RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 10/ N. 26 - Dicembre 2015 - Dropout e Neet: le nuove emergenze europee.
 

INDICE

 

 

 

 

RECENSIONE

Connecting Generations. Intergenerational Learning for a
More Inclusive Europe

Di Gilda Esposito


Glenda Galeotti (a cura di), Connecting Generations. Intergenerational Learning for a More Inclusive Europe, Edizioni Via Laura, Firenze, 2015, p.101


"Connecting Generations. Intergenerational Learning for a More Inclusive Europe" è il frutto di un lungo lavoro a più mani tra attori europei dell'educazione permanente che hanno come principale caratteristica quella di essere molto diversi tra loro e di offrire dunque prospettive e punti di vista complementari nell'agorà formativa europea. "Congenial-Connecting Generations" è il titolo di un partenariato strategico realizzato tra il 2013 ed il 2015 all'interno del programma di Apprendimento Permanente della Commissione Europea (LLP Lifelong Learning Programme 20107-2013) ed in particolare dell'azione Grundtvig, dedicata all'educazione degli adulti. Il volume aspira a contribuire alla riflessione collettiva, interna ed esterna all'equipe di progetto, nella forma di comunità di pratiche europea, con contributi provenienti dal mondo accademico (Italia, Romania e Grecia), associazioni della società civile con una grande partecipazione di anziani e insegnanti (Italia, Regno Unito, Turchia, Polonia, Grecia, Ungheria), ed agenzie di sviluppo locale che hanno messo la formazione al centro della loro strategia di sostenibilità, come nel caso della Slovenia. Il ricco dialogo affronta a livelli diversi, con contributi di discipline distinte, il percorso dalle politiche alle pratiche e viceversa all'interno dell'apprendimento permanente. In particolare tutti i contributi affrontano più o meno esplicitamente tre temi fondamentali: la vision e mission dell'Europa e degli stati membri per quanto riguarda l'apprendimento permanente, il cambiamento demografico e l'invecchiamento inesorabile della popolazione europea e le conseguenti sfide di comunicabilità e solidarietà tra le generazioni in un continente in profonda transizione, a rischio di default economico, ma soprattutto sociale.

Si può dividere per migliore comprensione il libro in tre parti. La prima contenente i contributi dedicati alle sfide che pone l'apprendimento permanente e gli obiettivi di Lisbona prima e di Europea 2020 poi in termini di politiche pubbliche ed interventi mirati che ogni Stato dovrebbe produrre per formare cittadinanza competente nell'Europa che si pensa come "società della conoscenza, dell'inclusione e dell'innovazione sostenibile". Il contributo di Del Gobbo ad esempio si interroga sugli spazi di intersezione tra lavoro, apprendimento e costruzione di una società accogliente, capace di rinnovarsi di fronte alle sfide del cambiamento: l'approccio intergenerazionale, con la sua forte componente di solidarietà e costruzione di un'identità comune, aldilà dei vissuti personali, rappresenta un asset nella costruzione di capitale umano in una visione sostenibile dello sviluppo, non solo funzionalista o economicista. Il patrimonio di conoscenze di tutte le generazioni contribuisce a tessere la trama del "benessere" di una società: non si può demandare solo alle agenzie di educazione formale, in particolare alla Scuola, di creare spazi di confronto tra saperi e competenze e per questo è strategico puntare a programmi e progetti di educazione non formale che sappiano sperimentare nuovi modelli dialogici e trasformativi. Come in generale nel volume, si pone l'accento sulla sperimentazione delle pratiche, per trarne lezioni apprese e stimoli per il futuro. I paesi coinvolti nel progetto del resto, ce lo ricordano gli articoli sull'Ungheria e sull'Italia ad esempio, hanno ancora molta strada da fare: i dati dimostrano come ad esempio in Ungheria solo il 4% della popolazione abbia partecipato ad attività di educazione degli adulti, mentre il dato per l'Italia non è molto più confortante e si aggira intorno al 7%. Nella seconda parte di particolare interesse è l'esercizio di analisi e modellizzazione di Galeotti, curatrice del volume, che è riuscita a rispondere ad un'esigenza molto raramente soddisfatta nella progettazione europea: il bisogno di riflettere in maniera ordinata e secondo un metodo scientificamente valido sulle proprie pratiche, come professionisti riflessivi, non solo come attivisti del cambiamento, sulla base di schemi di analisi validi e condivisi. In questo caso specifico sono state usata una griglia di analisi ed una definizione di buona pratica che può facilmente servire anche in altri contesti progettuali. In particolare l'esercizio di raccolta delle buone pratiche, durato per quasi due anni e per niente scontato soprattutto per le Associazioni più piccole e meno abituate al racconto ragionato delle proprie esperienze, offre una serie di spunti sia per la valutazione delle pratiche di apprendimento intergenerazionale sia punti di forza e di debolezza da tenere presenti nella progettazione futura. Nella raccolta delle pratiche tutti i partecipanti hanno risposto ad una serie di domande sugli obiettivi della loro azione specifica, a chi viene indirizzata, quali metodi e tecniche vengono utilizzati, quali sono i punti di caduta o di debolezza e soprattutto quale può definita la dimensione innovativa della sperimentazione. L'innovazione rimane un'aspirazione essenziale di questo progetto che costruisce sul passato, e sul patrimonio pre-esistente, ma con un occhio rivolto al futuro. Sono state raccolte anche parole chiave del progetto, riportate oltre nelle buone pratiche anche nel capitolo sulle lezioni apprese, che contribuiscono a creare un profilo progettuale dinamico e "user friendly". Non va sottovalutato infatti che l'obiettivo primario di questa pubblicazione è duplice: da una parte raccontare un'esperienza progettuale ed interrogarsi sul suo percorso e le sue lezioni apprese, ma dall'altra, altrettanto importante, offrire ad altri attori interessati al tema dell'apprendimento intergenerazionale spunti per la replicabilità e la "scalability" degli interventi anche in contesti diversi.

