RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 10/ N. 25 - Maggio 2015 - Comunicazione e creazione di opportunità di apprendimento tra le generazioni
ISSN: 2279-9001
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

Il ruolo dei CPIA per l'apprendimento permanente

Di Sebastian Amelio


A. Quali sono le principali novità introdotte dalla legge 92/12

La legge 92/12 introduce rilevanti novità in materia di apprendimento permanente; vorrei limitarmi a svolgere solo quattro brevi considerazioni su alcune di esse dal punto di vista del sistema di istruzione; vorrei precisare che le considerazioni che seguono non hanno alcuna pretesa esaustiva e conclusiva, anzi necessitano di ulteriori approfondimenti e perfezionamenti.

1 Una nuova grammatica: un ripensamento del sistema.

(slide 2) La prima considerazione: alla nuova normativa va riconosciuto il merito di aver delineato un primo quadro semantico di riferimento contenente, tra l’altro, le definizioni dell’apprendimento permanente e delle varie tipologie di apprendimento (formale, non formale ed informale) che ne costituiscono l’interna articolazione.

Tale quadro, da un lato chiude un ciclo, portando a compimento un periodo di confronti, dibattiti e ricerche sul tema riconducendo le numerose interpretazioni sinora sviluppate a significati certamente minimi, ma con il vantaggio di essere univoci e condivisi; dall’altro, apre una nuova stagione, avviando la costruzione di quella “grammatica comune” che, in quanto regola del linguaggio e quindi del fare, è la necessaria precondizione per la costruzione di pratiche condivise e politiche di sviluppo.

(slide 3) Elemento fondamentale di questa nuova grammatica è l’affermazione circa l’identità dei diversi contesti dell’apprendimento permanente ovvero il riconoscimento del fatto che formale, non formale ed informale concorrono tutti a migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze

Tale riconoscimento di valore è qualcosa di più della semplice affermazione dell’ uguaglianza dei contesti: nel riconoscimento è in gioco qualcosa che va al di là di del semplice rapporto di identità; ciò che è in gioco è la modifica dell’architettura stessa del sapere, della sua posizione: la non differenza, ovvero l’identità dei contesti di apprendimento rispetto alla sua finalità segna il superamento della tradizionale visione gerarchica e piramidale del sapere a vantaggio di una visione orizzontale e fluida; in tal senso, l’identità dei contesti richiede un ripensamento radicale dei sistemi di istruzione e formazione in quanto sistemi di produzione e trasmissione del sapere.

La consapevolezza di questa radicalità va consolidata e diffusa.

2 La valorizzazione del patrimonio : un nuovo diritto

(slide 4)La seconda considerazione: la nuova normativa individua nella valorizzazione del patrimonio culturale e professionale comunque accumulato dai cittadini e dai lavoratori il punto di partenza per le politiche di sviluppo dell’apprendimento permanente.

Ciò implica un cambio radicale di paradigma; mi soffermo sulle due principali innovazioni di tale nuovo paradigma.

(SLIDE 5) La prima: la portata più significativa introdotta dal cambio di paradigma è - innanzitutto – la configurazione di un nuovo diritto: il diritto della persona all’apprendimento permanente come diritto a poter accedere e usufruire di opportunità educative e formative lungo tutto il corso della vita - ma anche e soprattutto - il diritto della persona a vedere riconosciuto il proprio patrimonio culturale e professionale.

Quest’ultima dimensione del nuovo diritto che completa ed integra la precedente produce una modifica del rapporto tradizionale tra il soggetto ed il sapere: il sapere non è solo l’oggetto per il quale il soggetto “esige” una libertà di accesso e di fruizione lungo tutto il corso della vita; il sapere è - anche e soprattutto - il soggetto stesso che reclama il suo riconoscimento in quanto titolare di un sapere nella forma del patrimonio culturale e professionale comunque acquisito.

