RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO I / N. 2 - 1 giugno 2005 - EDA e DIRITTI
 

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La biblioteca e i diritti di cittadinanza

Marta Brunelli

In questa nuova stagione storica e civile apertasi sulla scia delle incertezze, dei conflitti, degli interrogativi ereditati dal secolo che ha visto tramontare la modernità, affrontare le problematiche della cittadinanza non è cosa facile. Il concetto di cittadinanza si presenta nella complessità di tutte le sue declinazioni possibili, da quella politico-nazionale - ma forse ormai inconcepibile senza la sua seconda anima di cittadinanza interculturale - a quella europea, infine alla cittadinanza planetaria e terrestre alla quale Edgar Morin (2001) considera missione ineludibile, oggi, iniziare ad educare i cittadini di domani. Nella stessa ampia espressione di "cittadini" trovano posto soggetti diversi, portatori di diritti nuovi accanto a diritti antichi ma disconosciuti o trasformati da inediti rapporti di convivenza e rinnovate esigenze di tutela.

 

I soggetti portatori di diritti vecchi e nuovi

In un momento in cui la mondializzazione dell'esperienza umana si sostanzia nell'esodo inarrestabile di genti dal "terzo" e dal "quarto" mondo verso i paesi ricchi, i portatori di nuovi diritti per eccellenza sono gli immigrati. Un imponente movimento di persone, culture, idee e stili di vita che porta con sé un bagaglio di elementi dirompenti ma anche di opportunità, se solo si pensi alla possibilità di intravedere nei migranti un vero e proprio "ponte" per la circolazione non solo di forza lavoro e di capitali ma anche di culture e di relazioni tra i popoli. Proprio con una relazione su questo tema il professor Bruno Amoroso ha aperto le due giornate all'Università della Calabria dedicate a "Il Mediterraneo. Un incontro di culture" , indicando suggestivamente il passaggio da una Società della conoscenza ad una Conoscenza delle società come momento indispensabile per la costruzione della nuova dimensione interculturale.

Riflettendo sulle qualità della cittadinanza rivendicata da questi nuovi soggetti, è tuttavia innegabile riconoscervi i medesimi diritti per i quali anche altri combattono: il diritto alla legalità del lavoro e alle relative garanzie sociali; il diritto alla casa e alla costruzione di una famiglia per i giovani; il diritto alla salute e all'assistenza sanitaria. O gli stessi diritti delle donne, che accomunano vecchie e "nuove" cittadine nella condivisione di problemi che vanno dalla disoccupazione allo sfruttamento, dalla tutela della maternità al diritto all'inviolabilità del corpo femminile contro le mutilazioni sessuali etc.

Se di nuovi e differenziati diritti sono portatrici le tante minoranze etniche, religiose, linguistiche, che dire ancora delle "minoranze" anagrafiche? Che dire del nuovo rapporto in via di costruzione - o di dissoluzione - tra le generazioni, fortemente sbilanciate da una crescita diseguale, in una società caratterizzata da un tasso d'invecchiamento che rischia di far slittare le politiche e i servizi ora solo da una parte o dall'altra?

Si considerino infine i diritti di libertà, uguaglianza, solidarietà da sempre rivendicati dai soggetti più deboli: disabili, anziani, malati, che il Rapporto 2004 di Caritas Italiana e Fondazione Zancan fotografa sempre più colpiti da depressione, malattie mentali, Alzheimer, infine da dipendenze vecchie e nuove (non più da sostanze ma dal gioco d'azzardo, dallo shopping compulsivo etc.); situazioni, queste, che tutte configurano nuove forme di vulnerabilità sociale tanto più insidiose quanto più sommerse.

 

Come si può vedere, oramai sotto l'ampio ombrello dei diritti fondamentali confluiscono, mescolati tra loro, multicolori e multiformi diritti che accomunano vecchi come nuovi cittadini: immigrati e apolidi si confondono in maniera trasversale con altri gruppi e categorie sociali (donne, lavoratori, anziani, giovani, malati) rappresentando una delle sfaccettature, quella della cittadinanza, sotto la cui lente è possibile analizzare le tante problematiche della nuova società complessa.

 

La biblioteca e le cittadinanze incompiute

Parrebbe difficile a prima vista conciliare questa lunga - ma non esaustiva - carrellata di situazioni di "cittadinanza incompiuta", o quanto meno "a rischio", con la biblioteca.

 

In realtà la biblioteca è un istituto unico per la sua capacità di agire nel senso della democratizzazione delle conoscenze attraverso l'erogazione di un servizio sviluppato sempre più in molteplici direzioni e verso pubblici "altri" che emergono con tutte le loro problematiche di rischio, di vulnerabilità, di esclusione sociale.

