978.

4 Peter Mayo., Gramsci, Freire e l’educazione degli adulti. Possibilità di un’azione trasformativi, Carlo Delfino, Sassari 2008.

5 I dati, come riferisce la comunicazione della Commissione delle Comunità Europee, Educazione degli adulti: non è mai troppo tardi per apprendere, Bruxelles 2006 (COM (2006) 614 def.), possono essere reperiti su: Proiezioni demografiche Eurostat; 2004, tendenze, variante di base; Libro verde, Una nuova solidarietà tra le generazioni di fronte ai cambiamenti demografici, Comunicazione della Commissione, Bruxelles 2005 (COM (2005) 94 def.); Commissione delle comunità Europee, Il futuro demografico dell’Europa, trasformare una sfida in un’opportunità, Bruxelles, 2006, (COM(2006) 571 def.).

6 Commissione delle Comunità Europee, Il futuro demografico dell’Europa, trasformare una sfida in un’opportunità, Comunicazione della Commissione, Bruxelles, 12.10.2006 (COM 2006 571 def.), p.4.

7 Commissione delle Comunità Europee, op. cit., p. 6.

8 Cf. Vittoria Gallina., Benedetto  Vertecchi., Il disagio, l’alfabeto, la democrazia. Riflessioni sui risultati del progetto Predil, FrancoAngeli, Milano 2007.

9 Ibidem, p.4.

10Ibidem, p.11-12.

11 Commissione delle Comunità Europee, Bruxelles, 27.9.2007, (COM(2007) 558).

12 Commissione delle Comunità Europee, Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio, Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo (Bruxelles, 20.5.2008 - COM(2008) 319 definitivo). “Ne faranno parte tutti gli Stati membri dell'UE, la Commissione europea, gli altri membri e osservatori del processo di Barcellona (Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Giordania, Autorità palestinese, Israele, Libano, Siria, Turchia e Albania) e gli altri stati costieri del Mediterraneo (Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Monaco)”.

13 Cfr.Giuseppe Ponzini, Enrico Pugliese  (a cura di), Un sistema di welfare mediterraneo. Rapporto IRPPS-CNR sullo stato sociale in Italia 2007-2008, Donzelli Editore, Roma 2008.

14UNESCO, Congrés mondiale dei ministres de l’éducation sur l’élimination de l’analphabétisme, Teheran 8-19 septembre 1965.

15 Cfr.Anna Lorenzetto , Lineamenti storici e teorici dell’educazione permanente, Edizioni Studium, Roma 1976.

16 Cfr. Ettore Gelpi ., Lavoro futuro. La formazione come progetto politico, Guerini, Milano 2002 e, dello stesso Autore,

17 Cfr. Peter Mayo , L’eredità politica e pedagogica di Paulo Freire oggi, in Europa e nel Bacino del Mediterraneo, in Bruno Schettini , Filippo Toriello (a cura di), Paulo Freire. Educazione Etica Politica. Per una pedagogia del Mediterraneo, LucianoEditore, Napoli 2008, p.39

18 Mahmoud Salem Elsheikh, Le omissioni della cultura italiana, in Innocenzo Siggillino. a cura di, L’Islam nella Scuola, FrancoAngeli, Milano 1999, p.99., A proposito della “sindrome del debitore”, Mahmoud Salem Elsheik, professore egiziano presso l’Università di Firenze, scrisse: “È senz’altro un luogo comune, particolarmente nella letteratura umoristica: la violenta antipatia che caratterizza il personaggio del creditore. Colui verso il quale si è in debito è sempre, e con una costanza impressionante, persona odiata; particolarmente se il creditore, come in questo caso, è un corpo estraneo, rifiutato dalla coscienza della collettività, odiato dalle stesse istituzioni politiche, sociali, culturali e religiose. Anzi, l’accanimento contro il creditore in queste condizioni diventa un dovere quasi morale e un obbligo per la sopravvivenza in quella società” (Ibidem, p.38).

19 Per le proposte, cfr.Ettore Gelpi, Educazione degli adulti. Inclusione ed esclusione, Guerini, Milano 2000, pp.163-165.

20 Ibidem.

 

 

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