RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO I / N. 2 - 1 giugno 2005 - EDA e DIRITTI
 

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Da diritto all'istruzione a diritto al lifelong learning. Una riflessione

Giovanna Del Gobbo

Da diritto all'istruzione a diritto al lifelong learning. Una riflessione.

 

"C'è da vedere se e fino a che punto, nei programmi d'istruzione dei circa 200 Stati nazionali e nei progetti transnazionali ed internazionali di alfabetizzazione della popolazione mondiale, la formazione che vuole contribuire alla costruzione dei saperi individuali e collettivi valorizzi poi i potenziali dei linguaggi che le società e le culture esprimono per facilitare il loro sviluppo endogeno e se e fino a che punto, invece, esporti una tecnologia sofisticata di tali linguaggi per generare nuove dipendenze e nuovi depauperamenti" (P. Orefice, La formazione di specie , 2004).

 

Qual è o dovrebbe essere oggi il rapporto tra lifelong learning e diritti? Se appare ormai riconosciuto un diritto all'educazione, in una concezione sicuramente ormai più aperta rispetto al diritto all'istruzione sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti, occorre forse soffermarsi sulle possibilità e sul significato che assume oggi garantire un diritto all'apprendimento, occorre cambiare prospettiva e interpretare il ruolo dell'agire educativo come finalizzato a promuovere e sostenere processi di sviluppo. Il riconoscimento dello spazio autonomo di sviluppo del soggetto si accompagna necessariamente all'affermazione di una società democratica affinché sia riconosciuto a ciascun individuo il diritto di prendere parte e contribuire alla vita culturale e sociale della comunità: altrimenti il diritto all'apprendimento non è di fatto esercitabile.

E' vero del resto che ci troviamo oggi a vivere anche un livello comunitario "allargato", dove l'essere membri della comunità, non offre certo garanzie di stabilità e permanenza, ma si caratterizza per la fluidità, per la molteplicità delle esperienze e quindi richiede un'educazione ad una nuova socializzazione, un'educazione al rapporto fra culture. In un processo di conoscenza che si sviluppa attraverso l'incontro con l'altro, il termine "altro" può essere interpretato come dimensione di ricchezza di tutto ciò che è "fuori" o "diverso" dal soggetto, ma che attraverso la relazione con il soggetto contribuisce e determina il processo di apprendimento. Modelli di conoscenza fondati sulla capacità di riconoscere questo processo diventano modelli di educazione interculturale, dove non si conosce razionalmente l'altro, il diverso da sé attraverso un processo esclusivamente fondato sulla descrizione e lo studio, sull'acquisizione di nozioni sulla cultura altra, ma si conosce attraverso un processo di ri-conoscimento e di capacità di ri-specchiarsi in quella diversità, dove si trova comunque una parte del proprio sé, fatta di emozioni, bisogni, saperi che rappresentano terreno di incontro. Un incontro che passa dalla consapevolezza che attraverso la dimensione dialogica di costruisce il sé e l'identità del gruppo e del soggetto. Un dialogo che richiede di aprirsi alle nuove dinamiche culturali e che per questo necessita della costruzione di categorie interpretative in grado di descrivere e comprendere il delinearsi delle identità e delle culture all'incrocio tra il locale e il globale , e implica una nuova riflessione sul senso di un diritto all'apprendimento.

Globalizzazione e saperi

 

La globalizzazione ha messo in moto un processo di cambiamento su vasta scala che coinvolge tutti. Grazie alle nuove tecnologie il mondo non è mai stato così interconnesso. Questo riguarda non solo la crescente interdipendenza nelle relazioni economiche - commercio, investimento, finanza, organizzazione della produzione globale - ma soprattutto l'interazione sociale e politica tra organizzazioni ed individui del mondo intero. Un senso di interdipendenza che può impaurire, ma che può anche portare, attraverso un'idea di appartenenza a valori universali condivisi e di solidarietà di tutti i popoli della terra, verso la costruzione di una governance mondiale illuminata e democratica, nell'interesse di tutti. È quanto viene sostenuto anche nel Rapporto della Commissione Mondiale sulla Dimensione Sociale della Globalizzazione, curato dall'International labour Office. Il titolo stesso del Rapporto " A Fair Globalization: Creating Opportunities for All " indica lo scopo individuato dalla Commissione: perseguire una globalizzazione equa è un obiettivo cruciale per affrontare le incertezze e l'insicurezza del tempo presente. Un obiettivo positivo, che può e deve coinvolgere attori diversi per superare un approccio compartimentalizzato alla soluzione di problemi globali, per arrivare ad un processo decisionale efficace adottando un modo di pensare "integrato", capace di cogliere le interrelazioni strategiche fra le molte dimensioni che la sfida della globalizzazione apre. Nel Rapporto viene sottolineato come nel passato recente si siano molto facilitate le transazioni internazionali, ma poco sia stato fatto per rafforzare le comunità e i mercati locali, dove le persone vivono e desiderano vivere. Tra le altre indicazioni proprio l'esigenza di ripensare la governance globale, soprattutto migliorando la coerenza e il coordinamento fra le azioni delle diverse istituzioni locali, nazionali, internazionali per arrivare a "globalizzare la solidarietà".

