RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 5/ N. 15 - 31 Ottobre 2009 - Intercultura, nuove povertà , giustizia e ingiustizia sociale.
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

L’EDUCAZIONE DEGLI ADULTI OGGI: C’È UN FUTURO?

Di Bruno Schettini

Abstract Italiano

Oggi l’educazione si configura come accompagnamento durante tutto il corso della vita verso il cambiamento e la crescita. Come un aiuto ad ampliare la consapevolezza critica verso stili di vita riflessivi ed emancipativi, che privilegino un approccio autonomo alle scelte che quotidianamente facciamo.
Il binomio educazione-cambiamento, dunque, rappresenta il perno attorno a cui si muove tutta la società ed, in particolare, la società del prossimo futuro.
Valorizzare la concezione dell’educazione come accompagnamento ad un personale progetto di vita -che scardini i valori, le credenze e le rappresentazioni dettate dalle mode o dalle appartenenze di “casta”- rappresenta la scommessa dei prossimi anni, alla quale tutti siamo chiamati a partecipare attivamente.

English Abstract

Nowadays the education is accompaniment throughout the course of life toward change and growth.
It’s an help to expand critical awareness to lifestyles reflective and emancipatory, that favor an independent approach to the choices we make daily.
The binomial change-education, therefore, represents the pivot around which it moves throughout the society and, in particular, the society of the near future.
Enhance the concept of education as an accompaniment to a personal project of life - that undermines the values, beliefs and representations dictated by fashion or by the membership of "caste" - is the challenge of the coming years, which we are all called to participate actively.

 

