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L'uomo nel cui cuore la musica è senza eco, che non si commuove ad un bell'accordo di suoni, è capace di tutto, di ferire, di tradire di rubare. [...] Non fidarti di lui, ascolta la musica!”
William Shakespeare, Il mercante di Venezia
Questo articolo contiene le mie riflessioni sul rapporto tra le esperienze sociali e/o di volontariato e la creatività musicale, sia dal punto di vista dei volontari che dei ragazzi, con un accenno alla pedagogia musicale e alla musicoterapia.
This article gathers my personal reflections about the relationship between social experiences and/or voluntary service and musical creativity, considering the point of view both of the volunteers and the children, and pointing out pedagogy and music therapy too.
Inizio questa mia breve riflessione su sua maestà la Musica, utilizzando la preposizione ‘attraverso’, per far risaltare quanta influenza essa possa avere sulla creatività dei ragazzi, ma anche sullo sviluppo della socialità, sull’aggregazione, sulla comunicazione umana in genere.
E vorrei farlo, in particolare, pensando alle mie brevi ma intensissime esperienze di volontariato svolte negli ultimi anni sia all’estero (presso centri educativi e/o orfanotrofi in diversi paesi dell’Africa e dell’America latina) che in Italia (reparto di oncologia pediatrica del policlinico di Bari e con i ragazzi non vedenti dell’U.I.Ciechi di Puglia).
La pedagogia musicale, intesa come musicoterapia, ci ricorda sempre quanto essa possa emozionare e stimolare espressione e creatività sia nei ragazzi che negli educatori/animatori.
Mi riferisco alla influenza positiva orientata su soggetti di tutte le età. Penso per esempio ai profondi cambiamenti in atto nella società, fra i quali la tendenza inarrestabile al crearsi di società multiculturali. Rispetto a ciò la musica, gestita sia in senso pedagogico che musico-terapeutico, sta offrendo, in situazioni scolastiche, sociali e territoriali, fortissime e modernissime opportunità e strumenti.
Ma quali sono questi “poteri educativi” della musica? Attraverso essa, per esempio:
noi, se facciamo spazio alle culture musicali altre, accogliamo e al tempo stesso influenziamo e ampliamo la nostra conoscenza; le altre culture, a loro volta, possono conoscere, arricchendosi, il nostro sapere musicale e non; lasciare libero sfogo, senza barriere e/o preconcetti, ad una reciproca crescente creatività; permettere di sognare, soprattutto nel sud del mondo, un futuro diverso. In tutti questi casi l’esperienza della musica scavalca gli ostacoli frapposti dalle lingue. Ed è tutto ciò che ho rilevato proprio grazie alle mie esperienze, per questo infatti, molto spesso la musica (nella fattispecie la mia chitarra) è una “scusa” per aggirare le mie mancanze linguistiche (per esempio: portoghese in Brasile, inglese in Uganda, spagnolo in Bolivia) o per entrare in sintonia con soggetti non ancora pronti al linguaggio (bambini ricoverati per gravi malattie o troppo piccoli o non interessati al solo e/o solito linguaggio verbale degli adulti).
La storia della musica è la storia del mondo. La ricchezza dell’una è la ricchezza dell’altro. Le note, raccontano la storia del mondo con le loro contaminazioni culturali (oggi tra l’altro facilitate ed agevolate dalla globalizzazione e dalle tecnologie digitali).
L’apala nasce in Nigeria sui tamburi della tribù Yoruba per segnare la fine del Ramadam, ma poi è rimasto fortemente contaminato dai ritmi cubani. Lo zapin compare cinque secoli fa in Malesia portato dai missionari musulmani, anche se oggi è più una danza tradizionale che religiosa. L’Axe è molto più moderno, spunta in Brasile, a Bahia, una ventina di anni fa, per fondere Calypso, Reggae, Marcha e altri stili caraibici. Lo Zydeco compare ad inizio novecento in Louisiana, sulle fisarmoniche e le assi da bucato della comunità creola, che già da sola mischiava sangue, lingue e culture di francesi, spagnoli, africani e nativi americani1.