Se i fenomeni di mondializzazione dell'esperienza umana iniziati in epoca moderna, hanno attivato in modo progressivamente maggiore i contatti tra uomini, gruppi, società e culture, anche la modellizzazione, la dinamica e la produzione delle conoscenze interessano ormai complessivamente la specie umana, al di là delle differenze che essa esprime sul piano sociale e culturale o biopsichico. Una prospettiva che offre enormi possibilità per la costruzione di una conoscenza solidale e diffusa in grado di muoversi tra i patrimoni di saperi di tutte le culture, aperta a contributi conoscitivi esterni per la ricerca di soluzioni ai problemi di sviluppo sostenibile su scala mondiale. Tutto questo rappresenta un potenziale immenso e questa crescente "interconnettività" fra gli abitanti di tutto il pianeta fa percepire, fa prendere coscienza del fatto di essere parte di una stessa comunità globale . La figura del migrante sembra potersi adattare a ciascuno di noi che oggi, pur senza mai spostarsi dal luogo di nascita, è costretto a riscrivere e re-interpretare la propria identità in un contatto continuo, diretto o indiretto, mediato dai nuovi mezzi di comunicazione di massa, con una diversità e ricchezza di conoscenza, sottoposti ad un processo ininterrotto di contaminazione.

Lo spostamento dell'orizzonte conoscitivo su una dimensione di globalità, in un momento in cui anche l'idea stessa di cittadinanza chiede di dilatarsi, può apparire intimorente e orientarsi nel patrimonio di conoscenze con cui i sistemi di comunicazione ci mettono in contatto è sicuramente operazione complessa. Siamo di fatto inseriti in un flusso culturale globale, fatto non solo di informazioni, ma di idee, rappresentazioni del mondo, immagini, linguaggi, valori.

Per poter recuperare la valenza positiva del processo di globalizzazione, in termini di ricchezza di saperi che sono in movimento, per recuperare pienamente la sensazione di essere cittadini del mondo, la dimensione dell'appartenenza alla specie umana e la condivisione di percorsi comuni per la costruzione del futuro, occorre poter disporre degli strumenti necessari: la varietà non è solo quantità, ma complessità, complessità di relazioni, di livelli, di connessioni, di modelli, codici e linguaggi e ibridazioni tra questi. Si affaccia alla ribalta dell'educazione un ampio e articolato patrimonio dell'esperienza conoscitiva umana che scaturisce e si compone dei saperi personali, dei gruppi sociali, delle diverse macro e micro culture locali che chiedono in forma sempre più evidente di essere riconosciute. Un patrimonio che non si esprime solo in termini quantitativi, ma che si definisce attraverso saperi qualitativamente diversi rispetto alla razionalità occidentale, che spiazzano gli assiomi del pensiero razionale che caratterizzano l'occidente e li rendono suscettibili di una profonda analisi critica .

In questa ottica planetaria di potenziale valorizzazione e produzione di saperi globali e di saperi locali, occorre ripensare all'educazione, o meglio al significato del diritto all'educazione in una prospettiva di lifelong learning e in termini di azione politica destinata a diventare motore di sviluppo. È certo che le dinamiche dei processi di socializzazione e tra questi e i processi di educazione, richiedono di essere profondamente rivisti alla luce degli attuali scenari della società globale, che implicano il confronto con i saperi dei diversi popoli, culture e società.

E nel rapporto complementare tra organizzazione e agire educativo, organizzazione e agire sociale, si pone il problema di quale tipo di competenze e di quali tipo di saperi siano necessari alla società globale attuale affinché questa sviluppi la sua dimensione democratica e partecipativa e affinché sia in grado di sostenere il riconoscimento e l'espansione del potenziale conoscitivo di ciascun cittadino affinché questo possa acquisire piena consapevolezza e capacità di gestire i propri diritti. Un'educazione chiamata "ad alimentare e ad arricchire il tessuto sociale formando adulti in grado di gestire con maturità le responsabilità della vita pubblica e privata".

 

 

Lifelong learning tra diritto all'apprendimento e diritto di cittadinanza.

 

Nel documento curato dall'UNESCO Revisiting Lifelong Learning for the 21st Century, si legge "Globalization has produced outcomes and processes which make the learning of new skills and competencies of paramount importance. Today it is no longer enough to have the same living and working skills one had five years ago. Learning to learn, problem solving, critical understanding and anticipatory learning - these are only a few of the core skills and competencies needed for all, at a time when 60% of trades and jobs to be performed in the next two decades or so are not yet known. In many communities, the growing number of migrants means that residents have to discover new ways of relating to people from other cultures. The clamour for active citizenship likewise implies that individuals should realize their capacity for active participation in the shaping of democratic societies."

