RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 8/ N. 20 - Ottobre 2012 - La lettura durante l'intero arco della vita
ISSN: 2279-9001
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

Lettura e lettura ad alta voce

Di Federico Batini

Italian abstract

La lettura risulta essere un vero e proprio supporto alla gestione autonoma della propria vita. Le pratiche di lettura ad alta voce, che si sono notevolmente diffuse in Italia, nell'ultimo decennio, costituiscono un'importante azione sociale tesa allo sviluppo di queste capacità per tutti. L'articolo introduce questi temi proponendo al pubblico italiano alcuni esiti della ricerche internazionali e presentando esiti esemplificativi di un'indagine svolta con la collaborazione di un movimento teso allo sviluppo di azioni di volontariato attraverso la lettura a voce alta.

 

Englisg abstract

The reading appears to be a real support to the independent management of their lives. The practice of reading aloud, erupted in Italy over the last decade, an important social action aimed at the development of these skills for all. The article introduces these themes with reference to international literature and presents a small survey conducted with the collaboration of a movement to the development of voluntary actions of reading aloud.

 

‹‹I commissari politici hanno sostituito nella vita moderna gli inquisitori di un tempo. Ogni volta che si è impadronito del potere un governo guidato da un fanatico religioso, ideologico o da un caudillo megalomane che si crede padrone della verità assoluta, i libri sono stati sottoposti a purghe, tagli o vessazioni per cercare di evitare che quello che incarnano meglio di chiunque, la diversità umana, la varietà di idee, le molte credenze, i differenti punti di vista, costumi e tradizioni, si divulghi e contraddica la visione unica, dogmatica, escludente e autoritaria vigente.›› (Mario Vargas Losa, Discorso di apertura della Fiera del Libro di Buenos Aires, 21 aprile 2011) Le pratiche di lettura sono oggetto di indagine e ricerca spesso soprattutto in relazione all'età infantile o scolare e lo sono sia per rubricare incrementi o decrementi della popolazione che ama leggere (e spesso per deplorare questi ultimi senza indagarne le cause1) sia per verificarne gli effetti in relazione a specifici effetti sul successivo rendimento scolastico o, comunque, su performance di tipo cognitivo (Batini, 2011a; Giusti, 2011) a volte ignorando gli ostacoli cognitivi a monte dell'accesso alla lettura medesima (Lumbelli, 1996; Lumbelli, 2009)2. Le pratiche di lettura hanno dimostrato efficacia in molti altri sensi oltre agli effetti, comunque notevoli, che rivestono nei confronti di specifiche performance cognitive scolastiche e non. Tra questi effetti, meno noti nella letteratura italiana sull'argomento si possono rubricare effetti circa la capacità di gestire e controllare il proprio futuro (Bruner, 1988; 1992; 1997; Giusti, 2011; Batini, 2011b), effetti sulla capacità di comprendere gli altri (Mantovani; 2008; Jedlowski, 2000), sulle potenzialità e capacità di immaginazione, sulle capacità di immaginare possibilità alternative per la traiettoria della propria vita. Come esemplificazioni delle ricerche che indagano il ruolo della lettura nel favorire “l'apertura al possibile”, ovvero come strumento per evitare di percorrere soltanto strade già tracciate e disegnate (che portano, inevitabilmente a ripetere ciò che si è già fatto o altri hanno fatto prima di noi), in particolare in relazione alla popolazione carceraria, proponiamo la ricerca inglese di Clark, e Dugdale (2008). Questa ricerca ha evidenziato come la popolazione carceraria abbia, molto spesso, abilità di lettura molto basse: secondo questa ricerca il 25% dei detenuti ha abilità di lettura paragonabili a quelle di un bambino di 7 anni, il 48% al livello di un bambino di 11 anni ed oltre il 60%, complessivo ha difficoltà nelle abilità di base necessarie alla lettura ed alla comprensione di ciò che sta leggendo. La ricerca stima inoltre che circa il 90% delle offerte di lavoro richiedano il possesso di adeguate abilità base di lettura (o anche abilità più avanzate) e, in relazione a questo, si stabilisce una correlazione con le recidive: senza saper leggere bene gli ex detenuti hanno maggiore probabilità di tornare in prigione perché non trovano lavoro (la ricerca ha evidenziato come tale fenomeno riguardasse addirittura il 64% della popolazione carceraria nel corso di soli due anni)3. Rispetto alla relazione tra lettura e possibilità future di un soggetto interessante anche una ricerca di Mark Taylor del dipartimento di sociologia dell’Università di Oxford. Sono state analizzate 17.200 risposte a questionari di persone nate nel 1970: il questionario aveva lo scopo di ottenere la restituzione di informazioni circa le attività extrascolastiche svolte dall’età di 16 all’età di 33 anni da mettere in relazione ai percorsi di carriera. I risultati (presentati alla British Sociological Association il 4 maggio 2011) hanno mostrato come le ragazze che avevano letto frequentemente libri, per piacere, all’età di 16 anni, avevano il 39% di probabilità di ottenere un lavoro manageriale o di diventare professioniste in qualche campo entro i 33 anni, contro il 25% di probabilità per le coetanee non lettrici. Per i maschi che hanno letto regolarmente, la cifra sale al 58% contro il 48% dei coetanei non lettori. Nessuna delle altre attività extracurricolari mostra una correlazione percentuale così netta con le prospettive di lavoro futuro (dalla pratica di qualche sport sino alle attitudini alla socializzazione, dalla fruizione di attività culturali di vario tipo sino alle attività pratiche). L’altra correlazione delle pratiche di lettura è stata stabilita con la probabilità di frequentare l’Università: le ragazze che leggono libri hanno il 48% di