RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 10/ N. 25 - Novembre 2015 - Comunicazione e creazione di opportunità di apprendimento tra le generazioni
ISSN: 2279-9001
 

INDICE

 

 

 

 

EDITORIALE

Editoriale

di Giovanna del Gobbo

Nel 2009 è stato pubblicato il rapporto della cosiddetta “Commissione Stiglit”, la Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress. Nel Rapporto, curato da Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi, si evidenzia l’imprescindibile necessità di individuare indicatori per misurare la qualità della vita, lo sviluppo sostenibile e la relazione con ambiente. Il Rapporto invece di concentrarsi sulla produzione si sofferma sugli indicatori per la misura del benessere e legge il problema “dalla parte delle persone” individuando sette dimensioni ritenute fondamentali per il benessere degli individui: lo stato psicofisico, la conoscenza e la capacità di comprendere il mondo in cui si vive, l’ambiente, i rapporti interpersonali e la partecipazione alla vita della società. A queste si aggiungono due dimensioni trasversali: l’equità, considerata come l’equilibrio tra i rapporti intra-generazionali e la sostenibilità, intesa anche in termini di equilibrio intergenerazionale.

La prospettiva intergenerazionale diventa, dunque, non solo una necessità per l’inclusione sociale, ma anche un potenziale indicatore di benessere e sviluppo sostenibile. E anche il “sapere” che sembra essere caratteristica di una generazione passata (e per tanto considerato obsoleto sia in termini produttivi che di relazioni sociali) può e deve invece essere ri-considerato in quanto espressione di un potenziale umano complessivamente espresso.

Parlare di equilibrio intergenerazionale ovviamente richiama fattori di ordine economico legati ad un equilibrio tra “generazioni” in fase produttivo-lavorativa e “generazioni” in fase pensionistica. I confini tra queste fasi, con la trasformazione del mercato del lavoro che attualmente stiamo vivendo, sono tuttavia molto labili e fluidi. La distinzione non è più netta, se non addirittura, in alcuni casi, paradossalmente ribaltata. Si verificano sempre di più situazioni in cui generazioni di genitori in età non più “tradizionalmente” produttiva rappresentano, in realtà, un sostegno economico per giovani generazioni in crisi occupazionale. A questo si aggiungono considerazioni anche di ordine demografico rispetto all’innalzamento dell’età della popolazione.

È sempre più evidente che le fasi della vita, i ruoli sociali e produttivi stanno andando perdendo la possibilità di una loro classificazione e suddivisione netta. Inoltre, o forse soprattutto, questo viene ad essere percepito e vissuto nel quotidiano, laddove occorre dare significato e spessore ad una continuità generazionale che assume nuovo valore sul piano dei legami sociali e anche sul piano della solidarietà intergenerazionale, prefigurando una prospettiva orizzontale di collaborazione. La solidarietà diventa un’esigenza bidirezionale, visto che, forse per la prima volta, la generazione attiva vive in una condizione peggiore della precedente sul piano occupazionale.

La frase “il futuro è in mano ai giovani” sembrerebbe non funzionare più se la maggioranza della popolazione, almeno nel mondo occidentale, non è così giovane: senza una condivisione dei saperi necessari a costruire un futuro sostenibile, senza una nuova “piattaforma” condivisa e negoziata tra le generazioni, non si costruisce il futuro.

Tutto questo richiede una riconsiderazione del significato del dialogo intergenerazionale e del valore da attribuire alla necessaria collaborazione e continuità intergenerazionale; richiede nuove negoziazioni, nuove alleanze, nuovi obiettivi e anche l'ideazione di nuove forme di relazione e produzione di valore.

È a questa necessaria riflessione che il numero 25 della rivista ha ritenuto di voler offrire un contributo, attraverso la voce di ricercatori che sul tema realizzano indagini e promuovono interventi con un forte valore di innovazione sociale concreto, importanti in uno scenario che chiede alla ricerca di aprirsi a una dimensione metodologica fondata sul dialogo tra ricerca e azione, come la Rivista da sempre sostiene.

Sono così presentati punti di vista diversi e complementari che possono aiutare a comprendere come l’evoluzione dell'invecchiamento della popolazione possa avere implicazioni significative nella politica di programmazione del benessere sociale, per comprendere e sostenere il dialogo e la solidarietà intergenerazionale quali potenziali leve dello sviluppo locale e strumenti per nuove forme di apprendimento, ma anche comprendere come promuovere processi spontanei di attenzione reciproca, condivisione, solidarietà, corresponsabilità tra generazioni anche grazie all’intervento di specifiche professionalità educative.

 

 


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