RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2/ N. 7 - 28 febbraio 2007
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

Le frontiere dell'analfabetismo e l'impegno per una cultura diffusa

A cura di Roberto Mosi
Auser nazionale - Coordinamento EDA

E’ urgente affermare il diritto alla educazione permanente per contrastare i rischi della nostra epoca, caratterizzata da veloci e profonde trasformazioni tecnologiche e culturali che producono una progressiva emarginazione della popolazione anziana.   I dati sull’analfabetismo di ritorno e le difficoltà delle persone anziane a gestire le nuove tecnologie della comunicazione ( internet, risponditori telefonici automatici, ecc.) testimoniano una situazione preoccupante.
Gli anziani sono oggi il 20% della popolazione italiana, pari a 12 milioni di persone. La questione dell’invecchiamento porta a considerare la complessità dei problemi e a promuovere politiche integrate e coordinate volte al pieno benessere della popolazione anziana. I temi relativi alla sanità e all’assistenza non esauriscono il quadro degli impegni. Si deve partire dalla visione di un ruolo attivo degli anziani nella società e nelle istituzioni, dai profili che riguardano la qualità della vita: fra questi, il diritto ad un’abitazione adeguata, il diritto alla sicurezza e alla socialità, il diritto al sapere.
Fra le occasioni più recenti per approfondire quest’aspetto, è senza dubbio da porre il Convegno “Se non sai non sei” (Roma, 19 maggio 2006, iniziativa promossa da Auser e Spi Cgil) che ha segnato come un punto di partenza per dipanare il filo di un impegno comune, in tutte le città, per recuperare terreno riguardo al diffondersi di vecchi e nuovi analfabetismi.
L’incontro è stato come il primo momento di un’iniziativa più ampia, che vede la partecipazione e l’impegno della F.L.C. Cgil e della stessa Confederazione Cgil, per conseguire obiettivi ritenuti essenziali per i lavoratori e per l’intera società italiana.
 Il Convegno ha preso le mosse dal documento “l’educazione permanente per il benessere, l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva”. La prima parte del documento riguarda la denuncia dell’emergenza “alfabetica” che investe il nostro Paese. E’ importante ricordare che la documentazione diffusa in questa occasione (e poi ripresa in una pubblicazione a cura delle Edizioni Liberetà, Roma 2006) e in altri incontri simili, è servita a fornire ad una significativa sfera dell’opinione pubblica, i dati preoccupanti del fenomeno, sui quali si soffermano, per lo più, solo gli addetti ai lavori. In questa sede ci limitiamo a fare alcuni accenni agli elementi di conoscenza che sono stati approfonditi.
Tutti gli indicatori segnalano un grave ritardo nelle politiche per l’educazione degli adulti: quasi 12 milioni d’italiani non hanno alcun titolo scolastico e l’analfabetismo di ritorno, non ha uguali in Europa.  E’ noto che qualsiasi titolo di studio se non esercitato ininterrottamente dopo cinque anni, fa regredire chi lo possiede al livello inferiore.
La ricerca internazionale ALL sulle competenze degli adulti “mostra che in Italia solo il 20% della popolazione adulta raggiunge il livello “tre”, che indica “la capacità di rispondere efficacemente alle esigenze di vita e di lavoro del mondo attuale”.
E’ stato rilevato, per altro verso, dall’indagine Isfol del 2003 che: “Tutte le tipologie d’offerta tendono a curvarsi sulla domanda del più forte, più consapevole, più capace ad individuare i bisogni professionali e personali, meglio in grado di informarsi, orientarsi, scegliere”.
 Partendo da questo tipo d’analisi abbiamo illustrato le ragioni che ci portano ad impegnarsi per la costruzione di un “sistema” integrato orientato ad incontrare la domanda “debole”. “Il problema centrale, infatti, è il coinvolgimento di un numero consistente di uomini e di donne per le quali il bisogno formativo è ancora sconosciuto – si afferma nel documento del Convegno prima citato - Alcune fasce di cittadini vanno “incontrati” nei luoghi dove si svolge la vita quotidiana. E’ il territorio che deve andare verso la domanda, costruire percorsi d’orientamento.”.