possibilità di frequentare l’Università contro il 20%-30% delle coetanee non lettrici, i ragazzi hanno il 54% contro il 24%-35% dei coetanei non lettori4 La ricerca ha come base dati la “British Cohort Study 1970 database”5. Le concezioni del Sé "cioè le rappresentazioni che la persona ha di se stessa e che riguardano la sua identità, guidano e indirizzano la lettura, per cui le nostre interpretazioni e i nostri gusti narrativi possono dire molto su di noi anche a noi stessi, rivelando aspetti di noi e della nostra cultura, di cui possiamo non essere perfettamente consapevoli. Ma è ancora più interessante sapere che la lettura del testo narrativo, nella misura in cui chiama in gioco l'esperienza precedente della persona, è in grado di trasformare le concezioni del Sé e del mondo, andando a modificare la stessa architettura della mente." (Giusti, 2011, p. 17). Gli studi sul pensiero narrativo (Bruner, 1992; 1997; Smorti, 1994; 2007) hanno dimostrato che esiste una facoltà propria del pensiero umano denominata "pensiero narrativo" appunto e che tale facoltà ha diverse funzioni, tra cui quella di collocare gli eventi in una sequenza (e dunque attribuirgli senso), quella di interpretare le azioni umane e le intenzioni che le guidano (Smorti, 2007) attraverso dei frame di storie e così di comprenderle (Lakoff, 2009). Tra mondo dell'immaginazione, mondo della cultura e mondo della realtà i rapporti sarebbero, insomma, molto più stretti di quanto pensiamo comunemente (Mar, Oatley, 2008). La lettura è in grado di favorire questi processi di dialogo tra Sé e realtà, tra Sé attuale e Sé potenziale, tra realtà attuale e realtà potenziale: ‹‹Nella lettura, l'immaginazione del lettore è guidata dal suo concetto di Sé e ciò gli consente di riconoscere nella narrazione particolari e singolari aspetti della propria individualità. Allora è evidente che la fruizione della narrativa implica molto di più che organizzare le informazioni del testo in una struttura di significato: implica un processo costruttivo, una proiezione nel racconto di propri significati. La fruizione della narrativa implica una ricapitolazione degli aspetti del Sé significativi, per questo può svolgere una funzione importante per la crescita della persona, consentendole di esplorare se stessa e le proprie emozioni attraverso il coinvolgimento affettivo e mettendo alla prova i sistemi di credenze che danno senso alla realtà. [?] Come le concezioni del mondo e del Sé influenzano la fruizione della narrativa, altrettanto questa può influenzare e modificare le concezioni del mondo e del Sé; quando la narrativa è significativa, ovvero serve a organizzare l'esperienza, a costruire senso, quando fornisce modelli di azioni e sentimenti ed emozioni, quando eccita l'immaginazione, la lettura produce nel lettore un cambiamento nella percezione della realtà.›› (Levorato, 2000, pp. 81-82). Le storie, sono considerate, allora, come dispositivi atti a facilitare il processo di costruzione dell'identità di ciascuno di noi e la possibilità di acquisire un controllo ed un potere reale maggiore circa la propria esistenza. E' necessario, per tenere insieme tutte le tessere del nostro puzzle identitario, avere delle competenze narrative, altrimenti ci sentiremmo disorientati poiché dovremmo tentare continuamente di definirci in qualche modo. Queste competenze, servono oggi più di ieri alle persone per poter dare significato alle nostre esperienze, per gestire e controllare il proprio futuro. ‹‹La costruzione della nostra identità, passa attraverso forme di bricolage identitario narrativo, si verifica cioè un processo di accumulo di piccole narrazioni, porzioni di storie esperite, lette, ascoltate, piccole ermeneutiche del vissuto, del visto, dell'ascoltato e del letto che diventano materiale attraverso il quale, costruiamo la nostra identità.›› ( Batini 2011b, p. 74) Una piccola indagine sulla lettura e la lettura ad alta voce Proprio in relazione al complesso degli effetti della lettura, abbiamo visto, negli ultimi venti anni, moltiplicarsi le iniziative dedicate alla lettura ed alla lettura ad alta voce, con la costituzione di gruppi di lettori, di confronto sulle proprie letture o di veri e propri movimenti e progetti: "Nati per leggere", promosso sulla scia del progetto originale statunitense e promosso, come negli Stati Uniti, dall'Associazione Pediatri Italiani, "Le persone libro", sulla scia dell'omologo progetto spagnolo (con una versione italiana al femminile denominata "Le Donne di Carta" o "Persone libro"), ispirato al noto romanzo di Bradbury e infine LaAV (Letture ad Alta Voce) un progetto nato e cresciuto in Italia che ha promosso la lettura ad Alta Voce come forma di volontariato in luoghi di differente genere (www.narrazioni.it6). La lettura ad Alta Voce, pratica che ricalca la lettura praticata ddgli adulti significativi per i bambini piccoli (specie nella fascia 0-6 anni), ha un impatto particolare, sollecita l'attenzione, mette in comunicazione, riesce a condividere significati, immagini, idee, a confrontarsi. La lettura ad Alta Voce si configura come pratica di cura e di “apertura”. In collaborazione con LaAV (che ha supportato la rilevazione tramite i propri volontari) si è voluto indagare, attraverso brevi interviste strutturate a duecento soggetti, scelti con un campionamento di tipo accidentale, circa le pratiche e le esperienze di lettura in uso nella città di Arezzo (città dalla quale LaAV è nata) e indagare su eventuali disponibilità a fare un'esperienza come lettore volontario. Il valore della presente ricerca è dunque squisitamente conoscitivo e di sfondo e vuole costituire una base per ulteriori indagini ed affondi. Le aree di rilevazione dell'intervista riguardavano principalmente: - i “tempi” di lettura personale; - le letture in corso; - le esperienze, le conoscenze e le credenze rispetto alla