Io, attraverso la musica, spesso, sono riuscito ad “entrare” in dei mondi, in degli ambiti, in dei rapporti, in delle simpatie nelle quali non avrei avuto accesso attraverso ‘soltanto’ altri tipi di comunicazione.
Sono perfettamente d’accordo con chi definisce la musica non solo una disciplina in più, ma assolutamente una delle intelligenze primarie dell’umano.
Per questo affermo che la musica appartiene a tutti i 5 sensi dell’essere umano, fateci caso.
È tatto e udito, certo, ma anche vista: veder suonare e cantare i bambini è una delle esperienze più significative, musicalmente e non.
La musica, poi, è anche gusto e olfatto; quante volte una canzone, una melodia, un disco ci riporta ad un’esperienza passata, facendoci riemergere chiaramente un sapore o un profumo o, tutto insieme, una sensazione, un’emozione!? Si può negare che tutto intorno a noi sia musica: il vento, il mare, il silenzio…?! E che la musica è vita…a prescindere da che vita sia?!
Spesso, infatti, mi sono trovato a suonare/interagire con dei bimbi (soprattutto nel cosiddetto terzo mondo) alla cui vita non è data moltissima importanza, valore, significato..
E che dire poi dell’effetto creatività?! Dell’influenza del rapporto musicale con i ragazzi sulla creatività musicale?! A contatto con i ragazzi e la musica, una volta di più attraverso la musica, ho notato in maniera evidente (sia nell’immediato che nel futuro prossimo) quanto la mia creatività, ma a volte anche la loro, ne risultasse assolutamente avvantaggiata, agevolata, stimolata!
Giocare con la musica e con i bambini e in genere ‘usare’ la musica nel sociale mi ha spesso permesso di poter sentire maggiore ispirazione nelle mie composizioni e/o nelle mie idee musicali improvvisate.2
Se fin ora ho parlato di quanto le mie esperienze abbiano influenzato la mia creatività, ora voglio soffermarmi, come ho accennato prima, a parlare dell’incidenza sulla creatività che l'uso della musica può determinare, incidenza che è almeno pari a quella che può “subire” un educatore…
I ragazzi infatti, con la loro energia, la loro vitalità, la loro curiosità sono un ricettacolo perfetto di creatività…ed è solo puntando sulla libera espressione della creatività che si possono ottenere risultati educativi davvero efficaci. Molti gli studiosi che hanno sottolineato ciò. L’incontro tra musica e parola è anzi questione antica: il filosofo Platone dichiarava che ritmo e armonia devono essere al servizio della parola, e duemila anni dopo il musicista Monteverdi si sentirà di dover affermare che compito della musica è rendere espressivamente il significato dei testi. L’attenzione degli studiosi per l’argomento, lo testimonia tra l’altro, anche l’attenzione crescente delle neuroscienze verso la musica. Numerose riviste specialistiche pubblicano mensilmente i progressi che, discipline come la neuropsicologia, psicologia sperimentale e psicofisiologia, riescano ad ottenere attraverso essa, in un settore in passato ritenuto esclusivamente di pertinenza umanistica. È ormai una conoscenza scientifica assodata, che la continua prassi strumentale determini una serie di cambiamenti funzionali all’interno del cervello. L’esperienza musicale modifica l’organizzazione strutturale e funzionale del sistema nervoso dei musicisti, rendendoli progressivamente più addestrati ad analizzare il materiale sonoro e a produrlo.3
Il ripetuto richiamo all'attenzione sul ruolo centrale della musica nell'educazione dei ragazzi è una caratteristica, nel secolo scorso, di molti importanti musicisti ed educatori musicali. Il primo posto tra loro è senz'altro di Zoltan Kodàly, che nel 1951 diede vita, in Ungheria, a scuole con un ampio spazio concesso all'insegnamento della musica (un'ora di musica al giorno). Parallelamente alla sua attività di studioso di musica popolare e di compositore, Kodaly ha sviluppato una nuova pedagogia musicale che si fonda principalmente sul canto, realizzando per tutti i bambini una solida formazione musicale. Di che cosa veramente si tratti, ne parla lo stesso Kodaly in una conversazione, che riporto di seguito:
