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Durante la mia infanzia la pace era correre liberi per la strada di Favela di Maré
dietro una palla o un altro amichetto o giocando,
questo momento di serenità mi invita alla pace universale,
nonostante io sappia che il mondo era già pieno di guerre,
adesso la mia idea di pace non è così piena come prima
oggi è appena poter chiacchierare, sulla strada di casa, con i miei amici
senza correre il rischio che loro muoiano per un proiettile vagante
o dalla Guerra instauratasi tra il potere dello stato e il potere parallelo.
(Josenilde Maria dos Santos)
Di fronte alle realtà del XXI secolo in America Latina c’è da chiedersi se le teorie e le pratiche proposte da Paulo Freire, cinque decenni fa, siano ancora attuali.
Vorrei iniziare con una riflessione su un adulto che si sta educando perché questo ha un doppio valore simbolico, per ripensare alla proposta di Freire: da una parte, dimostra che in America Latina e, chiaramente, in Brasile, molti dei grandi temi che affollavano l’agenda di ricerca, docenza e lotta politica di Paulo Freire, devono ancora essere risolti e che i problemi, non solo non si sono risolti, ma si sono ingigantiti e complessificati in una maniera che, forse, nemmeno Freire poteva immaginarlo.
Durante una conversazione nella sua casa di San Paolo, agli inizi degli anni ’90, mi diceva con enorme tristezza che l’analfabetismo, contro il quale aveva lottato nella sua giovinezza, e nella sua maturità, ancora persisteva, nel Brasile delle sue nipoti, 40 anni dopo che Freire aveva iniziato le sue esperienze con le metodologie del tema generatore e della parola generatrice e la sua pratica pedagogico politica stessa.
D’altra parte il testo citato fu scritto da un’allieva del CESI, lo stesso istituto di formazione industriale, nel Pernambuco, il suo stato natale, nel quale Freire si è fatto le ossa come educatore popolare tra gli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta del secolo scorso, istituto nel quale divenne poi direttore dell’area educazione. Josenilde Maria dos Santos riassume, riflette e rappresenta simbolicamente il tipo di studente con il quale Paulo Freire stesso provò a intavolare un dialogo speranzoso, fu da questo “Gramsci” popolare che Freire imparò e al quale Freire provò a insegnare nei suoi primi passi da educatore popolare. Da questa esperienza nel CESI, dall’esperienza di Angicos, e dal suo continuo peregrinare, per il mondo intero, dopo il suo esilio dal Brasile, avvenuto nel 1964, che Freire elaborò i suoi grandi temi e sviluppò la sua pratica politico-pedagogica. Uno degli insegnamenti più duraturi di Freire è quello con il quale ci invitò a mettere in pratica un’epistemologia della curiosità che non sia in nessun modo ingenua e che rispetti la conoscenza e la cultura popolare.
Su questo Freire è sempre stato molto chiaro, affermando:
Non possiamo aspettarci risultati positivi da un’azione educativa che non rispetti la peculiare visione del mondo che ha il popolo e il cui programma si costituisca sotto forma di invasione culturale anche se posta in essere, con le migliori delle intenzioni, resta sempre un’invasione culturale. Sarà a partire dalla situazione presente, esistenziale, concreta che riflette l’insieme delle aspirazioni del popolo che potremo lavorare al contenuto programmatico dell’educazione. Ciò che è da fare è presentare al popolo la sua situazione esistenziale, concreta, come un problema che lo sfida e, al tempo stesso, richiede una risposta. Questa risposta, a sua volta, deve prevedere, non soltanto il livello intellettualema anche quello pragmatico.
Questo è il programma di lavoro iniziato da Freire negli anni cinquanta che ancora deve essere portato a compimento. Come è risaputo, Freire nasce il 19 settembre 1921, a Recife, capitale dello Stato di Pernambuco e capitale culturale del nord-est del Brasile. Studia da avvocato e dopo la laurea abbandona l’esercizio della professione per dedicarsi all’educazione. Dopo aver insegnato portoghese nelle scuole secondarie e privatamente, lavora al CESI, un servizio di formazione della manodopera, finanziato dall’Industria di Pernambuco, come direttore dell’alfabetizzazione tra il ’47 e il ‘54 e quindi come Sovrintendente fino al 1957. Le sue ricerche, nel campo dell’educazione degli adulti, basate soprattutto sulle esperienze di circoli culturali di Angicos, lo catapultano ad una fama che lo porteranno ad essere nominato dal Presidente Goulard direttore della Commissione di Cultura Popolare, sarà poi esiliato dal Brasile, dopo il colpo di stato del 1964, iniziando la sua peregrinazione per il mondo. Tornerà in Brasile soltanto nel 1980 e sarà professore universitario e fondatore del Partito dei Lavoratori, ricoprendo la carica di assessore dell’educazione nel Comune di San Paolo dal 1989 al 1992, nel primo governo conquistato dal Partito dei Lavoratori, in un’area urbana di grande importanza. La sua immagine di lottatore instancabile, contro l’arroganza del potere, specialmente contro il neoliberismo, che considerava il nuovo demonio dei nostri giorni, la lucidità del suo pensiero e la congruenza della sua Etica, continueranno ad essere degli standard di lotta e fonti intellettuali per ripensare la pedagogia e l’educazione, in America Latina.
Carlos Alberto Torres. Direttore e fondatore dell’Istituto Paulo Freire, San Paulo, istituto Paulo Freire, Argentina e Istituto Paulo Freire UCLA. Professore di scienze sociali ed educazione comparata presso la UCLA. Questo testo raccoglie frammenti delle introduzioni ai libri di Carlos Alberto Torres “La prassi educativa e l’azione culturale di Paulo Freire (Valencia, Istituto Paulo Freire, Denes editorial, edicions del CreC, 2005). “Lettura critica di Paulo Freire” (Valencia, Istituto Paulo Freire, Deines editorial, edicions del Crec, 2006).