lettura ad alta voce; - la percezione di utilità della lettura ad alta voce; - i livelli di notorietà di LaAV per il campione considerato. Il campo di variazione anagrafico del campione era di sessantotto anni, andando dall'età minima di tredici anni a quella massima di ottantuno. Il campione era ottenuto attraverso un campionamento di tipo accidentale, attraverso la proposta, nel centro storico di Arezzo, dell'intervista a tutte le persone che transitavano in due piazze molto frequentate. La procedura di organizzazione dei dati ha utilizzato modalità di operazionalizzazione quando questo era possibile in quanto le risposte potevano essere “ridotte” ad una parola o a un numero di risposte codificabili strettamente ex post, ha usato invece un'organizzazione categoriale (categorie ex post) laddove non le operazioni sopra ricordate non fossero praticabili perché le risposte si configuravano come “discorsive”. L'analisi dei dati così organizzati ha cercato di restituire, sinteticamente, variabili operazionalizzate e categorie sotto forma di percentuali di afferenza per una presentazione descrittiva dei dati stessi. Questa ricerca costituisce il primo nucleo di una ricerca più ampia che, usando quella qui presentata come una sorta di pre-test, avrà luogo dall'autunno 2012 alla primavera 2013, attraverso la collaborazione dei gruppi LaAV in diverse città italiane con un campione molto più numeroso e un sostanziale allargamento delle aree di indagine. In indagini di questo tipo occorre non sottovalutare l'effetto "risposta giusta", ovvero ciò che le persone pensano sia giusto rispondere per apparire adeguati, per compiacere l'intervistatore o per essere congruenti con quella che si ritiene essere la risposta migliore. In effetti tale effetto si rileva, per esempio, in diciotto soggetti, sui duecento totali, per i quali è lecito ipotizzare che non stessero, in effetti, leggendo nulla nel periodo della rilevazione (e, probabilmente da molto tempo)7. Si tratta, tuttavia, del solo 9% di un campione sì accidentale, ma scelto in condizioni piuttosto favorevoli, ovvero tra i passanti di due piazze centrali di una cittadina del centro Italia, nell'orario di massima frequentazione. I dati anagrafici e gli altri dati di inquadramento, infatti, testimoniano di un campione molto vario8. La lettura di riferimento, per il modo in cui la domanda veniva formulata, poteva essere anche piuttosto distante nel tempo, visto che si chiedeva "qual è l'ultimo libro che hai letto o stai leggendo?". Oltre ai diciotto soggetti già ricordati, non in grado di specificare alcuna lettura recente, ulteriori quattro soggetti hanno fatto riferimento a letture di tipo scolastico o universitario (non letture di narrativa). Gli altri centosettantotto soggetti sono stati in grado di rispondere fornendo il titolo dell'ultimo romanzo letto e fornendo, ove richiesto, ulteriori particolari circa il romanzo (o raccolta di racconti) citato. La lettura conquista il proprio spazio prevalentemente in momenti definiti della giornata per la maggioranza del campione, prevalentemente la sera (oltre il 49% del campione), durante gli spostamenti (oltre il 12%) in treno, in altri momenti (quasi il 10%), in tempi non definiti o notevolmente variabili per la componente restante del campione (tali percentuali sono calcolate sui 182 soggetti che sono stati, comunque, in grado di fornire almeno un titolo). Un discorso a parte andrebbe fatto per coloro (quasi il 15% del campione) che hanno poi specificato di leggere prevalentemente d'estate in vacanza, testimoniando una difficoltà a collocare la lettura, per quanto la si consideri (come risulta dagli approfondimenti) un'attività importante e piacevole, tra le abitudini quotidiane trovandogli una collocazione nella propria giornata. Ben il 17% del campione dichiara di non aver mai assistito ad una lettura ad alta voce, un altro dieci per cento vi ha assistito soltanto in età infantile, quando a leggere erano i genitori o altri adulti (insegnanti). Significativa la percentuale (7%) di coloro che vi hanno assistito soltanto in occasione della messa domenicale, portando così ad un complessivo 34% il numero dei soggetti che non hanno mai avuto occasione di confrontarsi con una lettura ad alta voce di narrativa da adulti (la percentuale sale al 44% se si escludono le letture ascoltate in momenti formativi). Il 20% sono coloro che vi hanno assistito durante una manifestazione, presentazione o festival letterario, altri in vari contesti tra cui la scuola (7%), l'Università (3%), varie occasioni (5%). Oltre il 30% inoltre non ha mai letto ad alta voce, altri (7%) hanno letto ad alta voce per studiare o (5%) hanno letto ad alta voce ma solo per se stessi (42% dunque coloro che non hanno mai letto ad alta voce per gli altri). Eppure il 62% non ritiene che occorra avere una preparazione professionale per leggere ad alta voce, ma sia sufficiente “dare la giusta intonazione” o “essere sicuri” oppure “essere convinti di ciò che si sta facendo” oppure “non avere timore” o anche “basta saper leggere”. Un 10% è convinto che sia comunque utile una minima preparazione, quella necessaria a “coinvolgere l'uditorio” o a “suscitare emozioni in chi ascolta” oppure ancora “avere predisposizione e un buon timbro di voce” o ancora “bisogna conoscere le regole per leggere correttamente e dare il giusto tono”. Risulta estremamente significativo il dato circa l'importanza delle pratiche di lettura ad alta voce: il 94% del campione è convinto dell'utilità della lettura ad alta voce, riportando le motivazioni più svariate: centrate sul senso da afferrare “condividere il senso di un testo con gli altri” (riguardante il 5 circa del campione), “Si, per comprendere meglio il senso del testo” (venti occorrenze afferenti a questa categoria, il 10% del campione); sulla memorizzazione del testo medesimo: per “ricordare