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Quest’anno è l’anno delle pari opportunità per tutti sancito dalla Comunità Europea. Occorre riflettere sulla specificità della dizione: le pari opportunità per tutti…Questa formulazione ha a che fare con la rimozione di ostacoli che non consentono di utilizzare l’espressione se non come un auspicio, siamo ben lontani dal tradurlo in realtà, non è una constatazione e nemmeno un obiettivo è, al momento, piuttosto” un’utopia guida”, che orienti l’agire e offra una direzione verso la quale tendere, pur sapendo che siamo ancora molto lontani.
Si tratta dunque di un anno dedicato alla lotta contro le discriminazioni basate sul genere, sulla razza, sull'origine etnica, sulla religione, sulla diversità di opinione, sulla disabilità, sull'età, sugli orientamenti sessuali. Quando si riflette sulle pari opportunità si cade spesso nel tranello di pensare soltanto alle discriminazioni di genere (problema senz’altro storicamente fondato e di innegabile importanza ed urgenza) molto meno alle altre tipologie di discriminazione. Riflettiamo un attimo: contro la discriminazione di genere la riflessione, il consenso delle persone, la cultura, nel nostro paese ha fatto grossi passi in avanti, è adesso il momento delle azioni positive, di affrontare praticamente e pragmaticamente il problema (pari rappresentatività tra generi in ogni luogo in cui si decide, come recita lo slogan della proposta di legge dell’Unione Donne Italiane), una fortuna dunque che, nei prossimi anni, arriveremo senza dubbio a qualche soluzione, seppur tardiva, enorme invece ancora il divario e la mancanza di comprensione per le altre tipologie di problemi, riflettiamo solo su tre di queste discriminazioni (come esempi): la discriminazione legata all’età (fortissima nel nostro paese, basti guardare all’età di Blair, al di là del giudizio politico, che si è ritirato dalla politica dopo tre mandati come primo ministro… in Italia sarebbe oggi considerato un giovane politico), la discriminazione legata al credo religioso (basti pensare alla terrificante equivalenza che sta prendendo piede nel sentire comune tra islamico e pericolo o addirittura terrorista…) e la discriminazione legata all’orientamento sessuale (non saranno sfuggiti i commenti di “tono medievale” di alcuni nostro politici sui principali quotidiani nazionali).
L’Unione Europea per richiamare i propri cittadini a vivere la differenza come risorsa e non come ostacolo alla convivenza ha scelto quattro temi principali per questo 2007: i diritti; la rappresentanza; il riconoscimento; il rispetto.
In un mondo globalizzato come quello in cui viviamo le pari opportunità per tutti possono declinarsi in modalità molteplici: pari opportunità tra popoli, pari opportunità di godere della piena cittadinanza, pari opportunità di utilizzo delle risorse naturali (transgenerazionalmente e al di là di ogni barriera geografica) pari opportunità, certo, tra uomini e donne, ma anche pari opportunità tra generazioni nell’accesso alle risorse economiche ed alla decisionalità (come non pensare alla gerontocrazia italiana con la generazione più egoista della nostra storia al potere: l’unica che è riuscita a costruire un avvenire peggiore del proprio per la generazione successiva), significa pari opportunità nell’accesso all’istruzione, alla formazione, al lavoro, al godimento dei diritti civili indipendentemente dal sesso, dalla religione, dal credo politico, dall’orientamento sessuale…Risulta evidente come l’elenco potrebbe allungarsi a dismisura, ma vi sono per fortuna, poche parole sintetiche che possono aiutarci a comprendere: le pari opportunità per tutti hanno inizio laddove si riconosca la pari dignità di ogni donna ed uomo vivente, in qualsiasi condizione sociale, economica, culturale si trovino. Le differenze sono importanti, pari opportunità non significa appiattimento, significa riconoscere e valorizzare le differenze ma non assegnare a quelle differenze un valore di carattere morale, significa non fare una classifica, altrimenti, come ogni classifica, specie quando, come in questo caso, oggetto della classificazione sono uomini e donne, è estremamente soggettiva, riflette soltanto uno dei molti punti di vista possibili, come argomentava in maniera estremamente efficace Don Milani nel 1965 rivolgendosi ai cappellani militari che avevano firmato un ordine del giorno contro l’obiezione di coscienza:
“Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.” (Don Lorenzo Milani, Lettera ai cappellani militari toscani).
Probabilmente l’unica cosa di non più attuale nelle parole di Don Milani sono gli strumenti che indica alla fine: sciopero e voto non sono più sufficienti, occorre intraprendere azioni positive, progetti, e denunciare, con forza, ogni piccola discriminazione ed ingiustizia che vediamo nel posto di lavoro, nella scuola, nell’Università, per la strada… solo così potremmo dare il nostro contributo alle pari opportunità per tutti, davvero.