RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2/ N. 8 - 28 giugno 2007
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

La casa delle storie. Un Centro di Studi di Genere per vivere e raccontare la differenza

di Barbara De Serio, Universitą degli Studi di Foggia

Storie di emarginazione e di libertà, storie di dipendenza e di emancipazione, storie di silenzi e di parole, storie di vita, di cura e di formazione, storie di viaggi, di incontri e di migrazioni, storie di donne che, pur parlando linguaggi diversi, sono capaci di utilizzare una sola voce per raccontare i pensieri, le emozioni e i vissuti che accompagnano da sempre le loro storie, per ripercorrere il sapere e le pratiche femminili con uno sguardo attento alla valorizzazione delle differenze di genere e per costruire un progetto condiviso di dialogo, di confronto e di scambio culturale.
Queste le molteplici storie di genere che, a partire da una riflessione sulla condizione delle donne - per troppo tempo e, in alcuni casi, ancora relegate ai confini di un ordine simbolico estraneo e di un universo culturale e sociale falsamente neutro, quale quello maschile - hanno indotto a credere nella valenza formativa di uno spazio privilegiato in cui le donne di ogni provenienza geografica, culturale e sociale possano incontrarsi e vivere, attraverso l’esperienza del racconto, la pluralità degli sguardi interpretativi con cui è possibile indagare l’universo delle differenze di genere. Un incontro di pratiche educative diverse che traggono dall’esperienza dell’incrocio e della contaminazione lo spunto per un arricchimento reciproco, nella consapevolezza che, pur se narrate con voci diverse, le esperienze femminili sono sempre portatrici di una grande virtù pedagogica: il sapere della cura .
Questo il motivo per cui l’Ateneo foggiano, fin dalla sua istituzione  particolarmente sensibile al  tema delle differenze  di genere - ha avvertito l’esigenza di istituire un Centro Internazionale Interdisciplinare per gli Studi di Genere, attualmente coordinato dalla Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia in collaborazione con l’Area Relazioni Internazionali dell’Ateneo foggiano, che riflette l’esigenza di dare voce ai modelli culturali femminili di cui la storia ha spesso taciuto e che rappresentano, invece, il punto di partenza per un processo di ricostruzione della società e per una rivisitazione critica di un rapporto costruttivo e vicendevolmente formativo tra i generi.
Il Centro Studi di Genere intende configurarsi come sede di raccolta e di documentazione degli studi e delle ricerche nazionali e internazionali sull’identità di genere, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento, soprattutto in ambito accademico, per realizzare occasioni di incontro e di scambio scientifico e culturale tra storie di vita femminili differenti, per creare un punto di raccordo tra saperi disciplinari e professionalità diverse nonché per avviare esperienze di collaborazioni interuniversitarie - nazionali e internazionali - che possano contribuire a favorire la mobilità di docenti, ricercatrici e studentesse nell’ottica di una dimensione dell’accoglienza di culture e di saperi diversi. In tal modo riprendendo le suggestioni rivenienti da un convegno internazionale organizzato nel novembre 2004 – i cui Atti sono stati pubblicati nel 2006 - sui temi delle “donne tra arte, tradizione e cultura”, che ha visto riuniti studiose e studiosi di differenti aree disciplinari e delle più diverse regioni del mondo che si sono interrogate sulla logica e sulla pratica delle differenze di genere.
Il genere rappresenta un concetto fondamentale del pensiero femminile , perché parlarne ha significato prendere atto di uno squilibrio che andava necessariamente riorganizzato attraverso una revisione dei processi di omologazione insiti in quella logica di potere che nel corso della storia è andata instaurandosi nel rapporto uomo-donna.
