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Le molte e diverse esperienze di educazione degli adulti di questi ultimi anni finalizzata all'inclusione sociale di "soggetti deboli" hanno fatto emergere la necessità di affrontare anche da questo punto di vista il tema "immigrazione".
Questo numero tenta di evidenziare il ruolo centrale svolto dall’ istruzione e dalla formazione come modalità attraverso la quale è possibile costruire processi di integrazione ed arricchire, come suo presupposto, le competenze di cittadinanza attiva.
Gli ostacoli maggiori alla realizzazione di questo processi sono senza dubbio quelle linguistiche ed appunto su queste possono e debbono agire i diversi sistemi ed i diversi attori dell’istruzione, delle formazione, dell’educazione. Ma dobbiamo renderci conto che l’alfabetizzazione, per quanto centrale, non è sufficiente se non è capace di costruire al proprio interno itinerari più complessi che uniscano all’incremento delle competenze linguistiche anche l’obiettivo che, per rapidità potremmo definire, di lettura ed interazione con la realtà diversa del paese ospitante.
Vorrei sottolineare fortemente il termine interazione. La sfida politica (e pedagogica) si svolge su questo terreno: quello cioè di realizzare una cittadinanza condivisa senza cancellare le differenze. In fondo, una delle definizioni di intercultura può essere il lavoro continuo e collettivo di creazione di un sapere in grado di mostrare, illustrandole e rendendole chiare a tutti, le differenze e, nello stesso tempo, evidenziando la ricchezza che queste rappresentano.
Per questo mi piace concludere questa breve presentazione con una citazione in cui, con calviniana “leggerezza”, le tante diversità divengono altrettante occasioni da cogliere con curiosità e gratitudine.
‹‹Troppe sono le provenienze, troppa la ricchezza etnica di questa città, le storie che si celano dietro tutti i colori e i tratti dei volti. Mi fanno tornare in mente un vecchio adagio rabbinico, la frase di un antico maestro secondo cui il più grande miracolo compiuto da Dio non furono i cieli e la terra e nemmeno le acque del Mar Rosso che si aprirono per far passare all’asciutto i figli di Israele in fuga dall’Egitto o le mura di Gerico che precipitarono al suolo, macché…
Il più grande miracolo Dio lo compie ogni giorno, ogni minuto da che mondo è mondo. Sta nel fatto che, pur avendo a disposizione un unico stampino (il primo uomo/donna, l’Adamo ricavato con un poco di terra) Dio è riuscito, almeno fino ad ora, a non far mai due individui perfettamente identici.
Ognuno di noi trova la propria identità nell’essere diverso da tutti gli altri. E con ciò rende onore alla potenza divina, alla natura meravigliosa di un creato mai uguale a se stesso››.1
Marco da Vela
1 Elena Loewenthal, Tel Aviv. La città che non vuole invecchiare,Milano, Feltrinelli, 2009, p.98