(SLIDE 6) Ma la valorizzazione del patrimonio implica indirettamente un’altra radicale innovazione. A volte le parole tradiscono significati inattesi. Il riconoscimento del sapere di cui il soggetto è portatore non intende valorizzare il sapere in quanto “possesso personale”, ma in quanto “patrimonio culturale e professionale”. Questo passaggio dalla valorizzazione del sapere quale “possesso personale” al sapere quale “patrimonio culturale e professionale” indica quella che deve essere la prospettiva dalla quale partire nella definizione delle politiche di sviluppo dell’apprendimento permanente.

Se la valorizzazione riguarda non tanto il riconoscimento del sapere che ciascuno possiede personalmente, quanto, invece, il “patrimonio culturale e professionale”, allora il punto di partenza non è tanto quello del soggetto singolo, quanto invece quello della comunità alla quale il soggetto singolo appartiene e nell’ambito della quale solo il sapere acquista la dimensione di patrimonio, quale bene comune a disposizione della comunità.

3. La centralità della competenza: le competenze chiave.

Terza considerazione: La nuova normativa indica quale strumento necessario per la valorizzazione, punto di partenza per lo sviluppo dell’apprendimento permanente, l’individuazione e la convalida dell’apprendimento non formale ed informale.

La legge 92/12 ne ha stabilito i criteri affidandone la definizione puntuale ad un apposito provvedimento normativo; con il d.leg.vo 13/13 sono stati definiti, tra l’altro, i principi e gli standard di servizio (standard minimi di processo, di attestazione e di processo).

Le nuove disposizioni sanciscono la centralità della competenza ed in particolare, della competenza “certificabile” nella nuova architettura di sistema: il processo di individuazione e convalida ha in essa la sua condizione di possibilità ovvero senza competenza, ed in particolare senza “competenza certificabile” non è possibile alcuna individuazione e convalida, né tanto meno alcuna valorizzazione del patrimonio culturale e professionale; senza competenza, pertanto, il sistema di apprendimento permanente non parte.

Vedete, la centralità della competenza, esplicitamente richiesta dalla procedura di individuazione e convalida, rimanda implicitamente ad un significato ulteriore; affermare la centralità della competenza ovvero mettere la competenza al centro dei processi è qualcosa di più che il semplice mettere in circolazione una nuova moneta comune che rende possibile il mercato europeo della conoscenza; mettere al centro dei processi la “competenza” significa modificare la struttura dei saperi ripensandone, innanzitutto, i tradizionali assetti disciplinari.

(SLIDE 7)In tale contesto, poi, assume particolare rilievo il richiamo esplicito alle competenze chiave per l’apprendimento permanente il cui potenziamento e consolidamento costituiscono – secondo l’Accordo sancito in CU il 10 luglio 2014 – un obiettivo strategico per l’implementazione del sistema dell’apprendimento permanente.

4. Reti territoriali: saperi collettivi e comunità locali

(SLIDE 8) Ultima considerazione: altra importante innovazione contenuta nella normativa riguarda il modello di governance dell’Apprendimento permanente

La normativa individua nelle reti territoriali uno dei nodi strategici della rete di governo, definendone gli attori, le strategie e le azioni prioritarie.

Ora, l’affermazione esplicita della dimensione territoriale della rete rimanda certamente al valore strategico del territorio – ovvero del locale – nelle politiche di sviluppo dell’apprendimento permanente.

Ma in questo rimando si dice qualcosa di più della sua semplice affermazione: ovvero, il territorio in quanto tale non è solo un’articolazione amministrativa di uno spazio geografico connotato da un’omogeneità di elementi costitutivi, ma è esso stesso “spazio agito” di saperi collettivi che lo costituiscono e di comunità locali che lo animano

Pertanto, l’affermazione della dimensione territoriale della rete è un richiamo alla necessità di costruire ret in grado di fare due cose; la prima, “investire nel patrimonio immateriale dei saperi collettivi; la seconda, animare e sostenere un nuovo protagonismo delle comunità locali

(SLIDE 9) Nell’Accordo del 10 luglio u.s. leggiamo:

Infatti, il sistema dei saperi che caratterizza il territorio nei suoi aspetti materiali e immateriali di cui si alimenta il settore produttivo è alla base dell’organizzazione dei diversi servizi erogati, presiede alle relazioni sociali, si ricostruisce e si trasforma attraverso l’apprendimento formale, non formale e informale” (pag. 8)

