RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 5/ N. 13 - 28 Febbraio 2009 - Uno sguardo all’Europa: verso un'educazione degli adulti comparata.
 

INDICE

 

 

 

 

RECENSIONI

"La formazione va in scena. La progettazione dei processi
formativi attraverso la metodologia del teatro d’impresa"
di Maria Buccolo, Laterza, Bari, 2008

Di Silvia Mongili

Maria Buccolo, dottore di ricerca in Progettazione e Valutazione dei Processi formativi, è tra i primi studiosi ad interessarsi della metodologia del teatro d’impresa sia in Italia che all’estero, distinguendosi nel panorama contemporaneo degli studi sul processo formativo proprio per la singolarità della sua impostazione metodologica.
In questo libro l’autrice espone e analizza un approccio creativo alla progettazione del processo formativo: la metodologia del teatro d’impresa rappresenta certamente un modo nuovo, originale ed efficace per fare formazione all’interno di una società che diviene ogni giorno più complessa. È possibile comprenderne il significato proprio a partire dall’analisi e dalla combinazione dei suoi due termini costitutivi: teatro, nella sua duplice accezione di arte e di luogo, di spazio scenico, di rappresentazione che separa il pubblico dagli attori, ossia dal “mondo magico” dello spettacolo, e impresa, come luogo di lavoro in cui si incontra una comunità che persegue determinati obiettivi economici e sociali.
L’interesse dell’autrice verso l’applicazione dell’approccio teatrale in formazione si è sviluppato in seguito ad un’esperienza di ricerca e formazione presso il Théâtre à la Carte di Parigi (Società di Consulenza conosciuta a livello mondiale che utilizza le tecniche teatrali per fare formazione), arricchita dalle pubblicazioni scientifiche che la stessa ha prodotto sull’argomento.
Il merito di Maria Buccolo è, dunque, aver sperimentato una nuova metodologia capace di superare i limiti degli approcci tradizionali alla formazione. Grazie ai suoi studi si viene, infatti, a delineare un modo nuovo di “fare formazione” che si differenzia da quello tradizionale grazie ad un approccio di tipo complesso che vede l’affermarsi dei saperi ludici della formazione, sotto forma di processi di apprendimento basati sulle pratiche del gioco e della rappresentazione teatrale che hanno un’incidenza determinante nei processi di socializzazione e di inculturazione. La pratica ludica rappresenta così una modalità particolare di elaborare i significati della realtà attraverso giochi specifici, ossia si tratta di riconoscere che la pedagogia ludica ha molte possibilità di successo formativo in termini di qualità dei saperi valorizzati e di maturazione  del rapporto Io-Altro.
Attraverso un’attenta lettura del libro appare chiaramente come il carattere innovativo del teatro d’impresa in ambito formativo abbia favorito il passaggio dall’aula (contesto strutturato) al palcoscenico (contesto semi-strutturato), il quale permette di rappresentare scene di vita vissuta all’interno dell’impresa.
Tutto il mondo della formazione, si trova, oggi, a vivere una vera e propria rivoluzione copernicana che la sta conducendo verso un percorso di cambiamento che vede l’introduzione di nuovi saperi, non più basati esclusivamente su saperi “definiti” e “forti”, ossia quelli che da sempre sono stati appannaggio di un modo “formale” e “alto” di fare formazione, ma che riconoscono l’importanza e auspicano il coinvolgimento forte dei cosiddetti saperi “deboli” e “leggeri”.
Ne consegue un modo nuovo di guardare all’individuo in formazione, che prende in considerazione oltre ai saperi razionali anche quelli di natura corporea, percettiva ed emozionale che il soggetto mette in gioco. Grazie all’individuazione di questi saperi è possibile creare il ponte che collega i significati del sentire con quelli del pensare, nell’intento di generare una cognizione che sia ad un tempo emozionale e razionale. Ciò è reso possibile dal fatto che tutte le pratiche di formazione come il teatro e il gioco utilizzano una riflessione di tipo analogico attraverso lo svolgimento di attività basate sulla distanza e sulla creazione di un tempo e di uno spazio gratuito, senza rischio, per facilitare il processo di comprensione e scoperta del formando.
Per provare la sua tesi - secondo la quale il processo di apprendimento è facilitato dall’uso di tecniche interattive e metodologie didattiche esperienziali, tra le quali rientra, appunto, il Teatro d’Impresa -, Buccolo ne illustra i riferimenti teorici e le origini, delinea una ricca mappa di esempi ed indicazioni applicative tratti dalle esperienze da lei condotte sia in Italia che in Francia e propone strumenti operativi per la sua progettazione e gestione.
Perché la scelta del teatro nei percorsi di formazione in azienda? Scrive, a questo riguardo, Maria Buccolo che «il teatro è considerato, oggi, da un’ampia letteratura non solo specialistica come linguaggio completo, complesso, autonomo e viene sempre da questa rappresentato come l’immagine di uno specchio che amplifica e deforma la realtà individuale e collettiva ma anche come luogo della ragione e dell’utopia, del gioco e della finzione, della parola e del gesto, della proiezione e della catarsi, del desiderio e del sogno, del sentimento e dei sensi: della più alta comunicazione.» (p. 6)
Tutti e tre i capitoli di “La formazione va in scena”forniscono interessanti spunti di riflessione. Al pedagogista o all’educatore, anzi sarebbe meglio dire al form-attore, impegnato nella progettazione di processi formativi, suggerisco di concentrarsi soprattutto sul secondo e terzo capitolo, all’interno dei quali l’autrice propone interessanti strumenti operativi per la progettazione e la conduzione di un’esperienza di laboratorio teatrale.  
Da una lettura attenta del libro, emerge chiaramente come la formazione letta in chiave organizzativa possa diventare un vero e proprio progetto volto a stabilire connessioni tra il mondo della vita, il mondo della formazione e quello della cognizione, e come il teatro possa diventare quella particolare  «tecnica di apprendimento per gli adulti in cui l’istruzione confina con la vita e quindi eleva la vita stessa ad apprendimento avventuroso.» (p. 17)
Il libro di Buccolo, oltre che a fornire importanti elementi di riflessione teorico-metodologica per i professionisti della formazione, si rivolge anche ad attori e studenti universitari che a vario titolo si interessano a questo metodo di apprendimento attivo, innovativo e coinvolgente.

 

 

 

 

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