Già Virginia Carini Dainotti indicava nel modello della public library anglosassone la vera palestra dell'uomo e del cittadino. Nella sua opera più organica - intitolata appunto La biblioteca pubblica istituto della democrazia (1964) - confluirono la sua riflessione ed esperienza di bibliotecaria promotrice di "rivoluzionari" servizi per ragazzi e per adulti presso la Biblioteca governativa di Cremona fin dal 1939. La concezione laica e democratica della "biblioteca per tutti" emergeva dalla convinzione che:

(.) tutta la comunità aveva egualmente bisogno della biblioteca e che la biblioteca poteva e doveva accogliere e soddisfare le esigenze di cultura e di lettura di tutti i gruppi della comunità senza introdurre artificiali e non giustificate distinzioni e barriere, anzi promuovendo e facilitando il passaggio dei lettori dall'uno all'altro livello di letture, dall'uno all'altro campo di interessi.

Le caratteristiche fondanti della biblioteca pubblica - il rivolgersi a tutta la comunità del territorio di riferimento, la democratizzazione della cultura, l'abbattimento di ogni forma di esclusione sociale o culturale - ci riportano ai temi "caldi" della cittadinanza. Nell'espressione "tutta la comunità" sta la capacità intrinseca della biblioteca pubblica di interagire con l'ambiente, il territorio, l'utenza interpretando le mutevoli esigenze della contemporaneità, come dimostrato dalla ricchezza di opportunità offerte da questo istituto.

 

Pertanto nella biblioteca si accederà all'informazione di comunità di supporto alla vita pubblica e sociale del cittadino in generale, informazione amplificata dal frequente collegamento con altri punti informativi quali gli sportelli per le relazioni con il cittadino fino ai servizi di accesso alla documentazione di fonte pubblica legati all' e-government . Analogamente, all'interno della biblioteca trovano collocazione ideale proprio gli sportelli informagiovani, informadonna, di mediazione culturale etc., in grado di sviluppare al meglio servizi informativi e di orientamento mirati alle fasce deboli come i disoccupati, le donne, gli immigrati. Per gli immigrati in particolare, accanto ai numerosi "scaffali interculturali", vanno attivandosi sempre più numerose iniziative sia culturali che formative, tutte finalizzate all'uso della biblioteca come luogo di incontro tra culture o di apprendimento linguistico, infine di assistenza informativa.

 

Ma la trasversalità sociale, economica e culturale delle tante cittadinanze incompiute, viste sopra, interessa anche altri pubblici, in funzione dei quali altri e nuovi servizi vengono attivati come concreta forma di lotta all'esclusione, oggi come all'epoca della Carini Dainotti.

Le sezioni speciali L'IFLA ( International Federation of Library Associations ) mostrano particolare attenzione per i servizi di accoglienza al pubblico con difficoltà specifiche ( disadvantaged persons ), elaborando linee guida e strumenti specifici che hanno trovato attuazione in numerose realtà. Tra gli utenti svantaggiati troviamo i disabili o i dislessici, ma anche i semianalfabeti, gli analfabeti di ritorno, gli illetterati, per i quali i documenti facilitati ( easy to read ) e i nuovi mezzi informatici e Internet "si dimostrano uno strumento efficace per stimolare l'esercizio della lettura e l'utilizzo della scrittura" . Pubblici "deboli" sono anche i detenuti: su libri e lettura in carcere come forma di rieducazione e reinserimento sociale sono incentrati progetti sia di collaborazione tra biblioteche pubbliche e istituti, sia di riammodernamento di biblioteche carcerarie .

Gli utenti che per vari motivi rimanevano esclusi dalla lettura sono stati oggetto di un'attenzione specifica dalla parte delle biblioteche che, sperimentando nuovi servizi, si sono aperte al territorio uscendo letteralmente "fuori di sé". Non è un caso che tra le più avanzate esperienze ci siano proprio quelle strutture - come la Biblioteca Vallesiana di Castelfiorentino , la Biblioteca Isolotto di Firenze, la Biblioteca di Bagno a Ripoli - che da anni collaborano con la cattedra di Educazione degli Adulti dell'Università di Firenze, nella figura del Prof. Paolo Federighi. Lo studio del pubblico (segmentato nelle fasce del non-pubblico, pre-pubblico, pubblico potenziale e pubblico reale) avviato dal progetto Pubblico e biblioteca ha avuto come conseguenza, tra l'altro, l'avvio dei cosiddetti sistemi di distribuzione stellare del libro, che ha permesso di guadagnare nuovi utenti nelle sale d'attesa di parrucchiere ed estetiste, nei supermercati o nelle carceri, appunto; ma anche negli Ospedali, infine nelle residenze per anziani, dove si portano avanti, grazie anche al fondamentale apporto delle associazioni di volontariato, iniziative differenziate di coinvolgimento come la lettura ad alta voce o la raccolta di memorie autobiografiche .

 

La biblioteca luogo di pedagogia del soggetto.

