RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO I / N. 2 - 1 giugno 2005 - EDA e DIRITTI
 

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TESI A CONFRONTO

Un Circolo Didattico a colori. Educazione e formazione interculturale nella Learning Society

Daniela Bersani

Il processo di globalizzazione, che da qualche decennio ha investito il nostro sistema sociale, è stato contraddistinto dal passaggio da una modernità solida ad una liquida dove alla stabilità del passato si è sostituita la fluidità e la contingenza del presente (Bauman, 2002). In questo mutato ed inedito orizzonte del possibile, si sono determinati nuovi scambi economici, si sono potenziati i sistemi di comunicazione con un diffuso spostamento di persone determinato da ingenti flussi migratori che continuano ad interessare i paesi più sviluppati. A ciò si aggiunge come il crescente sviluppo delle nuove tecnologie di comunicazione, grazie all'implementazione delle ICT, nel superare i confini spazio-temporali, abbia determinato un "nomadismo cibernetico" (Di Giacinto, 2002) che ha permesso agli individui di spostarsi all'interno del cyberspazio, di conoscere nuove realtà, nuovi saperi e contenuti che continuamente vengono mediati e ri-mediati (Bolter, 2002).

La nuova condizione planetaria, nel determinare un ripensamento dei nostri confini nazionali, deve allora ispirarsi al concetto di inclusione e giustizia sociale per poter superare il divario digitale tra i paesi più avanzati e quelli in via di sviluppo allo scopo di garantire a tutti l'accesso agli scenari della conoscenza. Quest'ultima, nel delineare la nuova morfologia della learning society , ne rappresenta il substrato più profondo e ne costituisce il nuovo capitale universale rappresentato dal sapere, dalla formazione dell'individuo, dalla possibilità di questi di accedere ai suoi contenuti e mezzi allo scopo di poter esercitare il proprio diritto di cittadinanza attiva (Alberici, 2002).

La crescente mobilitazione delle persone e la libera circolazione di esse, da una parte all'altra del pianeta, oltre a determinare un'ibridazione dei saperi e di pratiche sociali e culturali, chiama in causa tutta una serie di diritti che devono essere garantiti a tutti i protagonisti della società della conoscenza, senza alcuna distinzione di sesso, razza o etnia.

 

Tra questi, il diritto all'istruzione, alla conoscenza, come fondamento della cittadinanza attiva, intesa come piena partecipazione dell'individuo alla vita sociale in cui la propria esistenza si iscrive, deve poter essere esercitato anche dai cittadini stranieri, attraverso un welfare formativo atto a riequilibrare le opportunità formative incondizionatamente valide per tutti. Tale processo richiede una profonda ristrutturazione del sistema educativo, una de-tradizionalizzazione di esso accanto alla necessità di attuare delle politiche di sviluppo attente al soggetto, alla sua persona, alla sua bildung orientata ad apprendere, a conoscere in qualunque periodo della propria esistenza (Alessandrini, 2002). Secondo questa prospettiva, il lifelong learning deve potersi configurare come un progetto globale che abbraccia tutti gli individui del mondo secondo modalità di inclusione sociale in quanto ognuno può contribuire e costituire il nuovo capitale intellettuale dell'umanità. L'accessibilità alla conoscenza, nell'ambito di un sistema pluralista, deve quindi indurre una riflessione dei sistemi formativi i quali, nel prendere atto della presenza degli immigrati, devono compiere un processo di destrutturazione e decostruzione dei curricula scolastici per una piena integrazione degli studenti stranieri. Ne consegue come il lifelong learning si configuri come un processo di apprendimento continuo che parte dalla scuola dell'infanzia per attraversare i vari ordini di scuola fino a comprendere tutto l'arco dell'esistenza dell'individuo e che vede studenti, docenti, operatori coinvolti in un nuovo scenario formativo. Sviluppare nel personale della scuola e, in particolar modo, nei docenti un'adeguata preparazione per l'acquisizione di nuove skills interculturali a fronte del forte gap formativo, è necessario considerato il mutevole scenario in cui il sistema educativo si trova inevitabilmente ad interagire. Lo stesso delinearsi di nuove figure professionali legate all'universo dell'integrazione, quali i mediatori culturali, impone anche un'accurata riflessione formativa, sociale e legislativa relativa a tale professione tuttora in via di definizione (Fiorucci, 2000).

