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Il testo edito da Jost Reischmann e Michal Bron Jr raccoglie una serie di contributi scientifici presentati a due conferenze internazionali, a St. Lous (USA) nel 2002 e a Bamberg (Germania) nel 2006, organizzate dalla Società Internazionale per l’Educazione Comparata degli Adulti (International Society for Comparative Adult Education – ISCAE). L’ISCAE è un’organizzazione, attiva dal 1995, a cui aderiscono circa 150 membri provenienti da 35 paesi, impegnati in attività di studio e ricerca cross-nazionale. Ampia è, infatti, la diffusione di studi e ricerche a carattere comparativo nel campo dell’educazione degli adulti. Non altrettanto diffuso è il riconoscimento dell’Educazione comparata degli adulti quale ambito disciplinare a se stante che con l’Educazione comparata condivide approcci teorici e metodologici; ma da cui si distingue per la specificità del suo particolare oggetto di studio.
Nei paesi aderenti all’Unione Europea la cooperazione internazionale è ampiamente favorita dalla disponibilità di fondi europei a ciò devoluti, ad esempio, nell’ambito del Programma di apprendimento permanente. Ciò nonostante forte si avverte la mancanza, in Italia come nella più ampia comunità internazionale, di pubblicazioni scientifiche finalizzate a presentare e discutere questioni di carattere metodologico per la realizzazione di analisi cross-nazionali.
Il libro edito da Reischmann e Bron Jr, pur non potendo aspirare allo status di manuale metodologico, si presenta quale importante contributo in tale direzione. Con cautela gli editori riconoscono che i diversi approcci presentati “certamente non superano la cecità etnocentrica [che purtroppo caratterizza ancora tanta parte di studi e analisi comparative, nda], e non risolve tutti i problemi insiti negli scambi internazionali; ma può ridurre la percezione etnocentrica e forse contribuire ad una migliore comprensione internazionale” (p. 15, traduzione dell’autrice). Attraverso i contributi di numerosi ricercatori che operano nel campo dell’educazione degli adulti in diverse parti del mondo, il libro documenta e discute i progressi dell’educazione degli adulti in una prospettiva comparativa: finalità, contenuti, metodologie di ricerca, difficoltà e possibilità. La prima parte esamina questioni di base, delimitando anzitutto il campo di investigazione, sostenuto dall’ISCAE e presentato nel volume in oggetto, che “a livello scientifico descrive un approccio alla comprensione e formazione dell’educazione degli adulti, nel quale uno o più aspetti in due o più paesi vengono messi a confronto. Tale comparazione si basa su dati raccolti attraverso l’applicazione di una metodologia ed identifica similarità e differenze tra gli aspetti studiati. Tali similarità e differenze e la loro rilevanza per la teoria e pratica dell’educazione degli adulti nei paesi in esame devono essere spiegate” (p. 20, traduzione dell’autrice).
La definizione fornita da J. Reischmann, fortemente ancorata alla corrente comparativista classica, esclude volutamente dal campo di interesse comparazioni di fenomeni tra sottoculture interne ad uno stesso contesto nazionale, tanta parte della storiografia comparata che mette in evidenza e spiega similarità e differenze all’interno di uno stato o nazione, analisi comparative di fenomeni più complessi rappresentati, ad esempio, dalle politiche educative transnazionali (es. Unione Europea, Unesco, Ocse, Banca mondiale ecc.); ciò nonostante è proprio tale definizione a lasciare il campo sgombro da possibili ambiguità sia per gli autori dei diversi contributi sia per i lettori.