Nella definizione del proprio modello organizzativo delle reti, ciascuna Regione dovrebbe esplicitare …

  • l’attivazione di processi di governance democratica e partecipativa delle reti che permettono alle comunità locali di essere protagoniste della propria crescita anche attraverso la valorizzazione e promozione del potenziale di conoscenza espresso dai saperi collettivi e del capitale umano nelle diverse aree territoriali

Entrambe queste necessità richiedono una capacità di lettura, di analisi e di interpretazione dei fabbisogni dei territori in grado di evidenziare non solo i bisogni dei vari settori produttivi, ma anche i profili di competenza richiesti dai contesti sociali per uno sviluppo integrato del territorio.

B. Qual è il ruolo dei CPIA nello sviluppo delle reti territoriali per l’apprendimento permanente.

(SLIDE 10) Come è noto, dal primo settembre del prossimo a.s. saranno attivi e funzionati in tutto il nostro Paese i CPIA nei quali saranno ricondotti, secondo diverse modalità, i CTP, i corsi serali e le scuole carcerarie

(SLIDE 11) Si tratta di istituzioni scolastiche particolari, specificamente dedicate all’istruzione degli adulti, articolate in reti territoriali di servizio che si sviluppano su tre livelli.

(SLIDE 12)Tal Centri, diffusi su tutto il territorio nazionale, saranno i luoghi istituzionali nei quali verranno realizzati contestualmente:

  1. Percorsi ordinamentali di istruzione degli adulti
  2. Iniziative di ampliamento dell’offerta formativa
  3. Attività di ricerca, sperimentazione e sviluppo in materia di istruzione degli adulti

(SLIDE 13)In particolare, i Centri realizzeranno percorsi ordinamentali finalizzati al conseguimento di titoli di studio di primo e secondo ciclo e al potenziamento delle competenze di base, nonché percorsi finalizzati al conseguimento di un titolo attestante la conoscenza della lingua italiana ad un livello non inferiore all’A2 utile anche ai fini degli adempimenti previsti dalle nuove norme in materia di permesso di soggiorno.

(SLIDE 14)Ma i centri potranno realizzare – nel quadro di accordi con gli Enti locali ed altri soggetti pubblici e privati ed in particolare con le strutture formative accreditate dalle regioni – anche interventi di ampliamento dell’offerta formativa finalizzati, tra l’altr, a far conseguire una qualifica e/o un diploma professionale.

(SLIDE 15)Inoltre, i CPIA saranno chiamati a svolgere in collaborazione con altri soggetti, specie le Università, attività di ricerca sperimentazione e sviluppo in materia di istruzione degli adulti.

(SLIDE 16)In ogni caso, la vera cifra innovativa del nuovo sistema di istruzione degli adulti è rappresentata dalla valorizzazione del patrimonio culturale e professionale delle persone; presso la sede centrale del CPIA, infatti, verranno insediate apposite Commissioni con il compito di definire il patto formativo Individuale di ciascun adulto mediante il riconoscimento dei crediti da effettuare secondo procedure e strumenti già definiti a livello nazionale


(SLIDE 17)In particolare, il CPIA può svolgere un ruolo decisivo nell’implementazione del sistema dell’apprendimento permanente in quanto può contribuire (SLIDE) alla raggiungimento di tre obiettivi (“percorsi integrati di presa in carico”, (cfr. CU, 10/07/14, 1.2); “5° obiettivo strategico per l’implementazione del sistema dell’Apprendimento permanente” (cfr. CU, 10/07/14, 1.3); “cambiamento di paradigma” (cfr. CU, 10/07/14, 2.2)

(SLIDE 18)I obiettivo: percorsi integrati di presa in carico. Il riconoscimento del diritto all’Apprendimento permanente, nella sua duplice dimensione di diritto della persona a fruire nelle varie fasi della vita di opportunità formative finalizzate a migliorare le competenze e di diritto della persona a vedersi riconosciuto il proprio patrimonio culturale e professionale, implica “in concreto” la sua esigibilità e quindi la necessità di realizzare percorsi integrati di presa in carico grazie ai quali la persona può essere

