INDICE
1) La situazione europea.
Entro il 2030, i 71 milioni di over 65 del 2000, nell’UE dei 25 diventeranno 110 milioni e la popolazione attiva sarà di circa 280 milioni rispetto agli attuali 303. Tutto ciò avrà un impatto diretto sulla nostra capacità di sostenere nel futuro la crescita economica e la coesione sociale .
A fronte dell’invecchiamento e della prevista riduzione della popolazione in età attiva, va riconosciuta l’importanza reale dei lavoratori anziani in quanto fattore chiave dello sviluppo sostenibile dell’Unione europea.
L'invecchiamento attivo e la partecipazione dei lavoratori anziani nel mercato del lavoro sono ambiti di azione prioritari per raggiungere gli obiettivi di crescita economica sostenibile e di coesione sociale fissati dalla strategia di Lisbona nel 2000 .
Il Consiglio europeo di Stoccolma nel 2001 ha definito come obiettivo comunitario per il 2010 di elevare al 50 % il tasso medio di occupazione nella fascia di età compresa tra i 55 e i 64 anni.
Il Consiglio europeo di Barcellona nel 2002 ha concluso che è necessario aumentare progressivamente di circa 5 anni l'età media alla quale i lavoratori cessano di lavorare nell'Unione europea.
Nonostante l'evoluzione positiva degli ultimi anni, l'UE è ancora molto lontana dal realizzare i due obiettivi prefissati e rischia di fallire l'obiettivo del tasso di occupazione del 70 % definito a Lisbona.
Permangono forti divari tra un paese e l'altro, nonostante un numero crescente di Stati membri stia attuando proprie strategie nazionali, in particolare in termini di riforma delle pensioni;
La differenza di genere nella partecipazione al mercato è un punto critico e il tasso di occupazione femminile nell'età 55-64 anni è tuttora pari al 30 % circa di media;
L'invecchiamento della popolazione europea comporta il fatto che gli over 50 tendano a costituire la percentuale più elevata della forza lavoro potenziale e che una percentuale inferiore di giovani entri nel mercato del lavoro;
La crescita della partecipazione al mercato del lavoro dei lavoratori anziani è fondamentale per sostenere la crescita economica e i sistemi di protezione sociale; l'allungamento della durata della vita offre maggiori opportunità di realizzare il proprio potenziale e il prolungamento della vita attiva può consentire un maggior sviluppo delle potenzialità umane,
Nella sua relazione di sintesi presentata al Consiglio europeo della primavera 2004, la commissione ha definito l’invecchiamento attivo come uno dei tre ambiti d’azione prioritari che richiedono interventi immediati per realizzare gli obiettivi fissati dalla strategia di Lisbona
2) La situazione italiana attuale .
Secondo i recenti dati dell’Istat nel nostro paese:
Nel resto dell’Unione europea l’indice di vecchiaia è superiore alla soglia di parità solo in altre quattro nazioni: Spagna, Germania, Grecia e Portogallo.
L'invecchiamento riguarda in particolare le aree del Nord e del Centro, mentre nel Mezzogiorno, per effetto di un positivo indice di natalità, rimane in equilibrio il rapporto anziani over 65 e ragazzi under 14 (16,8% e 16,3%).
A livello territoriale, pur in presenza di una notevole variabilità, l’invecchiamento della popolazione investe tutte le ripartizioni del Paese, e non esistono realtà che si possano considerare escluse dal fenomeno della crescita della popolazione anziana.
Il Nord e il Centro sono le aree in cui il fenomeno si presenta con più forza, con gli indici di vecchiaia che sfiorano il 160 per cento, più precisamente 157,3 per cento al Nord e 159,5 per cento al Centro.
Gli ultrasessantacinquenni superano in entrambe le ripartizioni la soglia del 20%, mentre i giovani fino a 14 anni di età sono circa il 13%.
Nel Mezzogiorno si riscontra per la prima volta un’eccedenza di anziani sui giovani con un valore per l’indice di vecchiaia pari a 102,9%.
La soglia di parità è stata ormai superata in tutte le regioni d’Italia ad eccezione della Campania con un indice di vecchiaia dell’81,9%.
2. Le previsioni per il futuro.
Nella classifica internazionale dei paesi che nel prossimo cinquantennio risulteranno più esposti all’invecchiamento della popolazione l’Italia è al secondo posto, subito dopo il Giappone.
Nel lungo periodo saremo di meno e più vecchi. Infatti, secondo l’istituto nazionale di statistica nel 2050 le proiezioni danno una popolazione italiana di circa 52 milioni di abitanti: 5,5 milioni in meno rispetto a 50 anni prima .