Sempre nella parte prima del testo si tracciano brevemente le origini storiche dell’educazione comparata degli adulti, si distingue tra l’attività di cooperazione internazionale orientata alla pratica educativa e la ricerca accademica cross-nazionale orientata alla creazione di nuova conoscenza e, in questo ultimo ambito, si discutono potenzialità e limiti di diverse tipologie di studi e ricerche, generalmente designati come ‘comparativi’ (si vedano, in particolare, i contributi di J. Reischmann, M. Bray e A.N. Charters). Così facendo, particolare attenzione viene posta su una delle maggiori criticità riscontrate nel campo scientifico dell’educazione comparata degli adulti – per altro condivisa anche nel più ampio campo dell’educazione comparata, ossia la difficoltà di molti studi e ricerche cross-nazionali di ‘comparare’ nel senso più profondo del termine, ovvero di analizzare e spiegare similarità e differenze rilevate. Di particolare rilievo, a tale proposito, si configura il contributo conclusivo di questa prima parte, firmato da M. Bron Jr, che discute ampiamente le ‘trappole’ in cui il comparativista rischia, spesso, di cadere; tra queste basti qui citare le ‘false analogie’, in cui si rischia di cadere “quando dati di contesti societari assai differenti vengono estratti da studi già pubblicati ed analizzati in un diverso quadro di riferimento” (p. 66); ‘la descrittività’, in cui incorrono quegli autori che “sembrano essere inconsapevoli del fatto che nonostante l’interpretazione sia necessariamente connessa alla descrizione, essa ne differisce al contempo in quanto [l´interpretazione, nda] enfatizza le relazioni” (p. 68); ‘la compartimentalizzazione’, che risulta da uno studio “che contiene molti dettagli dei fatti ma solo pochi pertinenti commenti sulle questioni sociali ed educative essenziali” (p. 70).
La seconda parte del volume presenta esperienze concrete nell’ambito di progetti di sviluppo e ricerca internazionale e ne discute potenzialità e limiti, attraverso le riflessioni di coloro che vi hanno preso parte. B. Merill and A. Bron, discutono, in particolare, questioni linguistiche, concettuali ed epistemologiche, spesso esperite da chi partecipa a progetti transnazionali co-finanziati dall’Unione Europea. I contributi di K. Popovic e J. A. Henschke focalizzano l’attenzione sulla complessità insita in progetti che coinvolgono, necessariamente, numerosi attori ed agenzie governative e non governative a livello sia nazionale che internazionale. Le esperienze presentate da T. Holland et al. E J.M. Peters et al., infine, seppur nello specifico assai diverse, si offrono quale punto di riflessione sulla necessità di maturare una sensitività verso le differenze culturali esistenti tra docenti, discenti e docenti/discenti al fine della realizzazione di attività educative internazionali.
La terza parte del libro, che costituisce la sezione più ampia, con ben otto contributi, si concentra, invece, sulle metodologie adottate e su alcuni dei temi di ricerca oggetto di investigazioni comparative in ambito più propriamente scientifico. Tra le metodologie adottate dagli autori si riscontra un ampio uso del metodo comparativo classico, così come descritto da G.Z.F. Bereday (Il metodo comparativo in pedagogia, La Scuola, Brescia, 1969), seppur con le dovute adattazioni e rivisitazioni (H. Hunanyan, W. Muller-Commichau, R. Morris, S. Tøsse). A questa si affiancano metodologie mutuate da altri ambiti disciplinari di più recente impiego in educazione comparata quali l’analisi del discorso (B. Hake) e l’analisi del contenuto (S. Noda). I principali temi di analisi comparativa includono il ruolo dell’educazione terziaria nel più ampio sistema di apprendimento permanente (H. Hunanyan, R. Morris), le responsabilità dello stato, del mercato e della società civile nel garantire l’attuale offerta di educazione popolare (S. Tøsse), la caratterizzazione dell’educazione degli adulti organizzata da e/o rivolta a minoranze religiose (es. ebrei), etniche (es. indiani d’America, minoranze africane indigene) e linguistiche (W. Muller-Commichau, M. Avoseh, M. Mezgec), lo sviluppo delle politiche di educazione permanente (B. Hake) e la capacità di adattamento di istituzioni educative di lunga tradizione alle nuove richieste di formazione (S. Nolda). Purtroppo, forse a causa della natura breve dei saggi qui presentati, nessun autore riesce a presentare in maniera esaustiva sia la metodologia adottata che i risultati raggiunti. Ciò nonostante, i diversi contributi inclusi nella terza parte offrono, nel complesso, notevoli spunti di riflessione metodologica e buoni – a volte ottimi - esempi di analisi ‘comparata’, anche se il rischio di cadere nella trappola della ‘descrittività’ è per alcuni autori ancora possibile!