Il collegamento tra il concetto di cittadinanza e lifelong learning è inevitabile, appare quasi scontato. La Dichiarazione Universale dei Diritti si apre con l'affermazione della piena uguaglianza di libertà e diritti per tutti gli esseri umani e concretizza questa affermazione declinandola nei diversi diritti: il diritto alla cittadinanza, alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, di opinione e di espressione, diritto alla partecipazione . Un diritto come la libertà, nelle sue diverse forme, libertà di pensiero e di parola, di partecipazione alla vita pubblica anche al di là delle accezioni locali o nazionali del termine, libertà progettuale per dare risposte ai bisogni e ai problemi globali della nostra epoca, è parte integrante della dignità e richiede pertanto, per essere esercitato, lo sviluppo di reali poteri e quindi competenze o conoscenze competenti: sviluppo che solo un'educazione intenzionale ed efficiente può favorire. Per questo motivo non si può allora prescindere dal riconoscimento della libertà culturale, intesa proprio come parte fondamentale dello sviluppo umano. Sviluppo umano che significa, prima di tutto, permettere alle persone di vivere il tipo di vita che essi scelgono, fornendo loro gli strumenti e le opportunità per fare questo genere di scelte . L'educazione alla libertà non è infatti un ambito dell'attività educativa, ma è una dimensione necessaria dell'apprendimento, essenziale in ogni processo di autoapprendimento. Paolo Freire distingue ed oppone l'educazione depositaria o "pratica del dominio" rispetto ad un'educazione problematizzante o "pratica della libertà" Una pratica educativa basata sulla trasmissione di conoscenze predefinite, senza alcun rapporto dinamico di interazione con la mente di chi apprende, diventa strumento di asservimento mentale del soggetto.

In un processo di democratizzazione l'educazione da meccanismo di consenso, funzionale quindi alla difesa, alla trasmissione e riproduzione di determinati valori, deve diventare parte del contratto sociale e quindi diritto fondamentale. Coniugare la libertà di pensiero non più riferita soltanto o prioritariamente alla razionalità delle società occidentali moderne, ma estesa alle ragioni ed alle relative forme espressive maturate in qualunque altra società e cultura del pianeta è la condizione per realizzare una più avanzata democrazia nel governo mondiale del potere e della conoscenza che lo alimenta.

La conoscenza è parte costitutiva dell'esperienza umana e per questo non solo diventa difficile racchiuderla in un'istituzione, o in un sistema, come quello dell'istruzione o della formazione professionale, ma diventa assolutamente impossibile considerarla separata da una formazione sociale e culturale. Socializzazione ed educazione non possono più essere considerate e praticate come due processi separati: la prima affidata ai condizionamenti dell'educazione informale per veicolare i saperi d'uso diversamente distribuiti nella stratificazione sociale, culturale ed economica; la seconda incaricata di portare i correttivi dei saperi dell'istruzione che, a seconda del grado di istruzione raggiunto, sono più o meno legati ai saperi disciplinari e razionali del pensiero critico occidentale, con tutto il carico di ideologie e valori che lo sottendono, .

L'affermarsi del concetto di apprendimento permanente, concepito come sintesi e idea guida capace di interpretare e progettare il processo formativo nella sua globalità spazio-temporale, pone di fronte ad un'idea di educazione che sta assumendo sempre di più una nuova fisionomia in relazione non solo "alla durata, lungo il corso della vita, ma anche alla pervasività degli ambiti di riferimento, di vita e di lavoro" . Un'idea di educazione che impone anche di sostituire un'idea di saperi legati all'istruzione, acquisibili nella scuola e spendibili nella vita adulta, con l'esigenza di una creazione continua dei saperi personali, individuali e collettivi.

 

La società dei saperi e l'apprendimento lungo il corso della vita reclamano una socializzazione diffusa alimentata sistematicamente dalla massima espansione del potenziale conoscitivo di ciascun cittadino e, con essa, dalla produzione personale di saperi che, pur nella più variegata articolazione, siano l'espressione della più ampia libertà di pensiero e della più estesa partecipazione nell'elaborazione e nella gestione dei saperi riconosciuti e legittimati su scala planetaria. Un apprendimento che implichi la capacità di sapersi proiettare criticamente verso un'apertura al patrimonio mondiale delle conoscenze all'interno del quale cercare, riconoscere, selezionare quantità e struttura dei saperi è un'esigenza sicuramente alta, che richiede un apprendimento di qualità.

 

 
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LLL - Focus on Lifelong Lifewide Learning
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