RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2/ N. 8 - 28 giugno 2007
 

INDICE

 

 

 

 

TESI A CONFRONTO

Il Bilancio delle Competenze: proposta di un modello nella prospettiva di genere. Una sperimentazione a Colleferro

di Paola Magliulo – Facoltà di Scienze della Formazione – Roma Tre

In un periodo di grande cambiamento come quello attuale, caratterizzato da profonde trasformazioni sociali sia a livello nazionale che europeo, in una società della flessibilità, da un lato minacciata dal precariato e dal disagio giovanile, dall’altro sempre più innovativa e dinamica, si fa via via più urgente una riflessione sull’apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Oggi, l’educazione degli adulti assume, infatti, un ruolo di fondamentale importanza quale anello di congiunzione tra la dimensione della crescita personale dell’individuo ed il suo inserimento nel mondo del lavoro.
In questo contesto, in una società in costante evoluzione, il ruolo della conoscenza, della formazione e  dell’orientamento rappresentano un importante strumento di crescita.

In particolare, oggi, in una società caratterizzata da mutamenti tanto rapidi, che si propongono in modo ripetuto nel corso della vita di un individuo, l’orientamento diventa uno strumento strategico per lo sviluppo personale e professionale. Diventa, dunque, necessario intendere l’orientamento come servizio accessibile a tutti in maniera permanente, “lungo l’intero arco della vita”, in cui il protagonista è il soggetto stesso, con le sue specificità e le sue capacità di scelta.
In questo scenario, il Bilancio di Competenze presentandosi come un “sostegno alla persona nell’analisi delle esperienze, nell’identificazione delle variabili motivazionali, valoriali, comportamentali e nella costruzione di un progetto personale e professionale” (C. Ruffini, V. Sarchielli, 2001), ha come obiettivo principale quello di “permettere a delle persone adulte (…) di fare il punto delle proprie competenze, di conoscerle meglio e, a partire da questo, di costruire un progetto personale o professionale, mettendo in chiaro, nel contempo, i mezzi e le fasi per realizzarlo (…)” (Lemoine, 2002).
In effetti, il Bilancio di Competenze pur non essendo il solo strumento che assolve la funzione di orientamento, è l’unico che consente di porre al centro il soggetto e pensato fondamentalmente per gli adulti.
In tal senso porre il soggetto al centro di ogni percorso significa anche riconoscerne il genere che, quindi, può diventare uno strumento particolarmente efficace proprio perché potenzia l’attenzione verso i soggetti, dando visibilità ai percorsi, alle culture, alle capacità, alle competenze, alle esigenze di ambedue i generi.