Contemporaneamente, gli italiani saranno molto più vecchi. Infatti, mentre la proporzione di giovani decresce continuamente aumenta sensibilmente l’incidenza delle classi di età sopra i 65 anni e, all’interno di questa grande classe di età, aumenta il peso dei “grandi vecchi (80 anni e più)
Nel lungo periodo, si prevede che la popolazione sarà composta per il 34,4 per cento di over 65enni e soltanto per l’11,4 per cento da giovani fino a 14 anni di età.
In questo quadro, l’indice di vecchiaia cresce costantemente: da 127 anziani per 100 giovani nel 2000 (146 nel 2010, 242 nel 2030) alla riguardevole cifra di 301 nel 2050.
Al di là delle possibili deviazioni dalla traiettoria prevista, un fatto rimane comunque assodato: il paese dovrà convivere con una sempre maggiore presenza di anziani e predisporre le strutture per assorbire positivamente le conseguenze della nuova situazione.
Il progressivo invecchiamento della popolazione avrà, infatti, un grosso impatto su diverse sfere della società (stato di salute della popolazione, sistema previdenziale, potenziale umano ecc..) e sui bisogni di incrementare e migliorare i servizi sociali, assistenziali e sanitari.
Un ulteriore effetto è rappresentato dalla riduzione progressiva della popolazione in età attiva (15- 64 anni) e da un significativo processo di invecchiamento della sua composizione interna.
“Tenuto conto del peso crescente che i lavoratori più anziani avranno nella popolazione complessiva, è tra l’altro da rilevare come, ove non si arrestasse quella tendenza declinante, da qui al 205O ne risulterebbe compresso di sei decimi di punto lo stesso tasso di occupazione complessivo” .
3. “Gestire la transizione demografica”.
“L’invecchiamento della popolazione, in Italia più rapido che in altri paesi industrializzati, è stato un fenomeno che solo recentemente ha trovato un’adeguata attenzione presso istituzioni e attori sociali. Il continuo aumento della disoccupazione dei gruppi più anziani e la loro scarsa partecipazione al mercato del lavoro sono segnali che sono stati a lungo sottovalutati”
I suoi effetti producono una tale trasformazione sociale, culturale ed economica che la “gestione della transizione demografica” rappresenta una priorità del Paese .
Lo sviluppo e la competitività del Paese dipendono anche dalla capacità che avremo di valorizzare il patrimonio “anziani”: la logica dell’invecchiamento della popolazione richiede di essere reinterpretata, utilizzando gli anziani forti e vitali che sono alla ricerca di una ‘piena cittadinanza’ sotto ogni profilo.
“L’anziano vitale è una componente sociale maggioritaria rispetto alla propria categoria ed esige di essere trattato come tale, nell’interesse proprio e dell’intera società” .
La “piena cittadinanza” passa anche attraverso adeguate politiche di istruzione e formazione in grado di valorizzate le esperienze delle persone anziane assicurando loro un efficace accesso all’educazione permanente in modo da innalzarne i livelli di istruzione e consolidarne le competenze di base.
A tal proposito bisogna dire che, purtroppo, gli attuali livelli di istruzione della popolazione over 65 italiana non sono incoraggianti.
I dati recenti dell’Istat fanno registrare un 71,9% di sessantacinquenni privi di titolo di studio o in possesso della sola licenza elementare; infatti, solo il 24,8% risulta essere in possesso di un titolo di studio secondario ed appena il 3,3% è in possesso della laurea.
L’87,7% della popolazione over 65 non ha un diploma secondario: oltre 9 milioni di sessantacinquenni sono privi di un livello di istruzione accettabile.
4. L’educazione degli adulti al servizio degli over 65.
La permanenza al lavoro e i livelli di occupazione dei lavoratori anziani sono strettamente correlati con il livello di formazione, loro dispensato e con il loro livello di istruzione iniziale.
Vi è inoltre un nesso tra i livello educativo e la qualità dell'impiego, in termini di retribuzione e di condizioni di lavoro. Non esiste alcuna prova empirica del fatto che i lavoratori anziani sono più o meno produttivi delle altre categorie di età. Il potenziale di produttività dei lavoratori anziani non è compromesso dall’età, bensì da competenze e qualifiche obsolete – alla qual cosa è possibile rimediare tramite la formazione .