meglio” (dodici occorrenze simili, 6%), per “la memoria, per correggere gli errori” (cinque occorrenze); per favorire la conoscenza di un testo: per “un gruppo di persone , per fare conoscere un libro” (dieci occorrenze); per facilitare la comprensione mediante il coinvolgimento: “assimilare concetti, coinvolgere altre persone” (10 occorrenze sul coinvolgimento); per favorire la riflessione sul testo: “si, aiuta a riflettere” (6 occorrenze); per lo sviluppo personale e per condivisione: per “autostima personale e dare qualcosa agli altri” (8 occorrenze), “Oltre che per se stessi è un ottimo mezzo per condividere le proprie emozioni, le proprie passioni con altri” (4 occorrenze); per far sperimentare la lettura come piacere: “Tantissimo. Per diffusione piacere culturale” (7 occorrenze); per sviluppare le capacità di ascolto: “per insegnare ad ascoltare” (6 occorrenze); o più genericamente per la promozione della lettura: “a promuovere la lettura” (tredici occorrenze simili); per il confronto e l'arricchimento delle interpretazioni: “Sì perché a volte si possono cogliere diverse sfaccettature di uno stesso libro attraverso le differenti interpretazioni” (5 occorrenze); per favorire l'immaginazione: per “dare vita a quello che si sta leggendo e aumentare l'attenzione” (4 occorrenze), “se leggono altri chi ascolta può immaginare di più” (2 occorrenze); per migliorare le capacità stesse di lettura per se e per gli altri: “Si, per migliorare la lettura e la cultura” (3 occorrenze); per un'utilità non solo personale: “utile per se e gli altri” (10 occorrenze simili), per migliorare le capacità di relazione: “Si é utile per socializzare e vincere la timidezza” (5 occorrenze simili), “si, aiuta ad abbattere la timidezza e aiuta a imparare a parlare scandendo le parole” (3 occorrenze); o con occorrenze singole o doppie per vari altri motivi specifici quali: “Sinceramente non ci ho mai riflettuto…mi viene in mente la possibilità di far ascoltare libri ai non vedenti”, “sì, a dare emozione maggiore a testi scritti”, “ la lettura ad alta voce aumenta il divertimento ed il godimento”, “sì, a creare memoria in chi ascolta, a fare musica in modo alternativo, a creare mondi momentanei di ciò poi resta un indimenticabile e indelebile immagine”, “sì, a contaminare la città”, “sì, lavorando con i bambini è indispensabile, emozionante, divertente”, “è utile perché favorisce ascolto, attenzione e concentrazione e trasmette messaggi, cultura in generale”, “sì, siamo in un mondo che ha bisogno di storie”, “sì avvicinano le persone alla lettura e fanno conoscere testi che per pigrizia non verrebbero presi in considerazione”, “è utile se si legge per chi non è in grado di farlo”, “sì, per aiutare gli altri”. Tra coloro che rispondono negativamente (e che rappresentano soltanto il 6% del campione) la maggior parte fa riferimento alla lettura come “esperienza personale” (notevole il fatto che esista una forte corrispondenza tra coloro che non sono in grado di ricordare una lettura in corso e coloro che non attribuiscono utilità alla lettura ad alta voce). Il 44% degli intervistati conosceva LaAV9 e il 20% potrebbe prendere in considerazione l'eventualità di dedicare una porzione del proprio tempo a leggere per gli altri. Leggere, insomma, non risulta un'attività, dai pochi dati di quest'indagine locale, così avulsa dalla realtà quotidiana delle persone, seppure i tempi dedicati siano, ovviamente, molto differenti così come risulta minoritaria (10%) la percentuale di coloro che ha dichiarato di superare le dieci letture per piacere all'anno. Molti sono coloro che dichiarano infatti di apprezzare la lettura ed i momenti di lettura ad alta voce ma di non avere, spesso, tempo, occasione o semplicemente di non aver mai identificato occasioni in cui praticarla o fruirne. Leggere, avere accesso alla lettura individuale o a quella ad alta voce, significa molto ed è una pratica che assume un'importanza fondamentale per chi la frequenta come piacere personale o collettivo, come dimostrano sia i riferimenti ad alcune delle moltissime ricerche disponibili, sia i risultati della piccola indagine presentata. Una notazione particolare, tuttavia, merita uno degli aspetti cruciali per la nostra epoca: la capacità dei soggetti di controllare attivamente la propria vita e le proprie scelte. Leggere supporta molto lo sviluppo delle competenze che mettono in grado di fare delle scelte e comprendere le scelte degli altri (Batini, 2011b), praticare, frequentare la lettura significa assegnare alla propria vita una forte spinta in direzione dell'autonomia e della relazionalità al contempo. Un esempio estremamente significativo ci viene da alcune delle interviste di Michele Petit, dalle quali estraiamo quella con Daoud, vent’anni, intervistato in una delle periferie francesi più difficili e socialmente degradate: «Se stai nel quartiere, bisogna avere dei cattivi studi, un lavoro sporco, ci sono una serie di eventi che fanno andare tutto in una certa direzione. Io sono riuscito a evitare queste cose, a essere anticonformista, andare altrove,questo è il mio posto... Quelli che passano le giornate per strada, fanno ciò che la società si aspettano che facciano, tutto qui. Sono violenti, sono volgari, sono ignoranti. Dicono: “Vivo nel quartiere, sono così”, io ero come loro. Il fatto di avere una biblioteca come quella mi ha permesso di entrare, di uscire, di incontrare altra gente. Una biblioteca serve a quello...Io ho scelto la mia vita, loro non l’hanno scelta.» (Petit, 2010b, p. 15). Incentivare, in ogni situazione, la pratica semplice e nuda della lettura ad alta voce, dedicandogli tempo nei luoghi di istruzione, nei luoghi di cura, in tutti quei luoghi ove si abbia come obiettivo lo sviluppo o il recupero dei soggetti potrebbe avere effetti molto maggiori di quanto ancora siamo in grado di spiegare e dimostrare.