‹‹Queste cento scuole non sono affatto scuole dove si insegna musica, bensì dove si formano gli individui. L'uomo senza musica non è completo, è solo un frammento››.4 Il successo di questo esperimento scolastico non tardò a venire. Si poté dimostrare che all'interno di queste scuole i risultati erano senza alcun dubbio, e in tutte le materie, migliori che nelle altre scuole. Questo è tanto più sorprendente se si pensa che tutte le altre materie dovettero ridurre il numero delle ore in favore della lezione di musica. Kodàly aveva previsto questo risultato. Nel già citato colloquio, più avanti, così si esprime: ‹‹I nostri psicologi cominciano ad interessarsi a questo fenomeno e si chiedono quale ne sia l'origine. Per noi che viviamo quest'esperienza dal punto di vista pratico non è necessaria alcuna spiegazione. Sappiamo bene che occuparsi giornalmente di musica rinfresca lo spirito, tanto è vero che ciò si manifesta in una migliore sensibilità e ricettività nei confronti di ogni altra situazione. Oltre a ciò, si può osservare come la musica eserciti anche un influsso sull'uomo in generale ››.5
E ancora, come non citare il famoso e ‘monumentale’ (per la materia) metodo Orff-Schulwerk?! Esso consiste nel facilitare attraverso strumenti semplici, un rapporto attivo con la musica e stimolare espressione e creatività. Si tratta di una metodologia di insegnamento della musica che nasce da una serie di esperienze didattiche avviate e spinte alla maturazione da Carl Orff.6 Prima della nascita dello Schulwerk era già diffuso il metodo Dalcroze basato sulla relazione e l’importanza tra musica e movimento. Orff, a differenza del suo predecessore Dalcroze (didatta e compositore svizzero) che aveva sviluppato un metodo basato sulla relazione e l’importanza tra musica e movimento, teneva in particolare considerazione il fattore ritmico nella sua totalità, quindi la sua importanza nel movimento, nella voce e nella musica strumentale. Attraverso le sperimentazioni effettuate da Orff possiamo conoscere le caratteristiche fondamentali dello Schulwerk: la ricerca dell’elementarità e la metodologia pratica. Musica elementare è musica a misura di bambino, comprensibile e accessibile attraverso l’utilizzo della scala pentatonica (DO RE MI SOL LA SI).Per quanto riguarda la metodologia, Orff propose indicazioni e dati per poi classificare e interpretare invece di imporle come teorie. D'altronde, come diceva Orff:
‹‹la musica per bambini nasce lavorando con i bambini e lo Schulwerk vuole essere stimolo per un proseguimento creativo autonomo, infatti esso non è definitivo, ma in continua evoluzione››. Successivamente fu creato uno strumentario pensato per il raggiungimento dei nuovi scopi: strumenti a percussione ritmici (tamburi, tamburelli baschi, campanacci, triangoli, piatti, legni, reco reco…) e strumenti a percussione melodici (metallofoni e xilofoni) e fu prodotto del materiale popolare (detti, conte, filastrocche). Lo Schulwerk oggi è diventato il mezzo attraverso il quale il bambino si avvicina alla musica "facendola", usando mezzi da lui conosciuti, incoraggiandolo a trovare un nuovo accesso a nuove esperienze musicali e sollecitando anche la sua fantasia. Nello stesso tempo viene sviluppata la sua formazione generale, individuale e sociale: coordinazione motoria, fantasia, senso critico, inserimento nel gruppo, confronto non competitivo7.