La domanda su cosa sia oggi l’educazione degli adulti in Italia, e più in generale nella società occidentale, è complessa e cercherò di dare delle risposte senza banalizzare. Senz’altro ci sono più risposte; la prima è questa: nella nostra società, soprattutto europea, l’educazione è maggiormente considerata come istruzione o formazione continua cioè professionale e, quindi, è finalizzata a che gli studenti, i giovani e quanti hanno lasciato da tempo la scuola senza conseguire un titolo di studio o sono disoccupati, conseguano un titolo di studio certificato; ma questa non è educazione, è istruzione o formazione. Altri, poi, pensano che l’educazione sia introdurre i più giovani nella società degli adulti; questa - però - è socializzazione, non è ancora educazione e per la maggior parte delle persone l’educazione è in parte istruzione e in parte socializzazione secondaria; poi ci sono alcuni, anche io la penso così, i quali ritengono che l’educazione sia tutt’altra cosa, sia, cioè, accompagnamento dei bambini, dei giovani e degli adulti, durante tutto il corso della vita e nei vari cicli di essa, quando cioè il tempo della crescita esige uno sforzo per il cambiamento proattivo; ecco, questa include l’istruzione, la socializzazione, ma non si riduce a istruzione e a socializzazione; è stimolo al cambiamento e alla crescita,  è un aiuto ad allargare gli orizzonti delle vita e a far vedere criticamente sempre più oltre, è  facilitazione a cercare punti di arrivo che non siano già dati anche se, però, nella nostra società c’è sempre la tentazione, da parte di qualcuno, di indicare dove andare; c’è sempre qualcuno insomma - fra i vari sistemi come la chiesa, le organizzazioni economiche, finanziarie, sindacali, istituzionali, ecc… - che si erge a sistema-guida indicando e sostenendo una direzione da seguire attraverso una costante pressione morale, sociale, psicologica ed economica, che fa largo uso degli strumenti mediatici, affinché giovani e adulti vadano in una direzione precostruita. Ecco, credo che neanche questa sia educazione, perché l’educazione deve lasciare lo spazio alle persone per orientarsi e auto-direzionarsi, altrimenti non si ha cambiamento autentico né formazione della persona: educazione e cambiamento sono i due volti della stessa medaglia non si dà cambiamento senza educazione e l’educazione è cambiamento per dare forma continuamente ad un sé dinamico, processuale, che staziona quel tanto che basta in una “posizione”, per subito riprendere il cammino. La maturità, quella dell’adulto anagrafico che ci è stata consegnata sia da una vecchia pedagogia essenzialista, quanto da quella naturalistico-deterministica o comunque ad orientamento normativo-riproduttivo che porta l’individuo a operare le proprie scelte basandosi sul sistema morale vigente nella propria società, è una falsa maturità, certamente rassicurante, ma che declina ogni responsabilità circa il futuro1. Il cambiamento può essere radicale, ma esso in genere avviene lungo il corso della vita delle persone e mai in modo repentino; a volte si incontrano persone conosciute dopo un qualche di tempo e le scorgiamo totalmente trasformate; ecco questo è un cambiamento, alle volte radicale quando le esperienze della vita sono così tanto fortemente incidenti sui nostri sistemi di comprensione dei fatti e degli avvenimenti da esigere una risposta adeguata nell’immediato ai fini della sopravvivenza; ma tutto ciò dipende dalle esperienze della vita, perché in educazione le esperienze della vita sono importanti anche se non tutte le esperienze sono educative, perché per esserlo bisogna riflettere criticamente su di esse, occorre tematizzarle, discriminarle per capire che cosa di esse è veramente importante per la crescita della propria persona nel confronto con le altre. Penso, in questo momento, a tutto il Movimento della cosiddetta “Pedagogia non direttiva” e, in particolare, a pedagogisti come Paulo Freire od anche all’italiano Ettore Gelpi, e più ancora ad Antonio Gramsci, ma penso anche allo stesso “Grupo de Pesquisa em Movimentos Sociais e Educação” brasiliano, all’esperienza dei “Sem Terra”, a quella di Porto Alegre o del World Social Forum e ad altri ancora2.
Senz’altro c’è chi pensa anche che l’educazione sia un accompagnamento blando, dolce che marchi il tempo dei cicli della vita. Io penso che l’educazione abbia sia questo aspetto cioè di un accompagnamento lento, sia anche quello che dà luogo a dei veri e propri breakdown che mettano le persone dinanzi alle loro responsabilità, perché la crescita è espressione di scelte e quando il cambiamento bussa alla porta è allora che bisogna dare spazio a ciò che di nuovo, di originale, di creativo c’è nei pensieri, nelle azioni e negli affetti delle persone3. Ecco questa non è una visione dell’educazione molto condivisa perché, in Europa, in Italia nei Paesi dell’Unione Europea4 c’è un’omologazione imperante, una pressione che i governi, i decisori politici, gli amministratori e il mondo dell’economia fanno continuamente sulla gente attraverso le televisioni sia pubbliche che private, ma anche attraverso la carta stampata, attraverso le martellanti pubblicità, talk show, fiction ecc… propagandando le diffuse immagini di una società dell’effimero in cui ciò che in genere è considerato come valore positivo ormai viene di fatto deriso attraverso le azioni della quotidianità e indicato come obsoleto non attraverso le parole, pure celebrate ma svuotate del loro significato originario, ma attraverso i pervasivi messaggi che creano e distruggono continuamente quei nuovi miti che tendono ad alimentare l’immaginario delle giovani generazioni – e non solo – ormai svuotate di idealità positive. Certo, dinanzi ad una situazione di questo genere, che è planetare, parlare di educazione nel senso di un cambiamento che viaggi sui tempi molto lunghi, appare quanto meno privo di senso o di futuro; forse quello che oggi occorre è un modello di educazione “radicale” che crei ed evidenzi quel gap esistente fra le melliflue lusinghe di una società votata alla deriva cosmica e la necessità cogente di una ripresa di temi che invitino ad una severa riflessione politica, etica sulla dignità dell’uomo al quale è stata tolta la prospettiva di uno spazio futuro di umana vivibilità e condivisibilità: una città non già costruita, ma un luogo nel quale gli uomini possano scambiare, condividere, confrontarsi anche con il conflitto delle idee, nella prospettiva, però, di creare sintesi dialetticamente nuove. Questo però è possibile a partire da una rinnovata idea di educazione degli adulti e da un’educazione che si ponga come strumento di contrasto a quanti, con i loro comportamenti mediaticamente ampliati a dismisura, finiscono con il convincere le persone adulte e giovani che questa è la vita che vale la pena di vivere, una vita che non ha spazi futuri ed è come se essa andasse consumata tutta nell’oggi perché del domani non v’è affatto certezza alcuna anche dal punto di vista dell’impatto ambientale. Questo messaggio toglie proprio ogni prospettiva al mondo dell’educazione e toglie anche autorevolezza agli educatori perché essi non hanno la possibilità di pronunciare una parola chiara e univoca, una “parola”, direbbe Paulo Freire, che abbia il coraggio di riproporre il futuro come progetto personale e collettivo da costruire5, pur considerando il contesto estremamente riduzionistico in cui si è chiamati a lavorare fra le incomprensioni della stessa gente oppressa a cui ci si rivolge per aiutarla a riscattarsi da ogni forma di oppressione; quell’oppressione che essi neanche sono in grado di riconoscere tant’è l’avvilimento a cui sono sottoposti6.
E’ vero che in Italia e, in modo particolare, in Europa si parla molto e si discute di educazione degli adulti o del lifelong learning. Ma sui programmi europei e nazionali di lifelong learning, come un pesante maglio, è caduta l’ideologia neoeconomicistica e neoliberistica interamente asservita al fine del mercato del lavoro; quello stesso mercato che, mentre chiede sempre nuovi titoli di studio e livelli più alti di formazione, svuota continuamente la propria domanda attraverso la drastica riduzione di posti di lavoro e l’indottrinamento mediatico che priva le menti di un sapere critico e le avvilisce attraverso la dimostrazione dell’inutilità di una formazione veramente diffusa e degna di questo nome sia a livello umanistico che scientifico.
Tuttavia, stiamo assistendo ad un timido risveglio delle coscienze; c’è una tensione e anche un’attenzione a cambiare l’orientamento che ci viene imposto; la lotta, però, è dura perché è controcorrente, perché l’educazione è disarmata di fronte a questa situazione e occorre trovare forme di lotta nuove per poter affermare un’educazione per un mondo vivibile per tutti.  Io non so se quello di oggi sia ancora il tempo di un’educazione graduale, progressiva, di tipo riformistico cioè; sarà senz’altro così per alcuni e a certe condizioni; tuttavia, credo che ci sia un grande bisogno di trovare nuove forme di lotta molto forti per poter opporre una resistenza, forse non necessariamente cruenta, ma che avrà i suoi morti sul campo, morti in senso metaforico ma non solo; morti, per idee e valori positivi e proattivi, ben consci di non poterle vedere  realizzate in costanza della stessa vita. Ma questo è importante perché l’educazione è sempre educazione alla libertà cioè lotta per una libertà sempre in costruzione nello svelamento continuo di ciò da cui esplicitamente e/o occultamente dipendiamo; ma non c’è educazione senza lotta per la libertà delle persone singole e associate, perché nessuno regala niente a nessuno! La storia, poi, ci insegna che chi lotta veramente per la libertà compie un sacrificio autentico giungendo talora anche all’estremo sacrificio; e questa è la grande utopia dell’educazione nascosta sotto le vesti del magistrato e delle forze dell’ordine che lottano contro la mafia e la camorra, del giornalista che documenta la violenza e le ingiustizie da chiunque operate, dei sindacalisti che lottano contro le sopraffazioni e gli abusi, dei docenti, preti e suore che formano ai valori e sono di esempio e testimonianza, dei ricercatori che valorizzano la creatività a servizio dell’uomo, degli imprenditori che pensano al lavoro come a uno strumento autentico, accanto alla conoscenza, di emancipazione dell’uomo e di produttività e non di mera speculazione, ecc...7. Vale la pena di cimentarsi, di sperimentarsi, però è controcorrente e dinanzi c’è solo il muro dell’incomprensione quando non anche dell’interesse personale o di casta o di famiglia che, purtroppo, si riproduce nel tempo secondo meccanismi invasivi e mascherati. In questo senso, a ben rivedere, la storia italiana ed europea di educazione degli adulti, ma anche di oltre Oceano, è già sempre stata in questa direzione, occorre riprenderla e toglierla dalle mani di chi di essa si è impadronita per dirottarla in direzioni quanto meno improprie. E’ una difficile, ma bella scommessa!

