RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 5/ N. 14 - 30 Giugno 2009 - EdA: creatività e innovazione
 

INDICE

 

 

 

 

RECENSIONI

Filippo Toriello, Fondamenti Epistemologici del Lifelong
Learning, , Napoli,Tecnondid 2008.

Mario Vitolo

Quest’opera di Filippo  Toriello  e i contributi di Bruno Schettini che l’accompagnano rappresentano  un contributo teorico che poggia su un puntuale lavoro di esegesi e di ricostruzione storica  e di contenuto del percorso di costruzione  dei sistemi educativi in Europa.  L' aver trattato  documenti istituzionali, pur noti,  come parti di un corpus, cioè di una costruzione concettuale coerentemente strutturata, tracciando  il filo o i fili che li legano, risulta una operazione utile e stimolante che mi ha  assorbito  nella riflessione sulla collocazione e sul nesso metodologico e strategico di quei documenti. E' questo, secondo me,   uno dei  pregi principali della ricerca proposta.
L’autore sviluppa la sua ricostruzione attingendo dentro a  sei oggetti. Parte dal 1993  e dalla pubblicazione del Libro Bianco  “Crescita, competitività e occupazione”che è alla base del successivo (pur dello stesso anno) oggetto di ricerca: la “Decisione del Parlamento e del Consiglio Europeo che proclama il 1996 Anno europeo dell’istruzione e della formazione lungo tutto l’arco della vita”.Al primo Libro Bianco che viaggia nella storia con il nome di Delors che lo ha presentato, segue nel 1995 quello della Cresson, “Insegnare e apprendere” e  nel 2000 il “Memorandum sull’istruzione e formazione permanente”. Del 2001 è la Comunicazione della Commissione Europea “Realizzare uno spazio europeo dell’apprendimento permanente”, cui segue, quindi, nel 2002 la “Risoluzione del Consiglio sull’apprendimento permanente”. L’autore attraverso la scomposizione e ricomposizione dei concetti espressi in  questi documenti che dettano le linee delle politiche dell’Educazione in Europa  perviene a individuarne il suo fondamento nella  “pedagogia dell’innovazione”.
Questo libro, dunque, stimola approfondimenti su almeno tre piani: quello istituzionale e normativo, quello scientifico-pedagogico, quello scientifico-linguistico. In particolare l'analisi su questi tre piani verte sulla inscindibilità tra Lifelong Learning e Lifewide Learning cioè tra la dimensione temporale e quella della estensione dell'apprendimento nei diversi domini della vita di un individuo.
Prende posizione perché, nel tracciare i confini e gli intrecci tra questo processo europeo e la Scienza e le teorie della Pedagogia, ritiene che questa “pedagogia dell’innovazione” si appiattisca troppo sul mercato del lavoro, sulle istanze delle grandi lobbies e propone una “pedagogia del corso di vita”che senza rigettare il corpus costituito dalla produzione europea in materia di educazione, la riconsideri completandola di tutte quelle dimensioni che sono proprie della Pedagogia alla luce di una rilevanza del processo educativo come centrale in se stesso e autonomamente riconoscibile come obiettivo di vita. L'Educazione o l'auto-educazione, come possibile fine e non  come mezzo attraversano l'idea di“pedagogia del corso della vita”. Il lavoro di analisi critica viene condotto dall’autore sulla base delle istanze di una Pedagogia che metta al centro la persona umana e la dimensione collettiva e partecipativa del sapere. La pedagogia degli oppressi, la pedagogia della speranza non le troviamo richiamate a ogni piè sospinto, ma sono i paradigmi di una lettura critica che viene dopo tre interessantissimi capitoli di rigorosa ricostruzione dei concetti espressi nei documenti europei.
Toriello e con lui Schettini -che ci propone il suo Albero dell’Educazione degli Adulti- articolano questa tesi sulla base dell’idea che il Lifelong Learning debba essere accolto in una “pedagogia del corso di vita” e che gli  indirizzi europei  che evolvono dalle teorie e dai modelli sull’Educazione degli Adulti, debbano essere  ricollocati sulla base di una scelta di valori e di campo che li sottragga alla dipendenza dagli  obiettivi di “innovazione” e in altri termini di  “sviluppo” economico, funzionali alle lobbies finanziarie e della globalizzazione,  riconducendoli, come si diceva , alle centralità della persona e del sapere. 

La tesi di Toriello e i contributi di Schettini sono molto argomentati e quest’ultimo si spinge a coglierne le connessioni con le neuroscienze e con le ricerche degli psicologi sull'apprendimento. E tutto questo  porta a dialogare con il libro stesso (e magari anche con gli autori) per affrontare nodi teorici e politico-istituzionali che quest'opera ha il merito di evidenziare e di porre al centro del dibattito. Ecco alcuni temi di riflessione che, a mio avviso, da essa  in modo diretto o indiretto emergono in modo chiaro e articolato:
Quale rapporto vi è tra dimensione teorico-scientifica e processo storico-politico alla base delle decisioni europee in materia di educazione? e come operando sulla prima si può influire sul secondo?
A livello terminologico e teorico la relazione tra Educazione e Apprendimento è adeguatamente risolta?
E' opportuno, in campo pedagogico, operare una scissione tra  vita (sociale, affettiva....) e lavoro proponendo  una antinomia tra queste sue dimensioni dell’essere umano? oppure è meglio pensare ad esse in termini di armonia anche nell'apprendimento permanente?
Il concetto di sviluppo sociale ed economico ha effettivamente esaurito, in qualsiasi sua accezione, la possibilità di supportare i processi di apprendimento delle persone?
Questo libro dà o prospetta delle risposte, aprendo un confronto.

 

 

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