  1. sostenuto nell’esplicitazione dei propri bisogni formativi:
  2. informato delle offerte formative e delle opportunità lavorative del territorio;
  3. accompagnato nel processo di valorizzazione del proprio patrimonio culturale e professionale

(SLIDE 19)Attesa l’identità dei nuovi CPIA, essi per la loro stessa struttura, possono rappresentare un punto di riferimento istituzionale, stabile e diffuso, per realizzare – d’intesa con vari soggetti e segnatamente con il privato sociale - i percorsi integrati di presa in carico rivolti specificamente alla popolazione adulta ed in particolare a quei gruppi svantaggiati quali adulti con bassa scolarità ( oltre 29 milioni di persone) e deboli competenze di base ( oltre il 70%), nonché migranti e detenuti. della persona

(SLIDE 20) II obiettivo: 5° obiettivo strategico. Ma i CPIA possono svolgere un altro ruolo fondamentale. Infatti, se l’apprendimento permanente ha come finalità anche quella di innalzare le qualificazioni della popolazione e potenziarne le competenze chiave per l’apprendimento permanente di cui alla Risoluzione del 18 dicembre 2006, allora il sistema formale di istruzione risulta essere uno strumento strategico irrinunciabile.

In particolare, i CPIA rappresentano una concreta opportunità per il perseguimento delle finalità specifiche dell’apprendimento permanente; la loro offerta formativa, infatti, consente agli adulti non solo di conseguire titoli di studio più elevati di quelli già posseduti, ma anche di sviluppare e potenziare le 8 competenze chiave per l’apprendimento permanente, cosi come il nostro Paese le ha declinate, nel sistema di istruzione

(SLIDE 21) Come è noto, il nostro sistema di istruzione ha recepito le 8 competenze chiave declinandole in 16 competenze di base e 8 competenze di cittadinanza; entrambe le tipologie di competenza sono state recepite nei risultati di apprendimento dei percorsi di istruzione erogati dai CPIA; pertanto, possiamo dire che i CPIA rappresentano un punto di riferimento istituzionale, diffuso e stabile, per sviluppare il 5° obiettivo strategico del sistema di apprendimento permanente indicato nell’Accordo della CU del 1° luglio 2014, che è appunto il seguente: potenziamento e consolidamento delle competenze chiave dell’apprendimento permanente, di cui alla Raccomandazione del Parlamento, come declinate col DM 139/2007.

III Obiettivo: Cambio di paradigma. (SLIDE 22) Ma i CPIA, in quanto istituzioni scolastiche autonome possono svolgere un ruolo strategico in relazione anche ad altri obiettivi; in particolare, le novità introdotte dalla nuova normativa in materia di apprendimento permanente sembrano richiedere una generale “mobilitazione cognitiva” un cambio di paradigma in grado di sostenere la sfida derivante dalle novità introdotte dalla recente normativa e alle quali abbiamo fatto riferimento nella risposta alla prima domanda.

In particolare, i CPIA, in quanto istituzioni scolastiche autonome deputate alla realizzazione anche di attività di ricerca, sperimentazione e sviluppo possono insieme con i Poli e con le Università rappresentare un punto di riferimento istituzionale per contribuire ad animare e sostenere quella necessaria mobilitazione cognitiva senza la quale si rischia di perdere tutto il potenziale di innovazione contenuto implicitamente nella nuova normativa per “modificare l’assetto dei servizi, adeguare le competenze degli operatori, dare corpo ai nuovi diritti, riformare l’asseto disciplinare dei saperi e favorire il protagonismo delle comunità locali.

(SLIDE 23) A tal riguardo, è opportuno segnalare quanto esplicitamente affermato nell’Accordo del 10.07.2014:

Il processo di messa in rete dei servizi territoriali non può e non deve comunque essere ridotto a un’ingegneria istituzionale e organizzativa che consideri le strutture e gli stessi servizi in termini meramente sommatori e funzionali. Le reti territoriali devono, anzi, costituire la modalità con cui l’insieme dei servizi viene ripensato in funzione della risposta che esso deve dare alla persona e al suo diritto all’apprendimento permanente” (pag. 8)

 

 


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