Gli studi sulla differenza di genere hanno portato spesso a riflettere sui processi di omologazione che hanno indotto uomini e donne a conformarsi a un determinato modello socio-culturale, chiaramente riflettente anche le più evidenti differenze sessuali, per quanto numerosi siano stati i tentativi di affrancare il genere da univoche modalità di interpretazione e significazione. Diversi sono stati infatti i teorici che, muovendo dallo studio degli stereotipi connessi al genere nonché delle cristallizzazioni che di tali modelli culturali si sono tramandate di generazione in generazione, hanno parlato di “nomadismo dell’identità” proprio per alludere alla possibilità di scagionare il genere - maschile e femminile - da un processo di interpretazione che vuole fissarlo nell’ambito di categorie culturali rigidamente definite.
Uno studio approfondito della differenza di genere può quindi contribuire a ridurre il divario sussistente tra i due generi andando invece ad ampliare in modo significativo le possibilità di confronto e di scambio comunicativo. Questo soprattutto nella convinzione che, per poter affermare un vero “pluralismo” della differenza, occorre disinnescare quel pensiero dicotomico e gerarchizzante che ha indotto spesso a pensare, nei termini di una cultura androcentrica, a una dipendenza culturale e sociale del genere femminile da quello maschile.
Paradossalmente è stato proprio il ruolo di moglie e madre - la cui funzione si è poi tradotta in un più generico lavoro di cura - a relegare da sempre la donna in una posizione di marginalità rispetto al genere maschile. Tuttora il lavoro del “farsi carico di”, che vede la donna da sempre incline ad occuparsi troppo degli altri - e forse troppo poco di se stessa - è ancora considerato un “non lavoro” , ovvero la traduzione, in gesti, attenzioni e fatiche, della relazione che lega le donne ai diversi componenti della famiglia.
A questa svalorizzazione della capacità di cura si è associato, negli anni, un processo inconscio di svalutazione del genere femminile, con il conseguente riconoscimento di una debolezza innata e di un forte bisogno di dipendenza .
Parlare di identità di genere significa invece motivare a una cultura delle pari opportunità che, diversamente dalla cultura dell’uguaglianza, non vuole farsi promotrice di processi omologanti, ma intende piuttosto costruire un sapere - per certi versi “formativo” - centrato sulla valorizzazione della differenza e capace di restituire una specificità di genere al soggetto, uomo e donna .
Il Centro per gli Studi di Genere intende rispondere dunque a una duplice esigenza formativa.
In quanto luogo di ricerca e di formazione vuole essere la sede privilegiata per la costruzione di percorsi formativi - destinati a uomini e a donne - utili sia per combattere stereotipi e pregiudizi sessisti che ancora svalorizzano il lavoro delle donne - con particolare riferimento al lavoro di cura - e inducono ad atteggiamenti di prevaricazione, subordinazione e omologazione del genere femminile al genere maschile, sia per guidare le donne in un percorso di riflessione sulla specificità delle competenze femminili, che le induca a riconoscere la valenza formativa delle pratiche educative sperimentate in ambito familiare.
In quanto luogo di scambio e di confronto di saperi teorici e di buone prassi, di ricerca scientifica e di esperienze concrete di vita, il Centro Studi può diventare, invece, la sede privilegiata per la creazione di occasioni di scambio e di confronto di punti di vista e di saperi tra donne e uomini appartenenti a diverse culture e a diversi paesi nell’ottica di una cooperazione interculturale finalizzata alla condivisione della conoscenza e della ricerca nella prospettiva di un co-sviluppo sociale.
Alle attività del “nascente” Centro per gli Studi di Genere possono essere ricondotte una serie di altre attività che intorno ai temi di genere stanno cercando di costituire un “Laboratorio Foggia” sui temi della differenza di genere, e che raccoglie rappresentanti di un nutrito partenariato locale.
La scelta di riferirsi alle rappresentanze territoriali è motivata dalla precisa consapevolezza del ruolo “formativo” che tali istituzioni svolgono nella società nonché dalla volontà di coniugare imprese culturali e servizi, organi di governi e associazioni di categoria, pubblico e privato.
 A una logica di sinergia di intenti col territorio risponde pure l’istituzione di un Gruppo di Interesse Territoriale sulle Pari Opportunità - promosso dall’Università degli Studi di Foggia nell’ambito del Progetto PON 2000-2006 - finalizzato, da un lato, ad analizzare i bisogni formativi delle donne e degli uomini nonché il livello di soddisfacimento in relazione alla tutela dei diritti e delle pari opportunità e, dall’altro lato, a promuovere nel territorio una maggiore partecipazione allo sviluppo locale soprattutto attraverso il coinvolgimento delle donne, da sempre promotrici di dialogo e di mediazione.