 

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1Notevole da questo punto di vista il decremento degli acquisti in libreria, in Italia, a seguito della crisi economica che ha prodotto, ad esempio, l'ampliarsi della forbice tra scaricamenti gratuiti e acquisti per quegli autori che hanno consentito ai propri lettori il download gratuito dei propri romanzi, saggi o racconti: mentre infatti pre-crisi il download gratuito aveva prodotto un circuito positivo movimentando positivamente le copie cartacee in libreria, nel post crisi l'utilizzo del download diventa sostitutivo e non propedeutico all'acquisto del libro cartaceo. Come ha dichiarato il collettivo Wu Ming in un'intervista a “La Repubblica” del 04/07/2012, infatti, non si tratta di decretare la morte della lettura: “Non conosco nessuno che amasse prima la lettura che abbia smesso di leggere, semmai aumenta il ricorso al prestito da amici, vengono maggiormente usate le biblioteche, e gli e-reader sono migliorati notevolmente di qualità”. Non si tratta, allora, di un minore accesso alla lettura, ma di un minore acquisto di libri, fenomeno che ha determinato e sta determinando un effetto estremamente negativo specie per le librerie indipendenti (per quanto autori capaci di divenire fenomeni editoriali mondiali quali Paulo Coelho continuino a dichiarare la non ostilità allo scaricamento gratuito invitando, anzi, a “scaricare gratuitamente” i suoi libri e rendendone disponibili copie su Pirate Bay).