La terza parte del libro offre riflessioni più mirate al metodo ed alle tecniche prescelte nei vari paesi, ne racconta l'origine e lo sviluppo attraverso esempi concretamente realizzati durante la progettazione e dimostra come ad una stessa problematica, l'incomunicabilità tra le generazioni, l'isolamento degli anziani e la perdita del patrimonio immateriale di conoscenze di una parte sempre più grande della popolazione, si può rispondere con soluzioni diverse ed apparentemente lontane tra loro: world cafe, paideia club, digital story telling e circoli di studio. Tutti questi strumenti e dispositivi pedagogici, alcuni più consolidati o più di confine di altri, gli uni nati in anni recenti in contesto anglosassone, world cafè, oppure i circoli di studio di origine scandinava ed ottocentesca, ma ampiamente diffusi in Italia, soprattutto in Toscana hanno dimostrato nella loro pianificazione ed uso lo stesso condiviso e sincero desiderio da parte dei protagonisti di progetto di creare spazi accoglienti e competenti di contaminazione positiva tra saperi di anziani, adulti e bambini che hanno conosciuto l'Europa e che la stanno vivendo ora, ognuno portatore di una cassetta degli attrezzi ben diversa da quella dell'altro ,come viene del resto anche evidenziato nel contributo di Benelli sulla trasformazione della terza e quarta età nell'epoca contemporanea.

In conclusione, il libro punta dunque a suggerire, attraverso i vari contributi intrecciati per competenze e geografie, quali sono stati i principali risultati del progetto Congenial, e dei quali d'ora in avanti vale la pena "prendersi cura" a livello locale, ma anche ove possibile ancora in rete europea, per non disperderli: la definizione condivisa e comune di una vision di apprendimento intergenerazionale che si basi sul protagonismo dei soggetti in formazione, sulla creatività, sul rispetto e sul riconoscimento delle differenze generatrici; l'identificazione e la riflessione su indicatori comuni per sistematizzare e valutare il proprio operato, in relazione con i diversi contesti e renderlo comparabile con quello di altre agenzie educative, tra cui il grado di innovazione rispetto a pratiche tradizionali; ed infine l'esplicitazione di un obiettivo forse non esplicito dall'inizio, ma ora sempre più chiaro, di contribuire alla creazione di un'Europa dei cittadini, dal basso, a misura di tutti e tutte, attraverso processi educativi non convenzionali, di confine, trasformativi e coraggiosi.


 

 


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