L’esperienza – sia pure alle sue prime battute – sta dimostrando che  le donne sanno “fare sistema” , testimoniando concretezza e specifica professionalità e competenza.
Centrale, tra le finalità del Centro per gli Studi di Genere, appare dunque lo studio e l’approfondimento delle specificità delle capacità e delle competenze femminili proprio al fine di valutare il livello di inclusione sociale delle donne, sia a livello nazionale sia a livello internazionale.
Tutti gli studi e le ricerche avviate sino a questo momento hanno infatti focalizzato l’attenzione sulle diverse modalità attraverso cui si esprime la differenza di genere a partire da una nuova lettura interpretativa delle specifiche competenze maschili e femminili, con particolare attenzione all’analisi di quelle competenze che per troppo tempo sono state, per la donna, le principali cause di discriminazione di genere e di segregazione, soprattutto in ambito professionale.
La stessa necessità di pianificare azioni tese a garantire pari opportunità per entrambi i generi, che appare pure tra le finalità prioritarie del Centro Studi, chiama in causa la questione del rapporto delle donne con il lavoro nonché del ruolo che l’inclusione sociale occupa rispetto alla costruzione dell’identità di genere, più volte ribadita anche nei principali documenti internazionali in materia di pari opportunità e di salvaguardia dei diritti delle donne, dalla Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, del 1979, alla Piattaforma di Pechino, del 1995.
Ultimamente, in continuità con le attività promosse periodicamente dall’Ateneo foggiano, che di frequente organizza incontri di studio, seminari e convegni finalizzati a diffondere gli studi più recenti sull’identità di genere, i ricercatori e le ricercatrici del Centro Studi hanno organizzato un seminario dedicato all’analisi del disegno di legge presentato dall’Assessorato alla Solidarietà della Regione Puglia, che detta “norme per le politiche di genere e i servizi di conciliazione vita-lavoro in Puglia” e che interviene in attuazione e nel rispetto delle due precedenti leggi nazionali - la legge n. 125 del 1991 e la legge n. 53 del 2000 - in materia di occupazione femminile e di promozione di azioni positive per le pari opportunità tra uomini e donne nel lavoro.
Al seminario di studio ha poi fatto seguito una serie di iniziative di ricerca, tuttora in corso, finalizzate ad analizzare la diffusione sul territorio delle reti sociali di supporto alle donne lavoratrici e a valutare la qualità dei servizi di sostegno all’occupazione femminile, al fine di progettare e sperimentare, se necessario e in accordo con le aziende locali, nuovi regimi di orario finalizzati a contemperare una più efficace politica di conciliazione fra responsabilità lavorative e responsabilità familiari.
Quello della predisposizione e dell’attuazione di specifiche misure di sostegno alle famiglie - con particolare riferimento alla componente femminile - finalizzate a garantire e a salvaguardare una corretta politica comunitaria di conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa è un tema molto sentito dal Centro per gli Studi di Genere e sempre più dibattuto in relazione alle politiche attive del lavoro di territorio, in cui rientrano tutte le forme di tutela delle pari opportunità.
Sin dalla sua istituzione, peraltro abbastanza recente, l’Ateneo foggiano ha avviato numerose iniziative di integrazione socio-culturale di studenti stranieri, alcune delle quali in collaborazione con l’Unesco; in particolare, sono state assegnate alcune borse di studio a studentesse irachene, che stanno conseguendo il titolo di laurea presso l’Università di Foggia.
Numerosi anche i progetti di ricerca, di carattere internazionale, finalizzati a creare reti di collaborazione e di scambio scientifico e culturale soprattutto con i paesi del Mediterraneo nonché le iniziative didattiche e di alta formazione, tra cui vanno annoverati i due master internazionali approvati e finanziati dall’Unione Europea nell’ambito del programma comunitario Tempus-Meda e dedicati, rispettivamente, a due temi particolarmente interessanti poiché strettamente connessi al fenomeno dell’emancipazione femminile: la partecipazione sociale delle donne e il rapporto tra donne, lavoro e formazione. Alla realizzazione dei master hanno partecipato alcuni paesi europei, fra cui la Spagna, e alcuni paesi del sud del Mediterraneo, fra cui l’Algeria, il Marocco, la Tunisia, la Siria, l’Egitto e la Giordania.
