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All’interno della monografia dal titolo “Apprendere sempre”, edita nel 2005 da Franco Angeli, l’autrice affronta il tema - sempre più attuale negli studi pedagogici - dell’educazione permanente, facendo riferimento alle impostazioni teoriche più accreditate e agli interventi legislativi nazionali ed europei a cui si richiama costantemente.
Il concetto di apprendimento permanente viene analizzato nelle sue molteplici sfaccettature, sottolineando le peculiarità dei diversi approcci che vanno dell’impostazione psicofisiologica a quella di tipo formalista, dalle teorie comportamentiste a quelle cognitiviste, dal modello basato sull’intenzionalità della coscienza a quello della complessità. Le diverse impostazioni non vengono presentate come alternative ma complementari, in cui ciascuna contribuisce ad individuare “una definizione dinamica, in continua evoluzione e cambiamento” [p.24], dove viene superata la caratterizzazione scolastica dell’apprendimento e se ne definisce una nuova forma più adeguata all’attuale società della conoscenza.
L’autrice pensa all’apprendimento attraverso un modello centrato sulla persona nel quale si ha molto più a che fare con chi impara e con chi insegna, piuttosto che sul come e cosa si impara. Al centro viene posta la relazione tra docente e discente piuttosto che i contenuti dell’insegnamento. Il riferimento è alle teorie dell’apprendimento in età adulta nelle quali è messa in primo piano la dimensione soggettiva e l’autonomia del discente nelle attività di formazione. Paola Nicoletti illustra la teoria andragogica di Knowles e il modello di Kolb sull’apprendimento adulto, fornendo riferimenti autorevoli a sostegno della sua tesi.
Il richiamo alla dimensione individuale dell’apprendimento non corrisponde ad un modello sociale di tipo individualista. Al contrario Paola Nicoletti sostiene che la centralità della persona è un bisogno indispensabile da soddisfare affinché le persone possano aggregarsi. Questo tema è collegato al la promozione delle pari opportunità e della partecipazione democratica attiva alla società contemporanea. Secondo i dati statistici riportati nel volume, sembrerebbe che i maggiori beneficiari dell’EDA siano persone con istruzione superiore e con una posizione lavorativa con elevato grado di specializzazione. Gli interventi di educazione degli adulti andrebbero invece rimodulati “in un’ottica di lotta all’esclusione sociale ed alla disuguaglianza”[p.68]. L’obiettivo della formazione permanente, caldeggiato dall’autrice, è quello di un accesso diffuso in ogni età e per ogni fascia sociale alla formazione, finalizzato ad un inserimento lavorativo dignitoso, alla riqualificazione professionale ed all’esercizio della cittadinanza attiva.
Tuttavia sembra che proprio le fasce più svantaggiate non avvertano la necessità di accedere ad attività di formazione continua. Viene quindi sostenuta ogni possibile misura di orientamento ed informazione che possa indurre la consapevolezza dei bisogni formativi. “Si rende quanto mai prioritario progettare e rendere operativi servizi di orientamento e informazione, di accompagnamento del soggetto, in un percorso di individualizzazione che tenga conto concretamente della centralità dell’individuo”[p.127]. L’orientamento viene sostenuto come misura estesa alla quale dovrebbe poter accedere ogni persona in qualsiasi momento della propria vita.
Affinché le misure di educazione permanente possano essere efficaci bisogna che ogni cittadino possegga delle competenze di base indispensabili che dovrebbero essere fornite da un sistema di istruzione scolastica qualificato ed aggiornato. Le competenze di base tradizionali (lettura, scrittura, calcolo) vanno integrate con le nuove competenze di base richieste dalla learning society che l’autrice, richiamandosi al Libro Bianco della Commissione Europea sull’istruzione, distingue in conoscenze tecniche (cioè linguistiche ed informatiche) e attitudini sociali (abilità relazionali, emotive, di partecipazione). Si sottolinea che “l’integrazione tra formazione iniziale e formazione permanente è indispensabile per far si che quest’ultima non sia volta soltanto al recupero, ma ad un miglioramento continuo delle conoscenze e competenze individuali, professionali, sociali”[pp.75-76]. Senza dubbio la competenza di base cui bisognerà sempre più concentrarsi, dice l’autrice, sarà lametacompetenza dell’apprendere ad apprendere.
La necessità di integrare le diverse dimensioni conoscitive dovrebbe portare ad una riduzione delle distanze tra processi educativi di tipo formale, non formale ed informale, così che i tempi dell’educazione, le metodologie e i luoghi dell’apprendimento si connettano dinamicamente nel concetto esteso di educazione permanente. “L’educazione permanente, pertanto, è un concetto globale di educazione che non può essere ridotta ad uno specifico settore di attività o a delle utenze particolari, dal momento che comprende l’apprendimento formale, e quello non formale ed informale, nella molteplicità dei luoghi, sia durante il tempo di lavoro che in quello non dedicato al lavoro”[p.65].
Dopo essersi soffermata sui dati italiani ed europei sulla partecipazione pubblica alla formazione continua e sul sistema dei finanziamenti ad essa associata, l’autrice conclude il suo studio con un originale capitolo su i rapporti tra lifelong learning ed innovazione, nesso che essa ritiene “indispensabile per soddisfare le esigenze individuali e collettive” [p.117]. Attraverso l’analisi dei dati europei Paola Nicoletti mostra come i Paesi Europei più competitivi nello sviluppo di politiche sull’innovazione siano anche i maggiori investitori in termini di formazione continua. Il legame tra formazione ed innovazione interviene su tre aspetti fondamentali: la promozione delle funzioni creative (attività di ricerca e di sviluppo ingegneristico), diffusione delle innovazioni tra i lavoratori e nella vita quotidiana (alfabetizzazione tecnologica) e domanda da pare dei consumatori di questi prodotti a seguito dell’acquisizione delle competenze necessarie per utilizzarle. Questo trinomio consente un incremento notevole della produzione e del consumo di beni ad alta tecnologia.
Il testo offre quindi una panoramica originale sui temi più scottanti dell’educazione permanente ed approfondisce in modo originale problematiche di interesse istituzionale calandole nel contesto socio-culturale di riferimento. Un libro scorrevole e semplice nella lettura eppure specialistico e con importanti riferimenti teorici e normativi. Se ne consiglia la lettura ai professionisti dell’educazione ed alle persone interessate alle questioni politiche e sociali più recenti.
Giuseppe Cinquepalmi
Dottorando di ricerca
Università degli Studi di Foggia