2Se infatti occorre non limitare gli effetti della lettura a quelli che incidono sul rendimento scolastico non va dimenticato che gli effetti emotivi, identitari e cognitivi della lettura sono consentiti dal possesso di alcune abilità di base, in parole povere non può provare piacere a leggere chi fa un'estrema fatica a farlo o a comprendere ciò che legge (si veda il contributo di Lucia Lumbelli su questo stesso numero, n.d.r.). Consentire a tutti un piacevole accesso alla lettura significa, anche, rimuovere quegli ostacoli in termini di comprensione o comunque cognitivi che non consentono di sperimentare “il piacere della lettura per piacere”... I risultati di numerose ricerche statunitensi e inglesi dicono che se a un bambino vengono lette almeno un milione di parole all’anno, egli risulterà nel 2% apicale nei test di lettura standardizzata, mentre un bambino che fruisce di 8000 parole all’anno risulterà nel 2% con i risultati peggiori (Batini, 2011a). Altre ricerche mostrano la correlazione positiva tra presenza in casa di libri e risultati scolastici. La presenza di libri in abbondanza in casa può arrivare ad annullare gli effetti dei livelli di istruzione e di reddito dei genitori sul rendimento scolastico. Garantire l'accesso alla lettura diventa, allora, un vero e proprio pre-requisito per la costruzione di società democratiche.