 

1 Cf: Bogdan Suchodolski, Trattato di pedagogia generale. Educazione per il tempo futuro, Armando Editore, Roma, 1972.

2 Sull’argomento, cfr. Peter Mayo, Gramsci, Freire e l’educazione degli adulti. Possibilità di un’educazione trasformativa, Carlo Delfino Editore, Sassari, 2007.

3 Il concetto è stato successivamente sviluppato di recente dallo stesso Autore. Cfr. Bruno Schettini, Il lavoro dell’educazione con gli adulti, in «Pedagogika.it », n.2-3, 2009, pp.62- 66.

4 I Documenti principali dell’U.E. in materia di lifelong learning: Consiglio dell’UE, L’apprendimento permanente per la conoscenza, la creatività e lo sviluppo, Bruxelles, 2008; Commissione delle Comunità europee, E’ sempre il momento di imparare. Piano di azione in materia di educazione degli adulti, Bruxelles, 2007; Commissione delle Comunità europee, Educazione degli adulti: non è mai troppo tardi per apprendere, Bruxelles, 2006; Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio, Le competenze chiave per l’apprendimento permanente, Bruxelles, 2006; Commissione delle Comunità europee, Realizzare uno spazio europeo dell’apprendimento permanente, Comunicazione della Commissione, Bruxelles, 2001; Commissione delle Comunità europee, Gli obiettivi futuri e concreti dei sistemi di istruzione, Relazione della Commissione, Bruxelles, 2001; Commissione delle Comunità europee, Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente, Bruxelles, 2000; Decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che proclama il 1996 “Anno europeo dell’istruzione e della formazione lungo tutto l’arco della vita”, Bruxelles, 1995; Commissione delle Comunità europee, Insegnare e apprendere. Verso la società conoscitiva, Libro Bianco su Istruzione e Formazione, Bruxelles, 1995; Commissione delle Comunità europee, Crescita, competitività, occupazione: le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo, Lussemburgo, 1993. Sui documenti citati, cf: Fabio Toriello, Fondamenti epistemologici del lifelong learning, Tecnodid Editrice, Napoli, 2008.

5 Cfr. Giovanni Semeraro, Il Circolo di studio: “Dizer a palava, pronunciar o mundo, estar sendo”, in Bruno Schettini, Fabio Toriello, Paulo Freire. Educazione Etica Politica. Per una pedagogia del Mediterraneo, Luciano Editore, Napoli, 2008, pp. 127-133.

6 Sul punto, la riflessione più adeguata e ancora attuale è proprio quella condotta da Paulo Freire nel suo volume Pedagogia do oprimido.

7 In questo senso e a titolo esemplificativo, si veda il volume di Pasquale Iorio, Il Sud che resiste, Ediesse, Roma, 2009.

 

 

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