Fondamentale, per esempio nelle mie esperienze, è stato far utilizzare e far suonare ai ragazzi, laddove possibile, strumenti autoctoni (in africa tamburi, in Bolivia guitarillas, in Brasile pandero e birimbao e così via) per non distrarli troppo dalle loro sicurezze e dalle loro tradizioni. Al tempo stesso, per me occidentale, questo ha costituito una possibilità straordinaria di apprendimento ed approfondimento musicale, etnico, culturale…(ascoltare il ritmo tribale improvvisato africano, o una nenia andina del centro america o ammirare il samba danzato nelle favelas, scevre dalle forzature turistiche borghesi, è un'opportunità immensa!). In Uganda, ad esempio, mi è capitata un’occasione straordinaria di scambio di creatività! In una assolata mattinata ho proposto ad una trentina di ragazzi (dai 7 ai 15 anni, quindi molto diversi tra loro) “semplicemente” di scrivere una canzone da me musicata alla chitarra ma da loro composta nei testi. Vinto l'iniziale stupore e curiosità sulla riuscita del “gioco”, si sono subito messi all'opera, in piccoli gruppi, portandomi l'indomani una serie innumerevole di idee e “tracce”. Questi loro primi spunti ‘cantautorali’ però erano fortemente, anzi completamente intrisi di ‘evangelizzazione’. Erano cioè una sorta di copia-incolla dei canti domenicali, a cui questi ragazzi sono stati abituati, sin dai loro primi passi, in queste comunità cattoliche. A quel punto, però, ho chiesto loro di puntare oltre, e di raccontarmi i loro sogni, i loro desideri, di farmi guardare, attraverso.. quel pezzo di carta e quella matita esitante e consumata, coi loro giganteschi occhi… E così è nata: UGANDANITALIA, la nostra canzone. La loro prima (e spero non ultima) canzone. Ugandanitalia parla del loro desiderio di futuro, dei loro desideri di professioni (giornalista, giocatore, dottore, ragioniere, chitarrista..) del loro desiderio di desideri.8 UGANDANITALIA si conclude (su di un ritmo diventato sul finale reggae) con un emblematico “i wonna be free!”. E questa è anche la conclusione di questo mio primo e breve outing. D'altronde è così emblematica, percussiva ed onomatopeica la preposizione “attraverso”…!
Carmina Burana, a cura di Piervittorio Rossi, Milano, Bompiani, 1989.
Éva Vendrei, Kodály's Pedagogical Philosophy. Appunti del corso in Pedagogia musicale, Kecskemét, Ungheria, Istituto di Pedagogia musicale Zoltán Kodály, Anno Accademico 2002-2003.
Gottfried Schlaug, Lutz Jancke, Yonggang Huang, Holger Steinmetz, In vivo evidence of structural brain asymmetry in musicians, Washington, Science, 1995.
Wolfgang Wunsch, Formare l’uomo attraverso la musica, Bologna, Il capitello del sole, 2002.
www.nova.ilsole24ore.com
www.wikipedia.it
www.youtube.com/watch?v=_zhmuUq_zB8
1 Le seguenti informazioni fanno riferimento al Melting Pop, accessibile dal sito Internet www.nova.ilsole24ore.com, visto nel mese di febbraio 2009.
2 D’altronde è di pubblico dominio, quanto leggere, viaggiare, studiare, conoscere, sia fondamentale per ispirare a dovere una qualsivoglia forma d’arte. Immaginate quanto possa agevolare e/o influire su questo processo la musica nel sociale, immaginate osservare i bambini giocare con la musica, immaginate notare gli occhi di un anziano che ascolta una melodia rievocativa del suo passato.
3 Gottfried Schlaug, Lutz Jancke, Yonggang Huang, Holger Steinmetz, In vivo evidence of structural brain asymmetry in musicians, Washington, Science, 1995.
4 Éva Vendrei Kodály's Pedagogical Philosophy, appunti del corso in Pedagogia musicale, Kecskemét, Ungheria, Istituto di Pedagogia musicale Zoltán Kodály, Anno Accademico 2002-2003.
5 Wolfgang Wunsch, Formare l’uomo attraverso la musica, Bologna, Il capitello del sole, 2002.
6 Nota biografica sull’autore: Orff Carl (Monaco di Baviera, 10 luglio 1895 – Monaco di Baviera, 29 marzo 1982) è stato un compositore tedesco, famoso principalmente per i Carmina Burana (a cura di Piervittorio Rossi, Milano, Bompiani, 1989). Essendosi occupato specificamente anche di pedagogia e didattica, ha influenzato profondamente l’educazione musicale.
7 Ricerca: metodologia di insegnamento della musica, reperibile in: www.wikipedia.it , visto in febbraio 2009.
8 Ricerca: Ugandanitalian, reperibile in: http://www.youtube.com/watch?v=_zhmuUq_zB8 , visto in marzo 2009.