3Interessante al proposito l'iniziativa sperimentale (riguarda per adesso quattro istituti penitenziari) voluta dall'attuale Presidente del Brasile Dilma Rousseff (che fu, a sua volta, incarcerata dal regime nel 1970-72) a partire da questo 2012: i carcerati potranno ottenere uno sconto di pena di quattro giorni (sino ad un massimo di 48 giorni annui) per ogni libro che dimostreranno di aver letto e compreso (sul quale dovranno stendere una relazione scritta).

4 Opportuno sottolineare come questa correlazione riguardasse un sotto-campione costituito da ragazzi/e che hanno famiglie con situazioni economico sociali simili, l’unica variabile diversa riguardava l’abitudine alla lettura personale.

5Si tratta di una particolare banca dati che monitora 11.615 individui (nati in Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord nell’ultima settimana dell’aprile 1970) con le rispettive famiglie. I soggetti osservati in vari anni, con follow up previsti a varie età: 5, 10, 16, 21, 26, 29, 33... (in Italia non sono presenti banche dati di questo tipo. Le variabili considerate sono: lo stile di vita, l’ereditarietà, la condizione socio-economica, l’area geografica di residenza, il livello di istruzione, lo sviluppo fisico e culturale. Si tratta di uno studio longitudinale per il quale la coorte è stata osservata dalla nascita sino ad oggi. L’Istituto detentore dei dati è il Comitato Economico e Sociale Data Service (ESDS), che offre un servizio dati nazionale per la creazione, la conservazione e l’uso di dati sociali (http://www.esds.ac.uk).

6In questo sito si possono trovare tutte le informazioni riguardo a LaAV che ha anche una forte presenza nei network sociali.

7In un solo caso, sui diciotto richiamati, si è ammesso di non avere alcuna lettura in corso né di aver fatto letture recenti, negli altri casi si è preferito rispondere con "non ricordo" anche a successive richieste di specificazione circa l'argomento del libro che era in corso di lettura (“può dirci di che cosa parla il libro anche se non ne ricorda titolo o autore”?).

8Ovviamente l'indagine per la numerosità e la composizione del campione non aspira ad alcuna generalizzabilità ma si propone come ricerca descrittiva circa le abitudini di lettura in una cittadina.

9Il dato può essere fuorviante avendo fornito la notizia della nascita di LaAV ad Arezzo. Dai dati forniti dall'Associazione Nausika che è all'origine di LaAV e che la promuove risulta chiaro che la città in cui LaAV è più nota non è Arezzo. Tuttavia gli operatori che hanno effettuato le interviste indossavano magliette LaAV estremamente riconoscibili e questo può aver avuto un'influenza notevole sulla riconoscibilità dell'associazione medesima che aveva effettuato manifestazioni di promozione della lettura (con relativo impatto comunicativo sul territorio) nei giorni precedenti alla rilevazione.

 

 


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