Come si vede, la biblioteca di pubblica lettura costituisce uno strumento duttile e flessibile, come la sua stessa natura e storia ci insegnano, in grado di rinnovarsi ogni volta sulla base delle esigenze e delle trasformazioni della comunità di riferimento, ma anche di presentarsi come un vero e proprio luogo della pedagogia del soggetto.

Se è vero che nella pluralistica, frammentata, decentrata società postmoderna il ritorno al soggetto e alle tematiche connesse alla sua formazione svolge un ruolo cruciale nell'educazione, è vero anche che le biblioteche rappresentano da sempre la sede privilegiata dell'autoeducazione e della crescita personale autodiretta. Tutte le forme di pedagogia del soggetto - dalla "cura di sé", all'autobiografia, al lifelong learning - rivalutano l'impegno individuale nel processo formativo che è in grado di svolgersi in ambiti, dimensioni e spazi "altri" da quelli tradizionalmente intesi. In quest'ottica emergono ampie margini di valorizzazione anche per quello speciale spazio-luogo-momento dell'apprendimento che è la biblioteca, arricchita delle infinite possibilità di servizio sopra esaminate.

 

Nello spirito del servizio alla comunità nel suo complesso, la biblioteca pubblica realizza pienamente la propria vocazione di istituto della democrazia , anche se nelle differenti sfumature implicate dalla contemporaneità informatizzata, telematica, interculturale, insomma globale in senso lato. Sviluppare l'accesso alle tante alfabetizzazioni oggi necessarie, moltiplicare le opportunità di educazione permanente significa venire incontro ai bisogni culturali di tutti, recuperando alla piena dignità dell'autorealizzazione anche quelle dimensioni della cittadinanza che rischiano di restare indietro e di perdersi nell'inquietudine e incertezza postmoderne.

Perché solo con la crescita personale nel senso della realizzazione e della consapevolezza del sé, ma anche della comprensione e l'incontro con l'Altro, infine attraverso la solidarietà e la responsabilità, si possono porre le uniche garanzie, nel mondo instabile di Dahrendorf come nella società dell'incertezza di Bauman, di una società di cittadini pienamente liberi.

 

 

Bibliografia

  1. La Biblioteca allo specchio. Venticinque anni di politiche culturali per una biblioteca del pubblico (2000) , di Manuela Gaggelli e Serena Marrocchesi, introd. Paolo Federighi, Ospedaletto (PI), Pacini
  2. Biblioteche scatenate. Biblioteca, carcere e territorio. Atti del Convegno nazionale (Sassari, 28-29 marzo 2003) , a cura di Carla Contini, Daniela Diana, Roma, AIB, 2003
  3. Caritas Italiana e Fondazione Zancan (2004), " Vuoti a perdere". Rapporto 2004 su esclusione sociale e cittadinanza incompiuta , Milano, Feltrinelli
  4. Cecilia Cognigni (2004), I lettori dimenticati, "Biblioteche oggi", vol. XXII, n. 10 (dic. 2004)
  5. Paolo Federighi-Filippo Maria De Sanctis (1981), Pubblico e biblioteca. Nuove frontiere del lavoro educativo all'uso del libro , Roma, Bulzoni
  6. Francesco Florenzano (2002), Generazione L , Roma, Edup
  7. Leggere in ospedale e in condizioni di disagio: progettare e diffondere servizi di lettura cooperando tra Biblioteche pubbliche, Aziende sanitarie e Associazioni di volontariato , atti della giornata di studio, 6 giugno 2003 , a cura della Biblioteca Comunale di Bagno a Ripoli, S.l., s.n., 2003 < www.comune.bagno.a-ripoli.fi.it/biblioteca/iniziative/2003/convegno_ospedale/atti_convegno.html Liberi di leggere. Lettura, biblioteche carcerarie, territorio: atti del Convegno, Rozzano (MI), Centro culturale Cascina Grande, 11 maggio 2001 , a cura di Emanuela Costanzo e Giorgio Montecchi, Roma, AIB, 2002
  8. Edgar Morin (2001), I sette saperi necessari all'educazione del futuro , Cortina
  9. Rapporto sulle biblioteche italiane 2004 , a cura di Vittorio Ponzani, Roma, AIB
  10. Giovanni Solimine (2004), La biblioteca. Scenari , culture, pratiche di servizio, Roma-Bari, Editori Laterza
  11. Grazia Asta-Paolo Federighi (1998), a cura di, Pubblico e biblioteca. Metodologie per la diffusione della lettura , Firenze, Polistampa
  12. Romano Vecchiet (2003), Carini Dainotti e il dibattito bibliotecario degli anni Cinquanta, in: Virginia Carini Dainotti e la politica bibliotecaria del secondo dopoguerra, atti del Convegno, Udine, 8-9 novembre 1999 , a cura di Angela Nuovo, Roma, AIB: 91-102.

 

 

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