Quale ruolo può dunque svolgere, sulla frontiera degli analfabetismi, un’associazione come Auser?              
Oggi vi è una larga consapevolezza che l’educazione permanente ha bisogno dell’associazionismo sia per la diffusione degli interventi nel territorio sia - come sostiene Fiorella Farinelli nella prefazione al libro Festa della Città che apprende (Armando Editore, Roma 2005) – per “la diversa qualità dell’approccio e del rapporto con la domanda culturale degli adulti: anche e soprattutto di quella non diretta, non esplicita, non pienamente consapevole ”
 Il mondo dell’associazionismo ha la possibilità di “collegare strettamente le sollecitazioni e le proposte culturali alle diverse circostanze, luoghi, obiettivi per cui opera l’associazione”: che sono quelli dell’incontro e della socializzazione, del tempo dell’ozio e del divertimento, dell’impegno sociale, della solidarietà, della partecipazione civile. “Ricette decisive quando gli adulti siano persone con scarsa familiarità con l’apprendimento strutturato e intenzionale”.
In questa chiave si presenta come molto produttiva l'alleanza “fra associazionismo e Comuni, le istituzioni più vicine ai cittadini e le più dotate di servizi, presidi (biblioteche, musei, teatri, centri d’incontro, ecc.), terminali sul territorio in grado di intercettare l’intreccio fra bisogni sociali, civili, culturali”. Nelle Università popolari Auser presenti su tutto il territorio italiano – oltre 150 sedi, 25mila iscritti, mille insegnanti e operatori culturali - Auser coinvolge direttamente gli iscritti nell’ideazione e nella programmazione dei corsi e delle altre iniziative educative e culturali. La sfida, in coerenza con i valori e i principi che persegue l’Associazione, è di raggiungere anche quella che è definita la “domanda debole”, di coinvolgere gli adulti e gli anziani che per la storia che hanno vissuto hanno un bagaglio formativo “minore”, sono più a rischio d’emarginazione, vivono sulla loro pelle il peso imposto da condizioni d’analfabetismo.Nel dibattito europeo sull’educazione degli adulti (si veda la Comunicazione della Commissione delle Comunità Europee del 21 novembre 2001: “Realizzare uno spazio europeo dell’apprendimento permanente”) al centro degli interventi è posto il soggetto che si rivolge al sistema educativo. Si afferma che nella “società della conoscenza sono gli individui stessi a fare da protagonisti. Ciò che conta maggiormente è la capacità umana di creare e usare le conoscenze, su basi in costante evoluzione”. L’apprendimento è “qualsiasi attività avviata in qualsiasi momento della vita, volta a migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze in una prospettiva personale, civica, sociale e/o occupazionale”.
Con riferimento a questi indirizzi, l’Associazione persegue gli obiettivi che sono alla base della “Carta Auser sul diritto-dovere all’educazione permanente”: “I promotori di questa “Carta”- stabilisce il testo approvato il 24 aprile 2004 dall’Assemblea nazionale Auser, tenuta presso la Sala della Protomoteca, in Campidoglio - considerano, con particolare riferimento all’articolo 3 della Costituzione, compito della Repubblica promuovere e favorire attività lungo tutto il corso della vita, al fine di mantenere e sviluppare le capacità conoscitive e attive, anche residue, delle persone: E’ diritto-dovere d’ogni cittadino, senza distinzione d’età, ampliare il proprio patrimonio di culture, riconoscendo in esso una condizione necessaria per vivere bene e in buona salute, per migliorare e ampliare le proprie relazioni con gli altri e con la natura, per svolgere, anche al di fuori delle attività lavorative, in forma singola o associata, un ruolo attivo sociale e di cittadinanza.
La realizzazione da parte di Auser del progetto

 

 

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