 

La grande sfida e forza metaforica che sottintende il lifelong learning, nel rivolgersi indistintamente a tutti come strumento atto a cambiare il mondo, è stata colta dal 194° Circolo Didattico di Roma, istituzione ad alto flusso migratorio che, nell'esercizio della propria autonomia organizzativa e nel rispondere alle problematiche connesse all'immigrazione, si configura come una learning organization tesa a sviluppare, attraverso le proprie risorse umane, le competenze necessarie per fronteggiare i cambiamenti in corso. La revisione dei curricula attraverso l'impostazione delle unità d'apprendimento secondo un orientamento diacronico-formativo (Domenici, 2002) in stile interculturale, l'avvio delle attività facoltative che svolgono i percorsi interculturali legati al curricolo obbligatorio, l'impiego dei mediatori in classe e nel supporto didattico con gli insegnanti, l'opera di integrazione con i Rom, l'istituzione di un Gruppo Intercultura, i seminari di sensibilizzazione a carattere interculturale destinati a tutto il personale rappresentano le modalità operative con cui questa istituzione, secondo i fondamenti del knowledge management, organizza e gestisce la propria conoscenza proiettandosi verso una cultura di rete (Alessandrini, 2004). L'attivazione all'interno della scuola del "Punto d'incontro", come sportello di ascolto e di orientamento per famiglie e docenti sulle problematiche di inserimento ed integrazione, gestito in collaborazione con i mediatori del "Forum dell'Intercultura", rappresenta una chiave di lettura delle politiche formative del Circolo attento alla centralità delle proprie risorse umane. Lungi da ogni forma di de-regulation, che vede l'individuo abbandonato a se stesso nella società del rischio (Beck, 1999) con le proprie responsabilità, l'intento formativo di questa learning organization è quello di porre l'attenzione al soggetto che apprende nel contesto per lo sviluppo di competenze interculturali atte a promuovere, attraverso il diritto all'istruzione e fin dalla più tenera età, le pari opportunità per una democraticità al sapere, alla conoscenza, alla cittadinanza attiva. Nel cogliere il fondamento culturale e scientifico del lifelong learning, inteso come inclusione sociale, e nel richiamarsi alla competenza strategica dell'individuo di mobilitare le proprie risorse all'apprendimento continuo, l'azione svolta dalla mediazione del "Punto d'Incontro" è orientata a sostenere il lavoro del personale docente attraverso un'implementazione delle sua formazione interculturale.

 

Questo scenario, che fa da sfondo alla pratica riflessiva dei docenti, mediatori culturali e dirigente scolastico li induce, nel riflettere nel corso dell'azione, ad un ripensamento continuo sulla propria professionalità, ad un'autovalutazione della propria progettualità per un'apertura verso altre possibilità (Schon, 1993). Tali aspetti intendono configurare l' apprendimento interculturale come un nuovo modo di imparare, di conoscere attraverso un percorso formativo che abbraccia l'individuo per tutto il corso della vita: già a partire dalla scuola, gli alunni di diversa provenienza culturale, vengono aiutati a vivere le loro differenze come risorse su cui costruire nuove conoscenze le quali vengono inserite nel contesto delle altre, attraverso un processo che stimola, anche nei docenti, il dubbio di sé, dei propri stereotipi in vista dell'apertura e dell'integrazione tra le varie culture. L'educazione interculturale, come processo formativo permanente, viene quindi a connotarsi di una dimensione pervasiva, secondo un percorso in itinere che fa riferimento ad un soggetto attivo che orienta le proprie azioni secondo i fondamenti dell' action research (Lewin, 1946) e che lo vede partecipare, attraverso la conoscenza, al cambiamento con un'accresciuta capacità di lettura dei mutevoli scenari della learning society : comprendere e garantire questo diritto di cittadinanza, indistintamente a tutti gli individui, significa essere parte attiva di essa e poter contribuire al suo progresso scientifico e morale.

 

La continua riflessione nel corso dell'azione, che l'istituzione ha maturato negli anni, le ha permesso di migliorare la propria progettualità e la propria offerta formativa secondo un orientamento interculturale avente come fondamento il diritto all'istruzione come garanzia del diritto alla conoscenza, alla cittadinanza.

Aver compreso questo, significa aver colto la sfida lanciata dal vertice di Lisbona e aver potuto dimostrare come la possibilità di superare l'apoteosi e l'utopia della learning society (Alberici, 2002) sia possibile attraverso l'attuazione di politiche educative e formative d'integrazione che, nell'ispirarsi ad una democraticità del sapere, intendono promuovere lo sviluppo e la formazione dell'individuo nel rispetto della sua diversità culturale e morale.

 

 

LLL - Focus on Lifelong Lifewide Learning
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