La volontà del Centro Studi di coinvolgere i paesi stranieri nell’ambito di iniziative locali e nazionali è dettata, da un lato, dal bisogno di creare un ponte sul mondo che consenta di confrontarsi con l’alterità rafforzando, mediante la pratica del confronto, il senso di appartenenza alla propria realtà territoriale; dall’altro lato, la tensione all’internazionalizzazione risponde al bisogno di creare una logica di rete che sappia rafforzare un sistema integrato attraverso cui intrecciare, sinergicamente, culture, conoscenze, modelli di pensiero, valori ed esperienze differenti, e spesso contrastanti, accomunate, però, da un unico filo conduttore: il sapere delle donne.
L’organizzazione del Centro Studi prevederà – nella sua articolazione definitiva - un centro di ascolto, per offrire un servizio di informazione, di orientamento ai servizi del territorio e di mediazione culturale soprattutto nei confronti di donne straniere, proprio al fine di promuovere una loro maggiore integrazione sociale; un servizio di biblioteca aperto al pubblico, che conterrà testi e riviste nazionali e internazionali sulle pari opportunità e sui diritti delle donne; un centro di raccolta e di documentazione completo e aggiornato degli studi, delle normative e delle ricerche nazionali e internazionali sull’identità di genere; un archivio storico sul movimento delle donne; una banca dati del livello di inclusione sociale delle donne a livello locale, nazionale e internazionale; una postazione multimediale con accesso alla rete internet destinata ai visitatori del Centro Studi per attività di ricerca e di aggiornamento.
Bibliografia
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Braidotti R., Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità, Donzelli, Roma 1995.
Cambi F., Ulivieri S. (a cura di), I silenzi nell’educazione. Studi storico-pedagogici, La Nuova Italia, Firenze 1994.
Cavarero A., Restaino F., Le filosofie femministe. Due secoli di battaglie teoriche e pratiche, Mondadori, Milano 2002.
Chiti E. (a cura di), Educare ad essere donne e uomini. Intreccio tra teoria e pratica, Rosenberg e Sellier, Torino 1998.
de Beauvoir S., Esiste la donna?, Il Saggiatore, Milano 1961.
Del Buono M. R. (a cura di), Sguardi di genere tra identità e culture, Franco Angeli, Milano 2002.
Gilligan C., Con voce di donna. Etica e formazione della personalità, Feltrinelli, Milano 1987.
Loiodice I., Pinto Minerva F. (a cura di), Donne tra arte, tradizione e cultura. Mediterraneo e oltre, Il Poligrafo, Padova 2006.
Mapelli B., Nuove virtù, Guerini Studio, Milano 2004
Ruspini E., Le identità di genere, Carocci, Roma 2003.
Seveso G., Per una storia dei saperi femminili, Unicopli, Milano 2000.
Seveso G., Come ombre leggere. Gesti, spazi, silenzi nella storia dell’educazione delle bambine, Unicopli, Milano 2001.
Ulivieri S., Educare al femminile, ETS, Pisa 1995.


Su questo tema cfr., in particolare, G. Seveso, Per una storia dei saperi femminili, Unicopli, Milano 2000; B. Mapelli, Nuove virtù, Guerini Studio, Milano 2004; S. Ulivieri, Educare al femminile, ETS, Pisa 1995.

 

Loiodice I., Pinto Minerva F. (a cura di), Donne tra arte, tradizione e cultura. Mediterraneo e oltre, Il Poligrafo, Padova 2006

Cfr. E. Ruspini, Le identità di genere, Carocci, Roma 2003.

Cfr., fra gli altri, R. Braidotti, Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità, Donzelli, Roma 1995.

Cfr. S. de Beauvoir, , Esiste la donna?, Il Saggiatore, Milano 1961.

Sul tema della storia femminile come storia ai margini cfr. F. Cambi, S. Ulivieri (a cura di), I silenzi nell’educazione. Studi storico-pedagogici, La Nuova Italia, Firenze 1994; G. Seveso, Come ombre leggere. Gesti, spazi, silenzi nella storia dell’educazione delle bambine, Unicopli, Milano 2001.

Cfr. E. Chiti (a cura di), Educare ad essere donne e uomini. Intreccio tra teoria e pratica, Rosenberg e Sellier, Torino 1998.

 

 

 

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