Proprio il genere rappresenta, infatti, un criterio che, all’interno di un percorso di bilancio, permette di analizzare la situazione di donne e di uomini a partire dall’individuazione dei loro diversi bisogni.
In effetti, è ormai innegabile che la partecipazione delle donne, nella formazione e nel lavoro, sia in costante aumento in tutti i paesi dell'Unione Europea. La presenza femminile nel mondo del lavoro rappresenta uno dei cambiamenti più profondi della società occidentale moderna; le donne sono state soggetti attivi dei cambiamenti, portatrici di nuove esigenze rispetto all'organizzazione e alle forme del lavoro, alla definizione dei tempi di vita, alla qualità delle relazioni nell'ambito professionale.
Malgrado ciò la loro partecipazione al mercato del lavoro continua ad essere percepita in chiave problematica a causa della loro “doppia presenza” sia nell’ambito lavorativo che nell’entourage familiare, il che implica una serie di esigenze differenti da quelle degli uomini. È inoltre doveroso ricordare che le responsabilità domestiche e familiari, tra l’altro, ostacolano le donne nell’acquisizione delle qualifiche professionali e dell’esperienza lavorativa necessarie per sviluppare la propria carriera.
Queste sono alcune delle difficoltà emerse da uno studio effettuato presso il Centro per l’Impiego di Colleferro dove, appunto, è stata effettuata una approfondita analisi circa il numero di iscritti divisi per genere, età, titolo di studio e condizione: disoccupati, inoccupati e disoccupati di lunga durata. I risultati hanno evidenziato, tra gli iscritti, una maggiore presenza di donne in particolare nella fascia di età compresa tra i 30 ed i 45 anni. Successivamente, grazie all’ausilio di interviste effettuate su un campione di 100 donne, è stato possibile analizzare le motivazioni che le portano a rivolgersi presso la struttura di riferimento.
I risultati ottenuti da queste interviste hanno evidenziato l’esigenza di conciliare una vita lavorativa e la vita familiare, la difficoltà di inserimento e/o reinserimento lavorativo a seguito della nascita di un figlio, la necessità di trovare un impiego in prossimità della propria abitazione, la necessità di trovare un impiego part-time (dettato da varie necessità legate alla cura di casa, dei figli, all’eventuale assistenza di un anziano), l’impossibilità presunta di poter essere ancora in grado di condurre una vita attiva ed impegnata e la sensazione di non essere più in grado di appartenere a contesti lavorativi e/o formativi.
Dunque, le responsabilità domestiche e/o familiari rappresentano spesso un ostacolo alla propria realizzazione lavorativa e, da qui, è nata l’idea di proporre un percorso personalizzato che possa far fronte alle specifiche esigenze emerse durante l’analisi dei risultati. In particolare, questo scenario ha giustificato la proposta di un percorso di Bilancio di Competenze in un’ottica di genere che, attraverso specifici percorsi e secondo un approccio di tipo biografico-progettuale, potesse andare incontro alle singole necessità attraverso l’elaborazione di percorsi individuali volti a favorire il processo di crescita personale e professionale in funzione dei propri desideri, delle proprie aspettative, dei propri bisogni e della propria specificità di genere.
In particolare è stato proposto un percorso in cui l’acquisizione di una maggiore consapevolezza di sé si coniughi con l’analisi delle effettive opportunità presenti nella realtà lavorativa. Lavorare infatti sul sé, sulle proprie motivazioni, interessi, sul “sentimento di efficacia personale” (Bandura, 1996), può favorire l’incontro tra i bisogni individuali e le esigenze del mercato del lavoro.
Nello specifico, tale percorso, della durata di circa due mesi, è stato pensato per 20 donne, disoccupate e/o inoccupate, di età compresa tra i 30 ed i 45 anni, con diploma di scuola media superiore. Questo è articolato in tre fasi principali, ognuna delle quali organizzata per attività svolte con cadenza settimanale:

  • Fase di Accoglienza: si articola in due tappe fondamentali: la prima, di carattere informativo, ha come fine quello di fornire una informazione chiara sul percorso per consentire l'accoglimento e favorire l'esplicitazione di motivazioni ed aspettative; la seconda ha come scopo quello di definire gli obiettivi specifici del percorso e porre le premesse per la definizione e la stipula del “contratto di bilancio”.
  • Fase di Investigazione: organizzata in tre tappe fondamentali, ha come obiettivi principali: di far emergere il passato personale e professionale dei soggetti coinvolti; identificare i bisogni, le motivazioni, le conoscenze e le capacità dei beneficiari; stilare una ipotesi di progetto da confrontare, in una successiva tappa, con le esigenze di mercato.
  • Fase di Sintesi: vuole porre in essere la definizione del progetto di sviluppo personale e professionale organizzato per obiettivi, risorse disponibili, fasi e tempi previsti.

 

A tale riguardo la proposta di un percorso di Bilancio delle Competenze nella prospettiva di genere è stato finalizzato alla predisposizione di programmi volti all'affermazione del genere attraverso la valorizzazione della differenza.
In effetti, proporre percorsi e/o progetti con attenzione al genere vuol dire mettere al centro delle politiche la persona con le sue specificità e, quindi, aiutare donne ed uomini nella costruzione/crescita di se stessi.
La presente proposta, quindi, ha voluto anche dimostrare come una “diversità” sia ancora una volta una caratteristica da valorizzare ed, in particolare, evidenzia anche come sia di fondamentale importanza mettere al centro di ogni percorso la persona e, quindi, nel nostro contesto, la donna e la sua specificità di genere.


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