RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2/ N. 8 - 28 giugno 2007
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

Dal Centro Territoriale Permanente al Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti: le risorse del sistema scolastico italiano per il diritto di tutti all’apprendimento permanente

Gabriella Papponi Morelli e Simone Giusti

La Dichiarazione finaledella quinta conferenza mondiale UNESCOdi Amburgo del 1997 “L’apprendimento in età adulta: una chiave per il XXI secolo” ha fissato in maniera perentoria il legame indissolubile tra partecipazione sociale, pieno rispetto dei diritti umani e educazione degli adulti. Si legge nei primi due articoli del documento:

Secondo i Governi e le organizzazioni non-governative solo uno sviluppo fondato sulla partecipazione sociale e il pieno rispetto dei diritti umani può sostenere l’avanzamento corretto della società: questa partecipazione rende possibile affrontare le sfide del futuro.
L’educazione degli adulti è il risultato di una consapevole appartenenza alla comunità e, al tempo stesso, la condizione per un’attiva partecipazione sociale; è uno strumento indispensabile per incoraggiare uno sviluppo che non turbi l’equilibrio ambientale, per promuovere il valore della democrazia, della giustizia, dell’uguaglianza fra i diversi per favorire il progresso scientifico sociale ed economico, per costruire un mondo dove la cultura della pace e del dialogo sostituiscono la violenza.”

Sulla base e grazie allo stimolo di queste considerazioni, datate 14-18 luglio 1997, il 29 luglio dello stesso anno il Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer firma l’Ordinanza Ministeriale 455 su “Educazione in età adulta – Istruzione e formazione”, atto di nascita dei Centri Territoriali Permanenti, nella quale i principi della conferenza mondiale vengono trasferiti all’interno del sistema scolastico italiano. Con questa ordinanza, di fatto, il ministero mette la scuola – la futura scuola autonoma - in condizione di utilizzare le proprie risorse al fine di dare una risposta a una domanda di partecipazione e di riconoscimento di un diritto fondamentale che è stata formulata con autorevolezza a livello mondiale dall’UNESCO e che, soprattutto a partire dalla Conferenza di Lisbona del 2000, rappresenta una delle priorità dell’Unione Europea. È attraverso questo strumento, i Centri Territoriali Permanenti, che il sistema dell’istruzione ha potuto cooperare – con alterni risultati – alla costruzione di un sistema territoriale dell’educazione degli adulti utilizzando risorse proprie: insegnanti, personale tecnico e amministrativo, dirigenti, sedi, attrezzature, buone pratiche e competenze sviluppate nell’orientamento e nella didattica.
Oggi, a distanza di 10 anni dalla Dichiarazione dell’Unesco e dall’Ordinanza 455, a sei anni dalla Conferenza di Lisbona, ci troviamo a un altro importante punto di passaggio, che vede il sistema scolastico italiano impegnato a scegliere quale riposta dare alle sollecitazioni della società della conoscenza e degli organi sovranazionali che ne interpretano i bisogni.
Il 18 dicembre 2006 il Parlamento europeo ed il Consiglio hanno formalmente espresso una Raccomandazione agli Stati membri relativa alle competenze chiave per l'apprendimento permanente, nella quale si esortano gli Stati membri, nell'ambito delle loro strategie di apprendimento permanente, a sviluppare l’offerta di competenze chiave per tutti per assicurare che:

l’istruzione e la formazione iniziali offrano a tutti i giovani gli strumenti per sviluppare le competenze chiave a un livello tale che li prepari alla vita adulta e costituisca la base per ulteriori occasioni di apprendimento, come anche per la vita lavorativa;
si tenga debitamente conto di quei giovani che, a causa di svantaggi educativi determinati da circostanze personali, sociali,  culturali o economiche, hanno bisogno di un sostegno particolare per realizzare le loro potenzialità educative;
gli adulti siano in grado di sviluppare e aggiornare le loro competenze chiave in tutto l’arco della loro vita con un’attenzione particolare per gruppi di destinatari riconosciuti prioritari nel contesto nazionale, regionale e/o locale.”

La Raccomandazione europea definisce la competenza chiave come “una combinazione di conoscenze, abilità e attitudini appropriate al contesto. Le competenze chiave sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione.” Le competenze chiave individuate sono: comunicazione nella madre lingua, comunicazione nelle lingue straniere, competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia, competenza digitale, imparare ad imparare, competenze sociali e civiche, spirito di iniziativa e imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturale.
Il documento, inoltre, raccomanda specificamente che per raggiungere questi obiettivi:

“(…) vi sia un’infrastruttura adeguata per l’istruzione e la formazione permanente degli adulti che, tenendo conto dei diversi bisogni e competenze degli adulti, preveda la disponibilità di insegnanti e formatori, procedure di convalida e valutazione, misure volte ad assicurare la parità di accesso sia all'apprendimento permanente sia al mercato del lavoro, e il sostegno per i discenti”.

L'articolo 68 del Disegno di Legge per la Finanziaria 2007 sembra rispondere a questa specifica raccomandazione dell’UE, provvedendo a istituire, appunto, una infrastruttura (nella forma dell’autonomia scolastica) dedicata interamente ed esclusivamente all’istruzione degli adulti.
 “Ferme restando le competenze delle Regioni e degli Enti locali in materia, in relazione agli obiettivi fissati dall'Unione europea, allo scopo di far conseguire più elevati livelli di istruzione alla popolazione adulta, anche immigrata con particolare riferimento alla conoscenza della lingua italiana, i centri territoriali permanenti per l'educazione degli adulti e i corsi serali, funzionanti presso le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, sono riorganizzati su base provinciale e articolati in reti territoriali e ridenominati "Centri provinciali per l'istruzione degli adulti". Ad essi è attribuita autonomia amministrativa, organizzativa e didattica, con il riconoscimento di un proprio organico distinto da quello degli ordinari percorsi scolastici, da determinarsi in sede di contrattazione collettiva nazionale, nei limiti del numero delle autonomie scolastiche istituite in ciascuna regione e delle attuali disponibilità complessive di organico.
 Alla riorganizzazione di cui al comma 1, si provvede con decreto del ministro della Pubblica istruzione, sentita la Conferenza unificata a norma del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.”
Di nuovo, a partire da sollecitazioni sovranazionali, il Ministero della Pubblica Istruzione è chiamato, attraverso un decreto, a mettere a disposizione le proprie risorse per contribuire alla riorganizzazione del sistema italiano dell’EDA e, quindi, alla promozione di quello “uno sviluppo fondato sulla partecipazione sociale e il pieno rispetto dei diritti umani” che senza l’educazione permanente degli adulti non è pensabile realizzare.
Al di là delle infinite considerazioni politiche e sindacali che l’articolo della Legge Finanziaria può dunque suscitare e ha già suscitato, il fuoco dell’attenzione può e deve essere spostato su come il sistema dell’istruzione può collaborare con le regioni italiane e con gli enti locali e su quali risorse può mettere a disposizione al fine di rispondere alle raccomandazioni dell’UE, in modo tale da rendere la risposta dello Stato italiano rapida, efficace ed efficiente, senza dimenticare la strada tracciata dall’Ordinanza 455, che ha aiutato la scuola a uscire da se stessa per dialogare con le altre agenzie educative e per ritovare, almeno parzialmente, la sua dignità di intellettuale sociale attivamente impegnato nella promozione dei diritti e delle pari opportunità di tutti i cittadini.

 

 

 

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