Le conoscenze e il sapere dei lavoratori anziani fa di essi una risorsa inestimabile per i datori di lavoro. Anche la formazione costituisce un’opportunità, per i lavoratori subordinati, di aggiornare le loro competenze e consolidare la loro posizione sul mercato del lavoro, in particolare sviluppando le competenze richieste per sfruttare al massimo le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
In tale contesto, come nel caso di altri gruppi di età della popolazione, è importante riconoscere che la sfida non consiste solo nell’accrescere la partecipazione alla formazione professionale, bensì anche nel migliorare le conoscenze generali e i livelli di competenza dei lavoratori anziani.
Tra la categorie d’età che beneficiano della formazione i lavoratori anziani sono i meno favoriti. La percentuale di manodopera che partecipa all’istruzione e alla formazione diminuisce gradatamente con l’età, una tendenza questa che viene a delinearsi molto presto nella vita professionale.
Per elevare il livello di formazione di cui beneficiano i lavoratori anziani è pertanto essenziale invertire questa tendenza al ribasso ad uno stadio precoce del ciclo di vita: solo l’apprendimento lungo l’arco della vita può assicurare alla future coorti di lavoratori anziani le necessarie competenze per adattarsi alle evoluzioni del mercato del lavoro.
La percentuale di manodopera che partecipa all’istruzione e alla formazione in ciascun gruppo d’età ha registrato negli ultimi anni una crescita contenuta e che i progressi sono tuttora troppo lenti.
Il Miur, in linea con le indicazioni europee in materia, risponde ai bisogni di partecipazione alla vita attiva della popolazione over 65 attraverso l’educazione degli adulti ed, in particolare, i Centri Territoriali Permanenti (CTP) ed i corsi serali.
Con l’Accordo sancito in Conferenza unificata il 2 marzo 2000 sono state definite le linee per la riorganizzazione ed il potenziamento dell’educazione degli adulti.
A seguito di tale Accordo, anche nel nostro Paese, si vanno incrementando le iniziative di collaborazione tra i vari soggetti istituzionali, nella prospettiva di una integrazione sempre più organica tra politiche sociali, del lavoro e quelle dell’istruzione e della formazione.
Nell’anno 2003/2004 sono state attivate 1245 sedi per l’educazione degli adulti (540 Centri Territoriali Permanenti e 705 punti di erogazione Scuole serali) per un’utenza complessiva pari a quasi 500 mila persone di cui oltre 100 mila di età superiore ai 40 anni. Si stima, inoltre, che circa il 2% è costituito da over 65.
La maggior parte frequenta i CTP e, in particolare, i corsi modulari di cultura generale, che consentono di riappropriarsi delle competenze di base o di approfondire argomenti di interesse specifico.
Particolare interesse destano i corsi modulari per l’acquisizione di competenze informatiche perché, come è stato rilevato, la possibilità di utilizzare le nuove tecnologie rafforza l’autostima degli anziani e riduce la distanza generazionale.
In questa direzione sono andati anche due specifici progetti del MIUR:
E’ anche in fase di sviluppo una attività finalizzata a favorire l’incontro e la collaborazione con il mondo dell’associazionismo, delle Università popolari e della Terza età.
Cfr., GUCE, Parere del Comitato delle regioni in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni: Aumentare il tasso d’occupazione dei lavoratori anziani e differire l’uscita dal mercato del lavoro, C43/7 del 18.02.05
Cfr., Nuovi e migliori posti di lavoro, in Conclusioni della Presidenza, Consiglio Europeo di Stoccolma, 23-24 marzo 2001
Cfr., Rafforzamento della strategia per l’occupazione, in Conclusioni della Presidenza, Consiglio Europeo di Barcellona, 15-16 marzo 2002
Cfr., ISTAT, Previsione della popolazione residente per sesso, età e regione dal 1.1.2001 al 1.1.2051, 2002
Cfr, Ass. 50&Più - Fenacom - Confcommercio, Essere anziano oggi - VI Rapporto, in http://www.labitalia.com/articles/Approfondimenti/4361.html
L’indagine internazionale sull’alfabetizzazione degli adulti (International Adult Literacy Survey - IALS) dell’OCSE fornisce prove empiriche importanti che rivelano il legame esistente tra l’età, la produttività e la formazione. Tale analisi rivela che il livello di alfabetizzazione, quale misurato dall’IALS, è un determianante essenziale della produttività dei lavoratori e che tale livello aumenta con la partica e si deteriora se non è utilizzato.
Cfr, Accordo tra Governo, regioni, provincie, comuni e comunità montane , per riorganizzare e potenziare l’educazione permanente degli adulti, G.U. n. 147 del 26.6.2000